Davis e Federation Cup a Ginevra, dal 2018 finali in campo neutro

Tennis

Stefano Olivari

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Il board dell'ITF ha stabilito che dall'anno prossimo le finali delle massime competizioni per squadra si giocheranno in sede unica e campo neutro: Ginevra, che ha battuto la concorrenza di Torino e di altre quattro città, le ospiterà fino al 2020. Un primo passo verso il Mondiale sognato dalla federazione internazionale

La Coppa Davis e la Federation Cup come le abbiamo conosciute fino ad oggi stanno per finire. Il board dell'ITF, cioè della federazione internazionale, durante la riunione di Francoforte ha infatti designato Ginevra come città ospitante delle finali sia maschili sia femminili, dal 2018 al 2020. Decisione che sarà ratificata a inizio agosto, durante l'assemblea annuale dell'ITF stessa.

Primo passo verso il Mondiale

Ginevra ha battuto la concorrenza di Torino, Miami, Istanbul, Copenhagen e Wuhan, e ospiterà quindi per tre anni le finali nel suo Palaexpo da 18.000 spettatori. Il punto è che la federazione internazionale ha fatto un primo passo concreto nella direzione di quella sorta di Mondiale calcistico da giocarsi in sede unica fra 8 o 16 squadre, magari nemmeno tutti gli anni. Di sicuro con questo blitz riguardante le finali cercherà di far digerire al pubblico il venire meno di un elemento base del fascino della Davis, cioé il tifo del pubblico della squadra ospitante e del poco di quella in trasferta: qualcosa di unico rispetto alla asetticità di quasi tutti i tornei del circuito.

Tifo trasversale

Il presidente dell'ITF, David Haggerty, ha spiegato che il cambiamento era necessario per sfruttare al massimo il potenziale di Davis e Fed Cup. Nostra traduzione: le sfide a squadre, sia nelle finali sia a maggior ragione nei turni precedenti, interessano quasi unicamente i tifosi delle due squadre in campo. Una situazione poco coerente con la realtà del tennis, dove il tifo è trasversale e dove comunque non ci si appassiona soltanto ai giocatori di casa. Concentrando tutto, questa l'idea dell'ITF in prospettiva, magari si riuscirebbe a creare un evento di interesse mondiale a prescindere dalle squadre coinvolte. Per il momento è un sogno e l'operazione Ginevra servirà giusto a tastare il terreno. Con possibilità, soprattutto per le donne, di allargare subito il discorso alle semifinali.

Il sogno Federer

È chiaro però che il principale problema è sempre la volontà dei giocatori, in particolare di quelli al top, di prendere parte a queste manifestazioni in cui guadagnano poco rispetto ai loro standard (e questo sarebbe il meno), non incassano punti ATP e WTA (sarebbero per loro settimane buttate via, in questo senso) e vengono buttati in un contesto a volte da gladiatori, molto diverso rispetto a quello spesso sonnacchioso a cui sono abituati. È probabile che la prima reazione degli appassionati di tennis, di solito nemici delle novità, sia negativa, ma l'idea di un vero Mondiale di tennis potrebbe creare quell'interesse trasversale e pop che spesso manca a questo sport: insomma, certi meccanismi di tifo calcistico uscirebbero dalla finestra per rientrare dalla porta principale. Tornando al futuro prossimo, il retropensiero è evidente: magari con questa finale a Ginevra ci potrebbero essere gli stimoli giusti perché Roger Federer torni alla Davis. Battezzare il nuovo corso con l'immagine del più grande di tutti i tempi sarebbe un bel colpo mediatico. 

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