Mondiali ogni due anni, le linee guida del progetto della Fifa. Ma la strada è lunga

il progetto

Michele Mastrogiacomo

©Getty

La federazione internazionale è intenzionata a portare avanti il progetto per far disputare il Mondiale ogni due stagioni e dunque rivoluzionare i calendari delle Nazionali. La strada per arrivare alla definizione è lunga e tortuosa e dovrà passare da trattative e compromessi con tutti i soggetti coinvolti, ma alcune linee guida sono state già tracciate: vediamo quali sono e quali vantaggi, sempre secondo la Fifa, porterebbero al calcio mondiale

La strada da percorrere sarà lunga e forse anche in salita, ma a quanto pare la Fifa non ha alcun timore. La linea di partenza è un’idea che assomiglia tanto a un’esigenza, quella dell’arrivo, o per meglio dire “il traguardo”, una rivoluzione che inevitabilmente si propone di stravolgere il calcio mondiale: disputare i campionati Mondiali ogni due anni. E per farlo, o meglio per supportare l’idea della quale ora si dovrà discutere con tutti i soggetti coinvolti, le diverse federazioni internazionali, così distanti tra loro per identità, dimensioni e interessi, la Fifa si è affidata alla visione dell’ex allenatore dell’Arsenal degli “Invicibili”, quell’Arsene Wenger che dal 13 novembre del 2019 ricopre il ruolo di responsabile dello sviluppo mondiale del calcio e che nei giorni scorsi era uscito allo scoperto gettando il primo sasso nel già agitato lago della geopolitica calcistica, fornendo supporto ideologico all’originale proposta dalla federazione calcistica dell’Arabia Saudita avanzata durante il 71esimo congresso FIFA dello scorso 21 maggio. 

L'opposizione della Uefa e il parere dei tifosi

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Un progetto, quello del Mondiale a cadenza biennale, complesso e dalla difficile soluzione, che pone diversi dubbi e interrogativi relativi alla formulazione dei vari calendari nazionali e internazionali e che, persino nel suo attuale stato puramente teorico, ha già trovato la ferma opposizione della Uefa, preoccupata dal ridimensionamento che potrebbero avere tutte le competizioni sotto la propria egida, e più in generale del complesso rapporto con i club, alle prese con calendari già intasati. Per questo, come dicevamo, la strada sarà ancora lunga e difficilmente la Fifa potra’ fare azioni di forza. Ma per iniziarla nel migliore dei modi, in attesa di un confronto più specifico su argomenti dettagliati con tutte le parti in causa e confortata da un sondaggio effettuato su un campione di tifosi (l’appoggio della gente sarà necessario, ricordando cosa è successo con la SuperLeague) che per il 55% si è detto favorevole a non disputare un Mondiale ogni 4 anni, la Fifa ha provato a spiegare quali sono i principi di base che hanno convinto Wenger ad andare avanti nel progetto e quali potrebbero essere i benefici per sistema calcio, giocatori e tifosi.

Calendari armonizzati e una sola finestra per le Nazionali

Prima di tutto, sempre secondo le riflessioni di Wenger, giocare il Mondiale ogni due anni consentirebbe di razionalizzare e armonizzare il calendario internazionale, costringendo di fatto a giocare tutte le altre manifestazioni continentali (Europei, Copa America ecc) negli anni dispari, quelli in cui non ci sarebbe per l’appunto il Mondiale, diversamente da quanto accade oggi dove ogni manifestazione segue un percorso proprio (Europei e coppa d’Oceania ogni 4 anni negli anni pari, Coppa d’Asia ogni 4 anni in quelli dispari, Coppa d’Africa ogni 2 negli anni dispari, Copa America ogni tre, ma a volte anche ogni due). A quel punto, con una competizione per Nazionali in ogni estate (anni pari i Mondiali, anni dispari le coppe continentali), lo spazio per le qualificazioni alle medesime si ridurrebbe di molto - durante ogni singola stagione calcistica si dovrebbe completare un ciclo di qualificazioni, al contrario dei due anni che si hanno ora a disposizione - e questo darebbe luogo alla modifica forse più significativa della struttura dei calendari per le Nazionali: far giocare le qualificazioni in una o al massimo due finestre stagionali, al contrario delle 5 presenti attualmente, concentrando gli incontri in 4-5 settimane con conseguente e rivoluzionare riforma della struttura delle qualificazioni.

