Roland Garros, i 10 più forti giocatori su terra

Tennis

Federico Principi

ZverevNadal

Le differenze tra le superfici sono diminuite, ma la terra mantiene le sue peculiarità. Una classifica dei giocatori più forti o che arrivano più in forma allo slam parigino

Fino al 1974 compreso, la terra battuta rappresentava un'eccezione nella stagione tennistica dei tornei del Grande Slam. Il Roland Garros era l'unico Major a non disputarsi sull'erba, ma con il successivo avvento dei cementi rapidi sia all'Australian Open che allo US Open, lo Slam parigino era comunque rimasto più distante dagli altri quanto a caratteristiche tecniche e fisiche richieste ai tennisti per essere competitivi.

Nonostante i successivi mutamenti del gioco, anche sulla terra, il power ranking dei tennisti stilabile per il Roland Garros rimane differente dagli altri Slam. Per compilare questa specie di griglia di partenza ho provato a tenere conto non solo dei risultati ottenuti nel 2018 nei tornei su terra battuta da Montecarlo - compreso - in poi, ma anche dell’esperienza accumulata nei match al meglio dei 5 set e anche dal fatto che la superficie di Parigi sarà più lenta di quelle di Roma e soprattutto Madrid. Ne sono venute fuori alcune esclusioni eccellenti di conseguenza, come quelle di Tsitsipas, Shapovalov, Dimitrov e soprattutto Goffin, che in questa lista poteva starci ma che ha offerto prove piuttosto discontinue e che ama di più una terra più veloce, oltre a Del Potro che nella sfida a Roma proprio contro Goffin ha riportato uno stiramento all’inguine.

10. Kyle Edmund

La terra è la superficie preferita di Kyle Edmund, e per questo ci si aspettava qualcosa di meglio, specie dopo il grande inizio di stagione in terra australiana culminato con la semifinale agli Australian Open. Il britannico ha mancato la vittoria in tornei 250 per lui abbordabili come Marrakech (dove ha perso in finale da Andujar) ed Estoril, ma ha comunque ottenuto vittorie prestigiose a Madrid contro Djokovic e Goffin e a Roma contro Pouille. La sconfitta contro Alexander Zverev agli ottavi al Foro Italico ha messo in mostra contemporaneamente i suoi punti di forza e le sue debolezze. Con il suo dritto estremamente carico ha preso più volte in mano lo scambio, come gli riesce più facilmente sulla terra battuta; ma al tempo stesso Edmund ha dimostrato, oltre che di dover ancora migliorare molto sugli spostamenti laterali, di avere delle lacune anche dal punto di vista tattico, cioè di rimanere troppo fedele al proprio piano a prescindere, senza adattamenti.

L'ATP intervista Edmund a proposito della sua ascesa. Un passaggio interessante è quando dice: «Durante i tornei sei pieno di tennis e non hai molto tempo. Vorresti riposarti e non fare nulla nel tempo libero, ma non è molto bello non fare nulla. Io cerco di fare delle cose per svagare la mia mente».

Edmund è atteso a Parigi dalle prime due partite contro due giocatori più adatti al veloce: il giovanissimo De Minaur, già sconfitto all'Estoril, e il vincente tra Pospisil e Fucsovics. La prova del nove dovrebbe arrivare al terzo turno contro Fabio Fognini: a quel punto potremo avere risposte più concrete sulla vera competitività dell'inglese sulla superficie in teoria a lui più favorevole.

9. Stan Wawrinka

Inserire Stan Wawrinka nella top 10 tra i favoriti del Roland Garros di quest'anno è meno scontato rispetto ad altre stagioni. Lo svizzero lo deve soprattutto all'esperienza passata di campione del torneo e alla sua naturale adattabilità alla terra battuta. Se dovessimo fare una classifica sul puro stato di forma mostrato dai giocatori in questa stagione su terra, Wawrinka sarebbe molto lontano dai primi 10: ha vinto una sola partita - contro Donaldson - a Ginevra e ne ha perse due, sempre a Ginevra contro Fucsovics e a Roma contro Steve Johnson.

Wawrinka viene da due stop molto lunghi, per problemi al ginocchio sinistro, e nelle tre partite giocate sulla terra nel 2018 ha mostrato una condizione atletica non all'altezza di quella degli scorsi anni, ma comunque migliore di quella mostrata agli ultimi Australian Open. In particolare la brillantezza con cui si è sbarazzato di Donaldson è un campanello d'allarme per tutti: già gli scorsi anni Wawrinka alternava buone e pessime prestazioni nei tornei 2 set su 3, per poi essere molto costante e crescere progressivamente di rendimento negli Slam.

