Higuita-Milla e quel dribbling di troppo: 30 anni fa l'incrocio tra due icone del calcio

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Vanni Spinella

Ottavi di finale a Italia '90: Colombia e Camerun vanno ai supplementari dopo 90' di noia e la partita si accende, complice un tentativo del portiere noto per lo "scorpione" di dribblare l'esperto Milla. Ne verrà fuori una "papera" storica

Provate a nominare René Higuita senza pronunciare la parola “scorpione” nella stessa frase. Se i portieri sono notoriamente pazzerelli, lui ha alzato decisamente l’asticella della follia, e quel colpo da brividi – la parata fatta respingendo il pallone con i piedi dopo essersi lanciati a terra con le mani – lo accompagnerà per sempre così come Ronaldo era sinonimo di doppio passo, Totti di cucchiaio e Quaresma di trivela. Nella sua matta carriera tra i pali c’è però anche un’altra istantanea che l’ha consegnato suo malgrado alla storia. E in quella foto compare sempre assieme a un’altra icona del calcio, quel Roger Milla che prima dei Weah, dei Drogba o degli Eto’o era il simbolo di un intero continente, lui invece sinonimo di gol e di calcio africano.

Milla e Higuita

La foto compie 30 anni proprio oggi ed è una di quelle cartoline che anche chi ancora non c’era ha stampata chiara nella mente. Roger Milla è quello che scappa, in fuga per la vittoria dalla trequarti con davanti a sé una prateria e la porta vuota. René Higuita è l’altro, quello che rincorre, quello che la porta l’ha lasciata vuota confidando sulla sua capacità di palleggio in un’epoca in cui ai portieri si chiedeva di usare solo le mani e lui, forse proprio per questo, faceva il contrario. Milla con la sua schiena dritta e la falcata sicura, una rapida occhiata alle sue spalle per assicurarsi di aver guadagnato un buon margine e poi l’appoggio in rete. Higuita con la corsa affannosa verso i suoi pali, retromarcia disperata che si chiude con un tentativo di intervento in scivolata da dietro che, non andando a buon fine, lo rende ancora più goffo.

Pazza Colombia, storico Camerun

È il 23 giugno del 1990 e, al Mondiale delle Notti Magiche, Colombia e Camerun hanno superato i rispettivi gironi e si incontrano al San Paolo di Napoli agli ottavi di finale. La Colombia è squadra pazza come il suo portiere, impossibile fare pronostici quando scende in campo: ruota attorno al carisma e alle giocate di Higuita e Valderrama, che oltre al parrucchiere condividono amicizie pericolose e incredibili storie da raccontare ai nipotini. Ha superato il girone battendo l’impalpabile nazionale degli Emirati Arabi Uniti, ha perso 1-0 con l’altrettanto pazza Jugoslavia, ha costretto al pareggio (1-1) i futuri campioni della Germania Ovest. Il Camerun invece è già entrato nella storia battendo all’esordio l’altra futura finalista, l’Argentina di Maradona, grazie al volo di Oman-Biyik, con Milla – convinto a partecipare al Mondiale nonostante avesse già dato l’addio alla nazionale: per la cronaca, parteciperà anche a quello dopo, a 42 anni – protagonista nella partita successiva, con la doppietta alla Romania nel 2-1 che di fatto qualifica i Leoni Indomabili, rendendo inutile la gara con l’Unione Sovietica (persa 4-0).
 

Se Higuita vuole impostare...

Quel 23 giugno, dopo 90’ noiosi di 0-0, è ancora Milla ad accendere la scintilla: 1-0 al minuto 106 ed esultanza alla bandierina ballando la makossa. Passano 3’ e Higuita, probabilmente nel tentativo di rendersi utile, decide di alzare il baricentro della squadra andando a impostare sulla trequarti, palleggiando con i compagni come un difensore aggiunto. Un difensore che però non ha un portiere alle spalle. Accade così che, sul pressing di Milla, Higuita incappa nell’errore che non puoi permetterti, cercando il dribbling. Il leone africano ha già capito tutto e gli basta una zampata per sfilargli il pallone e volare verso i quarti, prima nazionale africana a raggiungere lo storico traguardo. Il vecchio e lo scorpione, la foto è scattata.
 

Papere e scorpioni

Dallo scorpione alla papera, non sembrerà, ma il passo è breve. Perché sono entrambe figure mitologiche calcistiche figlie di un attimo di follia, di un piccolo blackout della mente, che lascia il timone all’istinto. Certo, a Higuita nessuno avrà mai il coraggio di rinfacciare la “papera”, complici anche le amicizie cui si accennava sopra, per cui continuiamo a ricordarlo nell'eroica posa con le zampe in aria sopra alla testa. Ma state certi che sul muro di casa Milla quella foto c'è ancora.

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