Petit e l'insolito consiglio di Wenger: "Vi racconto di quando mi disse di ubriacarmi per locali"

Premier League
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L'era Wenger sta per volgere al termine, e un suo doppio ex - tra Monaco e Arsenal - come Petit rivela al Sun alcuni curiosi aneddoti. "Nel 1989 ero sconvolto per la perdita di mio fratello, Arséne mi consigliò di divertirmi e provare a superare il dolore". I due vinsero insieme il double nel 1998 in Inghilterra: "Ho solo una parola per definirlo: rispetto"

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Contro l’Huddersfield l’era di Arséne Wenger sarà ufficialmente finita. Dopo 22 stagioni, oltre mille e duecento partite e una sola fede: l’Arsenal. Tanti i campioni e i fedelissimi che lo hanno accompagnato nelle sue vittorie: tra questi c’è anche Emmanuel Petit, che ha voluto ricordare il suo storico allenatore ai tempi di Monaco e Gunners sulle pagine del Sun, con un aneddoto estremamente curioso. L’anno era il 1989, poco dopo il suo esordio in Francia in prima squadra voluto proprio dal connazionale che poi avrebbe scritto la storia in Inghilterra. Petit aveva appena perso il fratello Olivier, collassato in campo durante una partita coi dilettanti dell’Arques. Un lutto profondo, e un dolore quasi insuperabile per Petit, tanto da pensare di indurlo a chiudere per sempre col mondo del calcio. Fu proprio lì che si inserì però Arséne Wenger, con le sue doti umane ancora prima che di allenatore. “Sapeva di dover lavorare prima sulla persona, e solo dopo sul calciatore - dice proprio Petit - iniziai a conoscerlo come tecnico, ma ben presto diventò mio amico. Ricordo ancora il mio esordio nel Monaco, giocai come centrale di difesa, la partita finì 0-0 e io ricevetti molti complimenti dalla stampa. Il giorno dopo Wenger disse che voleva parlarmi - prosegue Petit al Sun - pensavo si trattasse della partita, ma lui ne accennò soltanto per un paio di minuti, perché quello che volle fare quel giorno fu concentrarsi sulla persona e non sul calciatore”

Il consiglio che non ti aspetti

Il dolore per Petit era intenso, e inevitabilmente il tutto si rifletteva su ogni aspetto della sua vita. “Wenger mi disse: ‘Ogni mattina ti vedo, e non sei felice. Hai sempre le cuffie sulle orecchie, ascolti musica, non parli con nessuno. Hai un grande e luminoso futuro davanti a te, ma devi essere felice per migliorare come giocatore’. Dunque - prosegue ancora Petit - mi chiese della mia giornata tipo, e gli gli raccontai della mia routine tra colazione, allenamento, pranzo, casa, cena e letto”. La risposta di Wenger? Negativa: “Questo è il problema, mi disse. Hai 18 anni, devi vivere la tua vita. Bevi qualcosa, vai in bar e locali, divertiti, ogni giornata può essere bellissima”. Stupore, e tanta ammirazione quella provata da Petit il giorno di quel bizzarro consiglio, che mai ti aspetteresti da chi pretende il meglio anche dal punto di vista fisico dai suoi giocatori. Anche oggi Petit non ha dubbi: “Non ho mai incontrato nessuno come lui nel mondo del calcio”.

“Una sola parola per definire Wenger: rispetto”

Furono due e mezzo le milioni di sterline investite dall’Arsenal per portare Petit in Inghilterra, prelevandolo proprio dal Monaco e così da riunire la coppia francese nel 1997. E proprio ora che l’avventura di Wenger sta per volgere al termine ecco un nuovo omaggio al francese: “Prima che arrivasse lui si parlava del solito Arsenal noioso, di un gioco palla lunga e tutta corsa. Wenger portò tecnica, movimenti e gioco palla a terra”. Sempre però con grande attenzione all’aspetto umano dei suoi calciatori, giura Petit: “Il giorno di una trasferta a Birmingham venne a parlarmi durante il viaggio in treno, ero molto silenzioso, e mi chiese quali fossero i miei problemi. Gli parlai della mia seconda moglie, incinta, e che non voleva tenere il bambino”. La risposta di Wenger? Sorprendente, di nuovo: “Mi disse che appena saremmo arrivati a destinazione avrebbe fatto prenotare un volo per me per Parigi. Mi disse: ‘risolvi i tuoi problemi, e dopo torna qui’. Gli chiesi quanto tempo avessi a disposizione, e il francese di Strasburgo fu ancora illuminante: ‘Prendi tutto il tempo necessario, ma quando tornerai significa che i tuoi problemi saranno risolti, e potrai concentrarti al cento per cento solo sul calcio’ ”. Ancora illuminante, ancora di grande umanità. Petit fu rapito da quelle parole e da quella persona: “Quando un allenatore ti parla così allora sai che per lui potresti anche scalare una montagna. Ho solo una parola per definire Wenger: rispetto”. E i due, insieme, vinsero il double Premier League più FA Cup nel 1998.

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