Al primo turno a Parigi affronterà Guillermo Garcia-Lopez, un test impegnativo ma allo stesso tempo contro un giocatore che fa scambiare molto, un buon modo per giocare almeno 3 set veri in attesa di una partita forse ancora più difficile contro Khachanov al secondo turno. Ma anche il teorico terzo turno contro Pouille potrebbe essere abbordabile: se Wawrinka riuscirà a recuperare ritmo partita nelle prime eventuali tre partite, vincendole, il teorico ottavo di finale contro Sascha Zverev potrebbe rappresentare una bella trappola per il tedesco (e una bella partita per noi).

8. Fabio Fognini

Altrettanto discontinuo è stato il rendimento di Fabio Fognini, sconfitto malamente da Struff a Montecarlo, da Cecchinato a Monaco di Baviera e da Leonardo Mayer a Madrid. Il percorso nel suo torneo di casa a Roma, tuttavia, ha risollevato di colpo le sue chance per lo Slam parigino: Fognini ha battuto Thiem in 3 set e ha ceduto contro Nadal in altrettanti parziali, vincendo il primo. In entrambe le partite contro i due big Fognini ha mostrato la sua essenza: ha giocato in anticipo e in decontrazione per contrastare le terribili rotazioni in top spin sia dello spagnolo che dell'austriaco, ma allo stesso tempo questa sua scioltezza è figlia di una pigrizia che non sempre lo fa stare attivo con il movimento dei piedi e soprattutto crea dei momenti di vuoto nelle sue prestazioni.

Però quando è centrato riesce a impattare la palla come pochi altri al mondo, come in questo caso dove riesce magistralmente a "tenere giù" il dritto carico di Thiem e a giocare un vincente su un punto importante.

Queste pause mentali ci sono state praticamente in tutti i match di avvicinamento al Roland Garros. Ma forse è proprio nelle partite al meglio dei 5 set che Fognini può gestire meglio questa altalena emozionale, cedendo eventualmente un set senza compromettere il risultato finale. Guardando il tabellone Fognini ha una concreta possibilità di arrivare alla sua prima semifinale Slam. Esordire contro Pablo Andujar non sarà una passeggiata e il potenziale terzo turno contro Edmund sarà allo stesso tempo un match molto duro, ma forse alla pari, ma agli ottavi Fognini ha pescato teoricamente Cilic che sulla terra è l'avversario più abbordabile tra i big, mentre eventualmente ai quarti si ritroverebbe di fronte uno tra Isner, Berdych, Ramos-Viñolas o Del Potro, che però è reduce dallo stiramento inguinale e non ha confermato la sua presenza.

Fognini ha spesso dimostrato di fare fatica a reggere la pressione della responsabilità del favorito, con l'eccezione dei match di Coppa Davis sulla terra battuta. Con un tabellone così, che prevede un'eventuale elettrizzante semifinale contro Nadal, la tenuta di nervi di Fognini sarà messa alla prova forse come non mai.

7. Marin Cilic

Marin Cilic è forse la più grande sorpresa della stagione su terra 2018. Nonostante la superficie storicamente sfavorevole e la distrazione del matrimonio celebrato il 28 aprile, il croato ha dimostrato di aver forse raggiunto la sua piena maturità e l'espressione completa di quel suo potenziale che da tanti anni sembra va poter rimanere solo nell'ombra. La terra sembra anche la superficie perfetta per nascondere un suo difetto tecnico: rimanendo un po' aperto con il busto nell'esecuzione del dritto, e con un movimento elaborato, Cilic sui campi veloci fatica a chiudere velocemente la spalla destra per giocare il dritto in diagonale e perde la distanza dalla palla, mentre sulla terra il suo dritto incrociato è molto più solido perché ha tempo di completare il movimento.

La terra permette a Cilic di giocare con più facilità il dritto in diagonale e qui ne fa le spese Carreño Busta, con il break che decide il primo set della loro sfida nei quarti a Roma.

Cilic nei tornei di avvicinamento al Roland Garros ha prima ceduto soltanto al terzo set contro Nishikori a Montecarlo, dopo aver battuto un malconcio Verdasco, e poi a Roma è arrivato a giocarsela per pochi punti in una bellissima semifinale contro Sascha Zverev, dopo aver fatto a pezzi un avversario scomodo come Carreño Busta. Al Roland Garros molte delle sue speranze passano attraverso il probabile ottavo di finale contro uno tra Fognini ed Edmund: Cilic ha dichiarato di ambire a diventare numero 1 e per farlo dovrà raccogliere molti punti nello Slam in teoria meno congeniale, in vista delle stagioni su erba e cemento americano che dovrebbero esaltarlo. Con questa nuova consapevolezza tutto diventa possibile.

