Quando Gattuso incontra gli inglesi: il bilancio tra risse, rivincite e gol

Europa League

Vanni Spinella

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SKY SPORT PER UPDAY. Dai duelli con Zola, Cristiano Ronaldo e Gerrard (sul campo) a quello con Joe Jordan: ecco come è andata quando il Gattuso giocatore ha affrontato i club inglesi. E indovinate a chi ha segnato il suo unico gol in Nazionale?

L’ultima immagine di Gennaro Gattuso che ha a che fare con gli inglesi ci riporta inevitabilmente alle zampe di Ringhio strette attorno al collo di Joe Jordan. Era un Milan-Tottenham del 15 febbraio 2011 (il giorno dopo San Valentino, altro che innamorati), andata degli ottavi di Champions: i rossoneri escono da San Siro sconfitti da un gol di Crouch e a bordo-ring “scatta l’ignoranza”, per usare le parole dello stesso Gattuso, amareggiato per il black-out mentale. È l’ultima volta in cui ha fronteggiato un club inglese, dato che al ritorno (0-0 a Londra e Milan eliminato) non giocherà per squalifica, così come non vedrà il campo nemmeno nella stagione successiva, quando l’ottavo di Champions riserva al Milan l’Arsenal, stesso avversario appena pescato dall’urna dell’Europa League.

Le due anime di Gattuso: sopra il Ringhio furioso, sotto il rassicurante ambasciatore della sua terra sul suolo inglese

Il suo bilancio personale, da giocatore, contro i club inglesi parla di 4 vittorie, 6 pareggi (con “asterisco”, come vedremo) e 3 sconfitte. Con l’Arsenal in particolare due precedenti: un pari e una sconfitta per Rino.

E poi Chelsea, Tottenham, Manchester United (ben 4 volte), Liverpool (due volte, e sempre in finale): le big della Premier, Gattuso, le ha affrontate praticamente tutte. La saga di Rino contro gli inglesi inizia nel settembre 1999, alla sua prima stagione in maglia rossonera. Nel girone di Champions il Milan di Zaccheroni trova il Chelsea allenato da Vialli, quello con in campo gli “italiani” Zola, Desailly e Deschamps. Doppio pari all’andata (0-0 a Londra) e al ritorno (1-1 a San Siro), Gattuso ringhia per 180 minuti, sguinzagliato da Zac che confida nella sua esperienza di calcio “all’inglese” maturata nel Glasgow Rangers per mordere le caviglie ai Blues. Il Chelsea vincerà il girone, mentre i rossoneri, imbattuti nel doppio confronto con la prima della classe, chiuderanno ultimi.

Nella stagione seguente l’urna regala al Milan il Leeds, nel girone di Champions: Gattuso si perde la gara d’andata (19 settembre 2000) ed è un bene per Dida, autore del paperone che regala la vittoria agli inglesi, perché Rino se lo sarebbe sbranato. Al ritorno (8 novembre), l’1-1 di San Siro (stavolta con Gattuso in campo 90’) manda Milan e Leeds a braccetto alla seconda fase a gironi; per la prima vittoria contro gli inglesi, però, Gattuso deve ancora pazientare.

Devono passare addirittura 5 anni, ma la soddisfazione sarà enorme: agli ottavi di Champions il Milan di Ancelotti se la vede con il Manchester United di Rooney, Cristiano Ronaldo, Giggs e Van Nistelrooy tutti insieme in campo. I rossoneri, in assetto “albero di Natale”, non sono certo da meno: Gattuso corre per due permettendo a Pirlo di ragionare, Crespo finalizza sia all’andata che al ritorno. Doppio 1-0 che dà fiducia al Milan, adesso certo di potersela giocare con le più grandi d’Europa.  

Nella finale del 25 maggio 2005, contro il Liverpool, Gattuso conosce però la più cocente delusione della sua carriera, con il 3-0 che diventa 3-3 dopo l’intervallo: suo il fallo da rigore su Gerrard che permette a Xabi Alonso di pareggiare e portare la partita ai supplementari prima e allo show di Dudek dopo. Per le statistiche, ma solo per quelle, si tratta di un pareggio (ecco il perché di quell’asterisco, che pesa come un macigno), per Gattuso è una sconfitta talmente dura da mandare giù che, per la prima volta, pensa seriamente di lasciare il Milan.

