Omar Artan, l'arbitro somalo respinto dagli Usa: un caso di omonimia? Cosa sappiamo
il casoContinua a far discutere il caso dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, respinto dalle autorità USA durante i controlli al suo arrivo per arbitrare al Mondiale. Secondo quanto riporta il New York Times si potrebbe trattare di un clamoroso caso di omonimia dell’arbitro con un membro di un’organizzazione terroristica. Intanto Artan è tornato a Mogadiscio accolto da eroe
Avvolto nella bandiera somala e acclamato da centinaia di persone. Omar Abdulkadir Artan, l’arbitro somalo a cui è stato negato l’ingresso negli USA per dirigere le partite del Mondiale, è stato accolto da eroe al suo rientro a Mogadiscio. "Sarò presente ai prossimi Mondiali e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia - ha dichiarato ai giornalisti presenti -. Nonostante quello che mi è successo, non mi lascio scoraggiare". Nel frattempo, un funzionario del Dipartimento di Stato americano parlando con i media francesi avrebbe dichiarato che l'arbitro era "legato a presunti membri di organizzazioni terroristiche" e che dunque "il viaggiatore non era idoneo all'ingresso negli Stati Uniti". Ma cosa è successo?
Il visto negato all’arrivo: la ricostruzione
Classe 1992, miglior arbitro africano nel 2025 e primo somalo designato per la fase finale, Artan non prenderà parte al torneo dopo che gli Stati Uniti gli hanno negato l'ingresso nel Paese. Al suo atterraggio sabato 6 giugno a Miami, l'arbitro si è visto rifiutare il visto ed è stato costretto a tornare a Istanbul dopo essere stato respinto, fino al rientro mercoledì 10 giugno a Mogadiscio. Spiegando la decisione, un portavoce della US Customs and Border Protection ha spiegato che Artan è stato sottoposto a "ulteriori controlli" mentre gli agenti stavano valutando se consentirgli di entrare negli Stati Uniti. Successivamente è stato aggiunto: "A seguito di un controllo, il viaggiatore, arbitro dei Mondiali Fifa, è stato ritenuto inammissibile a causa di problemi di verifica e gli è stato negato l'ingresso". La Somalia è uno dei diversi Paesi inclusi nella lista di divieto di viaggio introdotta dall'amministrazione Trump.
Omar Artan: "Tutti i documenti in regola, volevo solo realizzare il mio sogno"
"Sono molto, molto deluso", ha dichiarato l'arbitro Omar Artan al New York Times. "Sono semplicemente un arbitro che cercava di realizzare il suo sogno, il sogno più grande della mia vita: partecipare ai Mondiali. Avevo tutti i documenti in regola. Avevo il visto giusto, penso che abbiano un problema con il mio Paese". Come riportato dal quotidiano statunitense, il colloquio con l'ufficio immigrazione è durato 11 ore con l'arbitro che ha raccontato di essere stato in una cella di detenzione separata dove è stato trattenuto per diverse ore prima di essere imbarcato su un volo di ritorno per Istanbul. Artan ha aggiunto di aver mostrato anche la documentazione della FIFA e le fotografie della sua carriera di oltre un decennio come arbitro professionista. I funzionari di frontiera hanno anche controllato il materiale online che descrive in dettaglio la carriera. Sempre secondo quanto riportato dal NY Times, La US Customs and Border Protection ha affermato in una dichiarazione che le decisioni vengono prese caso per caso e non ha fornito dettagli sul motivo per cui al signor Artan era stato negato l'ingresso: "Il viaggiatore è stato sottoposto a un'ispezione aggiuntiva, una parte di routine del processo di ispezione della dogana e della protezione delle frontiere quando gli agenti devono verificare le informazioni o determinare l'ammissibilità", si legge nella nota. "A seguito dell'ispezione, il viaggiatore, un arbitro della Coppa del Mondo FIFA, è stato dichiarato inammissibile a causa di problemi di controllo e gli è stato negato l'ingresso."
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Un clamoroso caso di omonimia? L’ipotesi del New York Times
Secondo una ricerca fatta dal quotidiano newyorkes sul sito web dell’elenco delle sanzioni dell’Ufficio statunitense per il controllo dei beni esteri il nome del signor Artan sarebbe simile a quello di un uomo identificato come legato al gruppo terroristico somalo Al Shabab e sul quale il governo degli Stati Uniti aveva imposto sanzioni. Questa somiglianza avrebbe molto probabilmente suscitato ulteriori domande da parte dei funzionari di frontiera sui potenziali legami con Al Shabab, secondo Melissa Chavin, un avvocato specializzato in immigrazione con sede a Londra specializzato nell'assistere i clienti che cercano di andare negli Stati Uniti, sentita dal giornale americano. Artan ha però ribadito al Times che i funzionari di frontiera gli avevano chiesto ripetutamente se avesse mai incontrato qualcuno del gruppo militante. Ha detto di aver risposto che non sapeva nulla di Al Shabab e che era semplicemente un arbitro di calcio che si occupava dei fatti suoi.
La posizione della Fifa
Sulla vicenda è intervenuto un portavoce della Fifa che, come scrive Sky Sports, ha commentato così il caso: "La Fifa conferma che l'arbitro Omar Abdulkadir Artan non potrà allenarsi e arbitrare ai Mondiali dopo che gli è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti. La Fifa non è coinvolta nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che la situazione di Artan non subirà modifiche al momento. In linea con le precedenti edizioni dei Mondiali, è il Governo ospitante a decidere in ultima istanza chi riceve il visto e chi viene ammesso nel Paese". Un rappresentante del Governo somalo, il consigliere del Ministero dello Sport Ciise Aden Abshir, ha dichiarato all'AFP: "Omar è tra gli arbitri più rispettati in Africa e merita il sostegno dell'intera comunità calcistica. Negargli l'ingresso e impedirgli di arbitrare non solo danneggia la sua persona, ma mina anche l'impegno del calcio per l'equità, il merito e lo spirito del fair play".