6. Borna Coric

Sui miglioramenti di Borna Coric, specialmente sul dritto grazie alla cura-Piatti, avevamo già parlato dopo il grande torneo da lui disputato a Indian Wells https://sport.sky.it/tennis/2018/03/20/come-e-andato-indian-wells-2018.html. Per caratteristiche Coric è il giocatore più simile al modello classico di terraiolo tra quelli nati dopo il 1995: possiede un dritto con una preparazione elaborata e che carica molto di traiettoria arrotata, ma recentemente Piatti ha migliorato la sua stabilità della parte superiore del corpo grazie soprattutto all'uso della mano destra. Anche con il rovescio Coric tende di più a portare molto indietro la racchetta in fase di preparazione e a spingere la palla con una violenta rotazione del busto, piuttosto che ad andarle incontro con un'apertura più breve.

Coric tuttavia viene da stagioni deludenti e questo ha compromesso i suoi sorteggi, che non gli hanno permesso di arrivare testa di serie neanche al Roland Garros. Ha perso contro Djokovic al secondo turno a Montecarlo una partita dove si è mangiato la possibilità di servire per chiudere il primo set, ha poi ceduto agli ottavi a Madrid contro Thiem sprecando un vantaggio di 6-2 5-4 con il servizio per chiudere il match. A Roma si è fermato contro Tsitsipas per un problema non grave al collo, ma queste contingenze gli hanno creato un tabellone difficile anche al Roland Garros: Coric avrà subito Kohlschreiber al primo turno e avrà probabilmente Schwartzman al terzo, ma per il livello mostrato finora sulla terra parte favorito contro entrambi. L'eventuale quarto turno potrebbe essere perfino più agevole, contro Anderson, Cuevas o Feliciano Lopez, ma l'obiettivo per Coric sarà raggiungere i quarti contro Nadal per giocare un match a viso aperto, dove consolidare la sua posizione di potenziale top 10, soprattutto su questa superficie.

5. Kei Nishikori

Nishikori è stato forse il giocatore più fragile degli ultimi anni dal punto di vista fisico (forse addirittura il più fragile di sempre). L'anno scorso il giapponese è stato persino più sfortunato del solito: «Ho provato un dolore mai avvertito prima», ha detto, «sembrava che il polso stesse per staccarsi». Quest'anno ha ripreso a giocare in due Challenger, a Newport Beach e a Dallas, per poi fermarsi nuovamente a Indian Wells e apparire nuovamente in cattive condizioni a Miami. Ma nonostante si tocchi ancora frequentemente il polso destro, Nishikori ha raggiunto la finale a Montecarlo dove ha perso soltanto contro il gigante Nadal e da lì le sue prospettive sono cambiate.

In semifinale a Montecarlo contro Zverev, Nishikori ha voluto giocare molto spesso sulla diagonale del rovescio, nonostante sia la migliore anche per il tedesco (i due stavano giocando rispettivamente l'85% di rovescio Zverev e il 65% Nishikori). Qui Zverev gioca una palla corta vincente ma per uscire dalla pressione di Nishikori nello scambio.

Nishikori si è ritirato nuovamente durante il match a Barcellona contro Garcia-Lopez, ma successivamente ha mostrato una grande forma perdendo soltanto contro versioni tirate a lucido di Djokovic sia a Madrid che a Roma. La sua brillantezza, tuttavia, gli ha consentito nei quarti a Roma contro il serbo di colpire ben 2 palle su 3 (65%) in fase ascendente, cioè in anticipo, mentre Djokovic riusciva a farlo solo su una palla su 2 (51%), nonostante anche lui sia un mago dell'anticipo. Per questo e altri motivi, Nishikori al Roland Garros è nettamente favorito dalla sua parte di tabellone per arrivare agli ottavi (gli avversari più scomodi potrebbero essere Paire al secondo turno e Simon al terzo), dove a quel punto incontrerà uno tra l'astro nascente Tsitsipas (decisamente adatto alla terra battuta) o più probabilmente Thiem, giocandosi le sue chance quasi alla pari. Le occasioni per dare un senso di maggiore compiutezza alla sua carriera stanno arrivando e a quasi 29 anni è bene sfruttarle fino in fondo.