Meno giorni con le Nazionali, meno viaggi per i giocatori, riposo garantito

Questo aspetto, uno dei punti di forza della tesi sostenuta dalla Fifa, garantirebbe ai giocatori, contrariamente a quanto sottolineato dalla Uefa che paventava effetti negativi sulla loro salute fisica e mentale, dei benefici in termini di un minor numero di viaggi da dover sostenere e di chilometri da percorrere in giro per il mondo (soprattutto per quanto riguarda i sudamericani che giocano in Europa), consentendo inoltre alle squadre di club di poter disporre per un periodo continuato di 6-7 mesi dei propri calciatori, che sarebbero impegnati per solo 30 giorni, al contrario dei 45 attuali, con le proprie Nazionali. La proposta avanzata dalla Fifa sarebbe quella di far disputare le qualificazioni alla manifestazione estiva (Mondiali, Europei o Copa America che siano) ogni mese di ottobre (sfruttando eventualmente anche una parte di marzo) in una sorta di mini-torneo al termine del quale avere il quadro definitivo delle partecipanti alla fase finale che si giocherebbe poi tra il giugno e il luglio di ogni anno, al termine del quale i calciatori avrebbero un periodo minimo di riposo garantito. Difficile però non considerare, come la stessa Uefa ha invece fatto, quanto peserebbero sui giocatori manifestazioni ad alta intensità ogni estate, senza soste.

Meno partite, ma di maggior appeal

Oltre all’intervallo di tempo durante il quale si dovrebbero giocare le qualificazioni, per quanto riguarda quelle relative al Mondiale, che dal 2026 si disputerà col nuovo formato a 48 squadre, la Fifa vorrebbe cambiare anche il formato, omologando tra i vari continenti il numero di partite necessarie a qualificarsi (in Asia ce ne vogliono attualmente tra le 20 e le 24, in Europa tra le 8 e le 12, in Sud America tra le 18 e le 20), diminuendo il numero delle partite necessarie per accedere alla fase finale (massimo 7, anche perché si avrà molto meno tempo a disposizione) e soprattutto rimuovendo, come già succede nella Nations League (a proposito: che fine farà?), quegli incontri tra Nazionali di livello molto differente tra loro, dal risultato spesso scontato e dal poco appeal generale, e consentendo come conseguenza anche a paesi meno attrezzati e meno sviluppati di poter accedere al sogno di disputare una vetrina così importante come quella di un campionato Mondiale, che, sempre a detta della Fifa (altra contestazione della Uefa e dei critici) raddoppiando di cadenza non perderebbe di fascino. In sostanza, dunque: Mondiali ogni due anni, gruppi di qualificazione agli stessi composti da poche squadre (4?), tutte di livello simile tra loro, che si sfidano in partite avvincenti distribuite in una finestra temporale di un mese e che qualificheranno anche Nazionali che i Mondiali non sono abituati a giocarli, dando loro la possibilità di crescere.

E ora consultazioni e trattative

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Dopo il sondaggio ai tifosi, che ha dato alla Fifa - almeno stando a quanto affermato - delle fondamenta concrete sulle quali poter iniziare a pianificare il proprio progetto, ora arriverà la fase più complicata, quella nella quale prima si andrà a caccia di un ulteriore supporto all’iniziativa (già diversi ex campioni sono stati coinvolti nella comunicazione positiva dello stesso) attraverso consultazioni con le diverse parti interessate - si parte il 30 settembre con i rappresentati dei calciatori - e poi si dovrà discutere concretamente delle modifiche ipotizzate insieme a alle singole confederazioni, in un clima che come detto sembra già infuocato. L’obiettivo è quello di presentare un report generale entro novembre e di poi di convocare un global summit a dicembre, che possa portare a una definitiva soluzione finale che metta d’accordo tutti. Ammesso che l’accordo si riesca a trovare sul serio. Come dicevamo la strada sembra lunga e perigliosa, non resta che aspettare di vedere dove ci condurrà.

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