Lazio, attenta a Jovic: il talento dell'Eintracht che dormiva in macchina prima di giocare

Europa League

Ha esordito con la Stella Rossa a 16 anni battendo il record di Stankovic, ha superato un'annata difficile al Benfica e adesso è il capocannoniere dell'Eintracht Francoforte (che questa sera affronterà la Lazio), con 15 gol in 19 partite. La storia di Luka Jovic, il bomber serbo che dormiva in macchina tra una partita e l'altra

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EINTRACHT-LAZIO 4-1: SUPER GOL DI JOVIC

Luka Jovic ha 21 anni, è la nuova stella dell’Eintracht e ha un soprannome che non ama: “Il piccolo Falcao” Lo chiamano così fin dai tempi della Stella Rossa, quando divenne il più giovane marcatore del club a 16 anni e 5 mesi, battendo il record di Dejan Stankovic (uno che conosciamo bene). Era il 28 maggio del 2014, una data “tatuata” su tutti i suoi scarpini: “Mi mancano le parole per descrivere quel sentimento, così me lo sono scritto”. Adrenalina pura, alta tensione. Luka non riesce a dirlo quindi immaginate voi.

Jovic, stella dell'Eintracht che dormiva in macchina

“Piccolo Falcao” perché ha sempre segnato molto, una dote di cui è consapevole fin dai tempi delle giovanili, quando suo padre Milan si faceva 200 chiometri per portarlo agli allenamenti. Ogni tanto hanno anche dormito in auto: “Ho rovinato i sedili posteriori, mi portavo due cuscini da casa e Luka stava lì, ma ne è valsa la pena”. Gol a raffica, Jovic conferma: “Dio mi ha dato questo senso del gol, l’ho sempre avuto”. Tutto vero, 15 reti in 19 partite stagionali, una storica cinquina contro il Dusseldorf e un pallonetto a Silvio Proto nel match contro la Lazio, nella vittoria per 4-1 nella gara d'andata in Europa League.

Jovic nella storia della Stella Rossa

Gol di tacco e oro della Serbia

Quel soprannome continua a non piacergli però: “All’inizio ero molto orgoglioso di questo, ma poi mi ha fatto ferito. Non sono stato bene”. Uno stress: “Tutti si aspettavano almeno tre gol a partita, sono un altro giocatore”. Ora non si direbbe pero, media stellare sia in campionato che in Europa League, dove ha segnato 5 gol diventando il capocannoniere della competizione (insieme a Dabour del Salisburgo). L’Eintracht è in vetta al proprio girone, 15 punti in 5 partite, già qualificato ai sedicesimi. Tutte vittorie, tanti occhi addosso: Liverpool e Barcellona hanno sondato il terreno, la Serbia l’ha portato ai Mondiali di Russia (nel 2014 arrivò terzo agli europei U19 giocando sotto età). Attaccante mobile, veloce, può fare anche l'esterno, grandi guizzi e gol da applausi: l'anno scorso ha mandato l'Eintracht in finale di Coppa con un colpo di tacco alla Mancini. Chapeau.  

Due anni difficili a Lisbona

Jovic è la star di una squadra che gira e gioca bene, quinta in campionato, stella di Hutter forgiata da Kovac, oggi allenatore del Bayern. Un mentore: “Avevo bisogno di un allenatore come lui, mi ha svegliato!”. Una scossa. Perché prima dell’Eintracht c’è stato il Benfica, Lisbona, il Da Luz. Un’esperienza difficile che Luka tiene presente: “Ero da solo, senza i miei genitori, senza la mia ragazza. Quando ho lasciato la Stella Rossa ho pianto per tre giorni”. Una stagione nella squadra B, Jovic arriva a febbraio del 2016 ma non gioca mai, Rui Vitoria non lo vede e lo manda in campo soltanto 4 volte. Troppo poche. 

Il pallonetto di Jovic alla Lazio

Il sogno di papà diventato realtà

Nell’estate del 2017 sbarca in Bundesliga grazie a un prestito biennale, la vera svolta della sua carriera: “Ho corso più in un mese a Francoforte che in un anno a Lisbona”. Primo anno niente male: segna 9 reti, sforna 4 assist e vince anche la Coppa di Germania in finale contro il Bayern, il primo trofeo del club dopo 30 anni di nulla. Merito di Kovac e di quel "senso del gol donato da Dio", quello per cui papà Milan si faceva 200 chilometri di strada per portarlo agli allenamenti. “Sarò sempre lo stesso, l'uomo che aveva 20 "dinari" in tasca ma credeva nel grande talento di suo figlio”. Era da solo, ora ci credono in tanti.

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