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15 maggio 2019

Mourinho: "United? Ora hanno capito l’impresa del 2° posto. Impossibile che alleni il PSG"

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Il portoghese ha rilasciato una lunga intervista, dove ha toccato i temi più svariati: “Il secondo posto con lo United è stata una delle mie più grandi imprese, ma lo stanno capendo solo ora. Se fossi rimasto al Porto o all’Inter avrei vinto più di Guardiola”

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Un futuro ancora incerto, un passato fatto di successi e dissapori. José Mourinho ha sempre tanto da raccontare e punti di vista che aprono prospettive critiche particolari. Ed è stato così anche nella lunga intervista che ha rilasciato a L’Equipe, che gli ha subito chiesto delle sue frequenti visite a Lille: “Ho degli amici lì, quindi ci vado facilmente. Lo faccio anche per scoprire un calcio che non conosco bene. È un buon esempio di cosa sto cercando nelle altre squadre: questa empatia nella struttura della società. Spesso quando ci sono diverse figure è difficile dire quali sono le prerogative di ciascuno, invece lì è tutto ben definito”. Nel calcio francese, il club dominante è senza dubbio il Paris Saint-Germain: “È un club di spessore mondiale, con giocatori di questo livello. Non ha ancora vinto in Europa, e questo è molt importante: è la stessa cosa che dico per gli allenatori, si possono avere grandi qualità ma se poi non vinci in Europa è come se ti mancasse sempre qualcosa. Il PSG sta attraversando questa fase, è leader del calcio francese ma è dietro ai top club europei. L'eliminazione per mano dello United? Non voglio parlarne. Conosco le mie ragioni ma non faccio sempre le mie analisi pubblicamente. Del Manchester non mi va di parlare e credo non ce ne sia nemmeno bisogno perché il tempo ha dato le sue spiegazioni. Io al PSG? Impossibile, non si può allenare un club che ha già un allenatore. Devo parlare con una squadra dove la porta è aperta”.

La separazione dallo United

Il portoghese è tornato anche sulla sua ultima esperienza, sulla panchina dei Red Devils. “Conosco il Manchester United, so che è un club con una storia incredibile. Con certe ambizioni che sono giuste per il passato che ha ma non con il potenziale che ha oggi a disposizione. L'ho detto 9-10 mesi fa, dopo aver vinto otto campionati: finire secondo con lo United sarebbe potuta essere la mia più grande impresa. La gente lo sta capendo ora. Il tempo ha parlato e i problemi non sono stati ancora risolti. Potete immaginare che siano i giocatori, l'organizzazione, l'ambizione: io dico solo che non posso dire di sì se mi chiedete se Pogba sia stato l'unico responsabile” ha detto Mourinho.

Vista sulla Champions

“La sorpresa di questa Champions è stata l'Ajax, ma quando li ho visti giocare contro Real e Juve ho pensato che non fosse difficile batterli. Hanno fatto prestazioni incredibili con una mentalità giovane e aperta, ma in Champions ci vuole qualità strategica. Puoi avere anche una squadra fenomenale, ma arriva il momento della strategia che lancia la squadra, quella dell'allenatore” ha proseguito lo Special One. In finale si sfideranno Liverpool e Tottenham: “Ammiro il lavoro di Klopp e Pochettino, entrambi meritano di conquistare qualcosa di grande e non c'è niente di più grande della Champions. Ma uno dovrà uscire sconfitto, Jurgen disputerà la sua terza finale e non immagino la sensazione che potrebbe esserci in lui se perdesse anche questa”. Ultima domanda, la più tosta: Guardiola ha vinto il 26° titolo, superando proprio Mourinho. “Non mi dispiace, perché non mi considero con 25 titoli. Quando ho vinto la Champions con Porto e Inter, se fossi rimasto, la stagione seguente avrei giocato Supercoppa Europea, Mondiale per club, Supercoppa nazionale e sarei potuto arrivare a 31 titoli. Penso di non essere così focalizzato sulle cifre...”.

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