Watford, la rabbia di Gray: "Non protestiamo solo per Floyd, siamo discriminati ovunque"

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L'attaccante del Watford alza la voce: "Il problema va ben oltre gli Stati Uniti: siamo costretti a convivere con una forma di razzismo sistematica e globale". Gray se ne rende conto ogni volta che lo fermano per strada: "Nero, con una bella macchina: per la gente posso essere solo un calciatore, un rapper o un narcotrafficante"

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Per i diritti civili, contro ogni forma di discriminazione razziale. Si moltiplicano i gesti di solidarietà e protesta nel mondo dello sport, a dieci giorni dall'assassinio di George Floyd. L'ultimo esempio arriva da Watford, nord ovest di Londra, dove l'attaccante degli Hornets Andre Gray ha sottolineato in una lunga intervista al The Guardian che "la maggior parte delle persone non ha capito il motivo per cui scendiamo in piazza e protestiamo". Il classe '91, oltre ad aver segnato 16 gol nelle ultime tre stagioni con la maglia del Watford, è anche un appassionato studente di storia afroamericana (con tanto di tatuaggi sulla schiena, da Muhammad Ali a Malcolm X e Martin Luther King). "Non è solo questione di George Floyd e della brutalità della sua uccisione negli Stati Uniti. Il problema è anche quello che succede in Inghilterra e nel resto del mondo. Penso che qui siamo fortunati a non avere forze dell'ordine armate per le strade perché la nostra comunità soffre ancora di tanti stereotipi".

"Frustrante che il mondo abbia aperto gli occhi solo adesso"

Anche da professionista di Premier League, Gray ha dovuto affrontare tante situazioni spiacevoli. "Non saprei nemmeno contarle", racconta l'attaccante. "Bloccato all'ingresso di un locale, seguito dalla security in un negozio. E poi per la strada. Sono nero e ho una bella macchina: per questo, in un paese come l'Inghilterra, non posso che essere fra tre categorie di persone. Un calciatore, un rapper o un narcotrafficante. Questi sono i fatti". Andre ne ha avuto conferma ovunque, per tutta la sua carriera: "In viaggio a New York ho potuto constatare la crescente segregazione della comunità afroamericana man mano che le fermate della metro si allontanavano dal centro verso il Bronx e Brooklyn. Ma anche in Europa e nel Regno Unito, la Brexit la dice lunga: quanto la gente sia contraria all'immigrazione, all'integrazione. Si tratta di forme di razzismo sistematico e ben radicate in tutto il mondo. Non lo scopriamo adesso, e per me è frustrante che se ne parli solo ora. Questa storia si perpetua da 400 anni, la morte di George Floyd non è arrivata per caso. E' il risultato di comportamenti ormai istituzionalizzati".

I tatuaggi di Gray dedicati a personaggi che hanno lottato per i diritti civili

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