Djokovic: "Mi rivedo in Sinner, non mi pento di averlo aiutato. È un campione"
l'intervistaIl tennista serbo si racconta a 'Il Corriere della Sera': "Io come Messi? Magari. A 39 anni vorrei giocare anch’io solo 90 minuti". E su Sinner: "Jannik, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione, l'ha sempre avuta. E' una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente"
In fondo non sono poi così diversi, anzi. Intervistato dal 'Corriere della Sera', Novak Djokovic non nasconde di rivedersi in Jannik Sinner. "I punti di contatto non mancano, pur essendo ogni essere umano unico e speciale. Entrambi veniamo dalle montagne, lui dell'Alto Adige e io della Serbia. Avevamo scelto lo sci come sport, abbiamo lasciato casa a 13 anni, siamo stati costretti a diventare uomini in fretta, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Non c'è alcun dubbio che lo sci ci abbia dato l'elasticità, i movimenti, la capacità di scivolare su ogni superficie: la flessibilità delle caviglie origina dalla neve tanto quanto l'equilibrio e la coordinazione tra arti superiori e inferiori. E non sto a entrare in dettagli più tecnici sul tipo di tennis che io e Jannik giochiamo: le similitudini abbondano anche lì. Quindi, per risponderle in breve: sì, mi rivedo in Sinner".
"Jannik, come me, non si accontenta mai"
Nel tennista italiano, in particolare, rivede la sua stessa "dedizione, costante e totale, al tennis". "Jannik, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione, l'ha sempre avuta. E' una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. E, mi creda, non c'è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam". Al di là del tennis, è l'aspetto del carattere che più mi avvicina a Sinner - sottolinea il serbo - Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale. Ogni tanto mi dicono: Nole, sei come Leo Messi... Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti". E tornando indietro, darebbe a Piatti prima e Cahill dopo, i suoi consigli per far migliorare Sinner: "Perché no? In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, non importa quale posta ci fosse in palio. Questo sono io".