Roma-Barcellona: il sogno può continuare. Le emozioni di una notte indimenticabile

Champions League

Massimo Corcione

Una partita che i tifosi della Roma non dimenticheranno. Una notte straordinaria all'Olimpico che segna l'ennesima rinascita del calcio italiano. Le imprese, che riuscivano solo alla Juve, adesso hanno anche un'altra protagonista, una squadra che è pronta ad andare fino in fondo

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Dzeko, De Rossi, Manolas: e chi se li scorderà più questi nomi? Eroi di una notte senza uguali. Ci sono serate che neppure se le definisci indimenticabili riesci a rendere l’idea di quanto ti hanno segnato la vita. Da tifoso, o anche solo da appassionato di calcio: ieri, per una volta, ci siamo sentiti tutti romanisti, tutti magicamente coinvolti nell’impresa che nessuno alla vigilia avrebbe mai pronosticato. Rimontare tre gol al Barcellona, senza mai concedere una possibilità in novanta minuti, è un’ipotesi che non rientra nella logica di un pensiero ordinario.

Ma di ordinario la notte di martedì 10 aprile 2018 non ha avuto nulla, assolutamente nulla. Annotate questa data: è il giorno dell’ennesima rifondazione del calcio italiano in Europa. Finora le imprese riuscivano solo alla Juventus, le altre parevano rassegnate a subire, sempre. La Roma erano trentaquattro anni che non arrivava così in alto in Champions, intere generazioni hanno vissuto di ricordi affidati a racconti sempre più sfumati. Florenzi non era ancora nato, De Rossi aveva un anno, anche per questo non avrebbero mai abbandonato il campo. Sensazioni e sentimenti che valevano fino a ieri: queste sono immagini ad altissima definizione, frames che ti scendono nell’anima, anche se sei stato solo spettatore, come è accaduto a Totti. Eusebio Di Francesco, il più razionale degli allenatori, invece in panchina sembrava un ossesso: aveva cominciato predicando calma, ha finito confessando la sua follia. "Io sono un pazzo": così ha spiegato la sua scelta di cambiare faccia e schemi nella prova più importante della sua carriera. Ha sparigliato, nonostante tutto e tutti.

Nonostante dall’altra parte ci fosse Leo Messi, una pulce che pare un gigante. Per fermarlo ha pensato ogni contromisura possibile, solo sulle punizioni non avrebbe potuto nulla. Ma lì ci ha pensato la forza del pensiero concentrato di chi stava in tribuna a soffrire (e a godere) come non accadeva da troppo tempo: quei colpi sono stati seguiti con la partecipazione emotiva di solito riservata ai rigori. Il bersaglio non è stato neppure sfiorato, ma ogni volta lo stadio intero ha trattenuto il respiro, fino a scaricare la tensione in applausi che hanno dato il giusto senso di liberazione. Ecco quale potenza è capace di produrre uno stadio esaurito: che cosa sarebbe successo l’anno scorso se l’Olimpico non fosse stato desolatamente spopolato in settori che sprigionano energia vitale quando sono così frequentati?

Quello che anche per il più irriducibile degli ultras era solo un sogno inconfessabile ha cominciato a materializzarsi grazie a un predestinato: Edin Dzeko, a gennaio, aveva lanciato un messaggio d’amore alla Roma; il gol rifilato al Barcellona ha confermato l’attrazione fatale. E chi li ferma più, ora? La linea l’ha dettata proprio lo stratega Di Francesco: "Perché dovremmo accontentarci? Questa città troppo spesso s’è accontentata, Ora basta". L’importante è non svegliarsi, e il sogno può continuare.

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