4. Dominic Thiem

La stagione di Thiem sul rosso non è stata all'altezza di quella del 2017, dove l'austriaco si era issato al platonico titolo di numero 2 della terra battuta. Quest'anno Thiem ha perso contro Nadal solo a Montecarlo, ma ha ceduto contro Tsitsipas a Barcellona, contro Fognini a Roma e contro uno Zverev a cui, va detto, a Madrid era impossibile togliere il servizio. Ma già contro Rublëv a Montecarlo l'austriaco aveva mostrato poca lucidità e continuità, giocando solo back dalla parte del rovescio perché non riusciva a centrare il campo con il rovescio in top, e ha rischiato di perdere anche contro Coric a Madrid e al momento rischia di farlo anche contro Garcia-Lopez a Lione, con la partita sospesa sul punteggio di due tie-break a testa.

Fino a prova contraria, tuttavia, Thiem è l'unico giocatore che ha battuto Nadal in questo suo nuovo biennio di imbattibilità sulla terra. Contro lo spagnolo a Madrid ha giocato un match chirurgico con il dritto, sia carico in diagonale che di conclusione in lungolinea o a sventaglio. Quello che preoccupa di Thiem, semmai, non è la tenuta fisica sulla lunga distanza ma la lucidità mentale nel caricare sempre la palla sbracciando da una posizione così lontana dal campo. E a Parigi dovrà centrarsi presto perché ha un tabellone difficile: affronterà con ogni probabilità Tsitsipas al secondo turno, Nishikori agli ottavi e uno tra Wawrinka o Zverev ai quarti di finale. La strada per confermare la semifinale è molto dura, ma Nadal è dall'altra parte del tabellone: Thiem non vorrà giustamente porsi limiti fino alla finale, almeno per provare a ritornare stabilmente il numero 2 sulla terra o, perché no, battere nuovamente il numero 1.

3. Alexander Zverev

In molti hanno sottolineato come la posizione di numero 3 del ranking ottenuta lo scorso anno da Zverev non fosse molto veritiera. Il tedesco, tuttavia, quest'anno l’ha certificata con una continuità  che dovrebbe finalmente permettergli di superare la barriera degli ottavi in uno Slam, raggiunti soltanto lo scorso anno a Wimbledon. Sembra difficile che a Parigi possa perdere da Lajovic al secondo turno, più complicato invece l'eventuale scontro con Wawrinka agli ottavi (se avrà recuperato condizione psico-fisica), per mettere alla prova per la prima volta il tedesco come favorito in un match importante contro un campione vero, ma sarebbe duro anche l'eventuale derby tra giovanissimi contro Khachanov che sulla terra carica benissimo il suo dritto pesante.

Zverev ha sfruttato tutti i recenti cambiamenti dei paradigmi del gioco su terra battuta per consacrarla ormai definitivamente come superficie preferita. Sul terreno più lento il tedesco riesce a completare i movimenti abbastanza lenti e ampi di entrambi i fondamentali, ma al tempo stesso il suo servizio pesante e armonico gli ha consentito di tenere 65 turni di battuta consecutivi tra Madrid e Roma. Contro Nadal in finale a Roma, Zverev ha iniziato a cedere dopo la pausa per pioggia anche per la diminuzione di prime in campo, ma il tedesco ha messo in difficoltà lo spagnolo quando è riuscito a decontrarre ancora di più i movimenti, riuscendo a guadagnare campo progressivamente partendo dalla sua solita posizione arretrata. Zverev forse, insieme a Djokovic, è l'unico che può battere realmente Nadal a Parigi, visto che lo spagnolo da sempre soffre i grandi battitori. Mantenere quella costanza al servizio e con quella spinta nei match al meglio dei 5 set sulla terra, tuttavia, sarà impresa molto ardua o forse impossibile.

Contro Struff a Montecarlo (ma è una tendenza generale) Zverev colpisce tantissime palle da una posizione molto arretrata quando risponde, mentre quando serve può mettere subito in difficoltà l'avversario e colpisce più spesso dentro al campo che da oltre 2 metri dietro la riga di fondo. Ma contro Nadal è riuscito a guadagnare campo anche alla risposta e sta forse lì la possibilità di giocarsi delle chance per vincere il torneo.

2. Novak Djokovic

Inserire Novak Djokovic in prima fila nella griglia di partenza virtuale del Roland Garros non significa che il serbo sia il giocatore che, dopo Nadal, ha mostrato il migliore stato di forma sulla terra battuta, anzi. La posizione di Djokovic rispecchia però il fatto che  le sue possibilità di battere proprio Nadal, che è l'unico punto di riferimento essendo per distacco il grande favorito. Il serbo rispetto all'anno scorso viene da risultati più o meno simili sulla terra, e pessimi invece sul cemento americano, ma con la condizione mentale favorevole della risalita e in uno stato atletico in impressionante miglioramento nelle ultime partite a Roma. Il dolore al gomito è scomparso e il servizio è diventato più fluido, così come i recuperi in allungo sul dritto che Djokovic ancora un po' soffre ma sui quali è migliorato anche in virtù di spiccati progressi in elasticità e in allungo. Il serbo, nella semifinale contro Nadal a Roma, ha giocato una partita monumentale al rovescio come ai vecchi tempi, mentre lo spagnolo ha piazzato lo strappo decisivo quando ha ritrovato proprio il dritto lungolinea, senza il quale avrebbe avuto molti più problemi a venire a capo della sfida.