Nella sua autobiografia, Steven Gerrard entra durissimo su Gattuso: «Sembra aggressivo, ma fa paura quanto un "kitten", un gattino. La gente lo ritiene uno valido, ma non so bene perché. Per me è tutto bocca. Non l'ho mai visto fare una giocata decisiva, gioca per il pubblico dei tifosi: teatrale, emotivo»

Ancelotti gli promette che ci sarà l’occasione per rifarsi, lui dà ascolto al maestro e nel 2007 vive da protagonista due partite magiche per qualsiasi tifoso rossonero. Tra semifinali e finale di Champions il Milan fa indigestione di calcio inglese, ma ne esce con la pancia piena di soddisfazioni: prima il Manchester United (sconfitta per 3-2 ribaltata con il 3-0 del ritorno firmato super-Kakà), poi la rivincita ad Atene contro il Liverpool di Benitez, con il 2-1 targato Inzaghi. Contro i Red Devils il bilancio personale di Gattuso sale a 3-1, con i Reds invece pareggia i conti, 1-1 e una Champions a testa.

Finalmente anche l’Arsenal, nel 2008: anche se per il Milan e per Gattuso ci sarà poco da festeggiare: 0-0 all’andata, 2-0 Gunners a San Siro, rossoneri fuori agli ottavi e in campionato non va meglio, con il quinto posto finale che vale l’accesso alla Coppa Uefa. Qui, nella fase a gruppi, c’è il Portsmouth allenato da Tony Adams (subentrato a Redknapp), quello dell’ex interista Kanu e di Crouch (ancora lui, a segno nella finale di Atene), di Papa Bouba Diop e “Calamity” James tra i pali: sotto una pioggia battente per lottatori veri, Gattuso gioca poco più di un’ora, perché quando gli inglesi vanno in vantaggio Ancelotti lo sostituisce con Seedorf. Alla fine il Milan, sotto 2-0, la raddrizza solo nei minuti finali, con le reti di Ronaldinho e Inzaghi.

A fine anno sulla panchina rossonera approda Leonardo: non un rapporto idilliaco quello tra il brasiliano e Ringhio, che nel “4-2-fantasia” trova meno spazio, sedendosi in panchina per tutti i 180’ della doppia sfida con il Manchester United, agli ottavi di Champions: inglesi vittoriosi 3-2 a Milano e 4-0 all’Old Trafford, dove l’undici iperoffensivo schierato da Leo per tentare la rimonta affonda.

Esattamente un anno dopo, eccoci alla famosa scena di Milan-Tottenham, andata degli ottavi di Champions: la decide Crouch (che affronta i rossoneri con la terza maglia diversa) finalizzando un contropiede “all’italiana” del velocissimo Lennon. Il gioco “all’inglese”, invece, lo fa il Milan, con un tackle a piedi uniti di Flamini che manda su tutte le furie gli Spurs. Volano gli insulti e Rino, con la fascia di capitano al braccio, comprende benissimo quelli dello scozzese Joe Jordan, l’ex-Squalo rossonero in panchina come vice di Redknapp. Reagisce mettendogli una mano al collo, colpendolo con una testata e cercando ripetutamente lo scontro, prima di essere trascinato via dai compagni: il sincero pentimento del giorno dopo non gli eviterà la maxi squalifica (5 giornate, 4 per la folle reazione e una perché ammonito e già diffidato) e al ritorno il Milan senza Gattuso non va oltre lo 0-0 a White Hart Lane.

L’Inghilterra, però, è riuscita anche a tirare fuori il meglio di Gattuso: con la maglia della Nazionale, due amichevoli contro gli inglesi e due vittorie, di cui la prima, il 15 novembre 2000, decisa proprio da un suo gol, l’unico segnato da Ringhio in tutta la sua carriera Azzurra. Bomber a sorpresa con un gran destro da fuori area che David James non vede nemmeno e che in pochi avrebbero immaginato potesse far parte del repertorio di un mordicaviglie di professione. Mai fidarsi delle apparenze, anche nel calcio.

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