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10 gennaio 2018

Tennis, altro che Fab Four: quando agli Australian Open passavano le meteore...

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Se dal 2006 a oggi sono solo quattro i diversi vincitori a Melbourne, tra il 1998 e il 2005 l'Australia era terra di conquista anche per giocatori fuori dagli schemi. Ecco chi sono e come hanno vinto...

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C'erano una volta i Fab Four, i magnifici quattro, capaci di prendersi 84 finali e 50 Slam dal 2003 ad oggi. C'è stato il tempo dei big-three, poi della coppia d'oro, basti pensare allo scorso anno, quando Nadal e Federer si sono divisi equamente i quattro Major, sfruttando anche gli infortuni di Djokovic e Murray. Gli Australian Open non fanno eccezione: dal 2006 ad oggi, sono solo quattro i vincitori dello Slam di Melbourne. Djokovic comanda con sei vittorie, seguito da Federer a cinque, con Nadal e Wawrinka a quota uno. Lo svizzero meno famoso è stato una delle mosche bianche ad inserirsi nella lotta agli Slam, vincendo in Australia nel 2014. Gli Open del Down Under hanno sempre ispirato una certa serialità, iscrivendo nell'albo d'oro il gotha del tennis mondiale: Roy Emerson, Rod Laver, Fred Perry, Pete Sampras, Andre Agassi, Ivan Lendl e Boris Becker, giusto per citarne qualcuno. C'è stato un momento storico, però, in cui a Melbourne più che le stelle comete, piombavano meteore. Senza citare i finalisti come Clement e Shuttler, tra il 1998 e il 2005, l'Australia ha regalato gioie inaspettate a protagonisti spesso in secondo piano nel circus. Ecco le loro storie. 

Petr Korda, dalle stelle alle stalle...

Quella del 1998 è un’edizione anomala degli Australian Open, in cui i big dell’epoca non ressero alle aspettative, con il solo Sampras tra i migliori otto fra le prime tre teste di serie. Pete venne eliminato ai quarti, mentre in semifinale giunsero, oltre a Korda, anche lo slovacco Kucera, il cileno Rios e il francese Escude. Vinse Petr in finale su Rios con un triplo 6-2, celebrando così il sogno di aggiudicarsi uno Slam pochi giorni dopo aver compiuto i 30 anni. Pochi mesi più tardi a Wimbledon, però, arrivò una squalifica per doping che di fatto chiuse la carriera del ceco, che passò in un attimo dalle stelle alle stalle. 

Kafelnikov, l'uomo ombra di Sampras

L'edizione seguente, quella del 1999, fu ancora più sorprendente. Nessuna fra le prime sei teste di serie arrivò ai quarti, con Rafter fuori al terzo turno, Corretja al secondo e Sampras che aveva dato forfait all'ultimo. Quando anche Agassi abdicò, si capì che si andava incontro a un'altra Cenerentola. Dopo aver fatto fuori Courier al terzo turno, Evgenij Kafelnikov trovò la strada spianata, eliminando Haas in semifinale e superando nell'atto conclusivo lo svedese Enqvist in quattro set. Dopo il trionfo al Roland Garros nel 1996, il russo trovò la sua seconda affermazione in uno Slam, punti più alti di una carriera che lo ha visto anche vincere l'oro olimpico a Sydney nel 2000. 

La passerella vincente di Johansson

Nel cambio generazionale, si inserì anche Thomas Johansson, che nel 2002 vinse gli Australian Open da testa di serie numero 16 del tabellone. Diaz, Hipfl, El Aynaoui, Voinea, Bjorkman, Novak e Safin: con l'eccezione di quest'ultimo, lo svedese può dire di aver vinto uno Slam contro avversari davvero di medio livello. Non a caso è quello il picco della sua carriera, che in seguito lo vedrà vincere ancora solamente in due occasioni, diventando tristemente famoso per quella pallina scagliata in allenamento da Ancic che gli provocò il distaccamento della retina e uno stop di parecchi mesi. 

Safin, l'uomo che battè Federer

Marat Safin raccolse in quel gennaio del 2005 un'infinitesima parte del suo talento. Già campione allo US Open, numero 1 del mondo ad appena 20 anni ma bad-boy e dimostrazione vivente del detto 'genio e sregolatezza', il russo fu protagonista di uno dei match più belli nella storia recente del tennis contro Roger Federer, che di quegli Australian Open era campione in carica. Il giovane Maestro dovette arrendersi in semifinale a Marat 9-7 al quinto dopo aver visto annullato un match point. In finale Safin fu più forte della spinta del pubblico di Melbourne, tutto per l'idolo di casa Lleyton Hewitt, vincendo il suo 15° e ultimo torneo in carriera. Il tutto ad appena 25 anni...

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