In questo punto Djokovic chiude lo scambio con un grande rovescio anticipato vincente. Nel punto successivo viene mostrata la contromisura di Nadal: nonostante anche lì Djokovic riesca a incontrare molto bene il dritto carico dello spagnolo giocando un bel rovescio profondo, Nadal ne esce con un impressionante dritto lungolinea, il colpo chiave nei suoi match contro Djokovic.

Djokovic è inserito in tabellone dalla parte opposta di Nadal, alimentando suggestioni su una possibile finale tra di loro, che sarebbe la terza a Parigi e l'ottava negli Slam. Per arrivarci dovrà battere Ferrer al secondo turno, Bautista Agut al terzo, Verdasco o un abbordabile Dimitrov negli ottavi, Carreño Busta, Goffin o un malconcio Kyrgios ai quarti di finale, prima di giocarsi la semifinale contro Zverev, Thiem o meno probabilmente Wawrinka o Tsitsipas. Il percorso non è semplice ma con la sua esperienza, la sua determinazione e la qualità mostrate nelle fasi finali a Roma (a differenza dell'atteggiamento dimesso della finale contro Zverev dell'anno scorso), Djokovic sembra avere tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo, nonostante alcuni inevitabili passaggi a vuoto tipici di chi ha perso molto ritmo partita.

1. Rafael Nadal

È piuttosto superfluo soffermarsi a lungo sul vero grande favorito per vincere il suo undicesimo titolo al Roland Garros. Anche il tabellone ha tolto dalla sua parte tutti gli avversari più pericolosi - Thiem, Zverev e Djokovic, appunto - che Nadal incontrerebbe solo in finale. L'insidia più grande potrebbe essere rappresentata eventualmente da Fognini in semifinale e dalle sue grandi capacità di timing, ma sarà veramente troppo dura per l'italiano mantenere una elevata continuità di gioco per un tempo molto più lungo rispetto a Roma e alle sue precedenti due vittorie contro Nadal sulla terra nel 2015, a Barcellona e Rio de Janeiro.

Le condizioni di gioco saranno forse più simili ai primi due tornei dominati da Nadal, a Montecarlo e Barcellona, piuttosto che ai terreni più rapidi di Roma e soprattutto Madrid dove lo spagnolo ha fatto più fatica. Avere più tempo e spazio potrebbe esaltare gli incessanti miglioramenti di Nadal nei colpi lungolinea con entrambi i fondamentali, dove lo spagnolo è parso meno preciso soprattutto a Madrid per via delle condizioni veloci, rendendolo più insicuro. Avere dei lungolinea solidi consente a Nadal di vincere soprattutto gli scambi brevi, visto che nelle statistiche non è per nulla così dominante come in passato nei punti sopra a 9 colpi, soprattutto contro i rovesci bimani e in generale con chi riesce ad anticipare bene il suo top spin.

I dritti giocati da Nadal nel primo set della finale di Montecarlo contro Nishikori. Li distribuisce abbastanza equamente perché teme le capacità del rovescio bimane in anticipo del giapponese. A fine partita Nadal perderà 10-6 gli scambi sopra a 9 colpi, ma verrà a capo abbastanza facilmente del match soprattutto per le sue accelerazioni lungolinea sia di dritto che di rovescio.

Battere Nadal sulla terra al meglio dei 5 set, inoltre, richiede una sfida mentale impossibile da paragonare con qualsiasi altro avversario nella storia del tennis. Serve tanta costanza ma allo stesso tempo anche quella necessaria dose di incoscienza che permette di sciogliere il corpo e di giocare fluido, in anticipo, prendendo rischi inimmaginabili ma con la possibilità di entrare in quella trance agonistica che Nadal, soprattutto per la sua lentezza tra un punto e l'altro, tende a spezzare in ogni modo. Per batterlo occorre il servizio di Zverev, il dritto carico di Thiem, il rovescio in anticipo di Djokovic, la sfrontatezza di Fognini: il problema per i suoi avversari è che, appunto, nessuno può disporre di tutte queste caratteristiche contemporaneamente.

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