Juventus-Napoli, l'editoriale di Massimo Corcione: "Ci aspetta un mese di esaltante sofferenza"

Serie A

Massimo Corcione

L’ipotesi del settimo scudetto consecutivo da assegnare alla Juve potrebbe essersi improvvisamente allontanata nel giorno della prima partita casalinga all’Allianz Stadium in cui la squadra di casa non ha indirizzato neppure un tiro verso la porta avversaria. E adesso la favorita per la vittoria del titolo potrebbe essere diventata la seconda in classifica, nonostante resti comunque da rimontare un punto in quattro giornate

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Una partita per rinominare la storia. Dopo Juventus-Napoli molte certezze sono uscite scosse, è stato rimesso in discussione anche l’intero campionato italiano e la sua soluzione finale più probabile, almeno fino al pomeriggio di domenica: l’ipotesi del settimo scudetto consecutivo da assegnare alla Juve potrebbe essersi improvvisamente allontanata nel giorno della prima partita casalinga all’Allianz Stadium in cui la squadra di casa non ha indirizzato neppure un tiro verso la porta avversaria. Non era mai successo, e il particolare qualifica ancora di più il senso dell’impresa compiuta dal Napoli.

Sempre in questi 90 minuti di potenziale rivoluzione ha cominciato a lentamente definirsi una probabilità prima assolutamente marginale: la favorita per la vittoria del titolo potrebbe essere diventata la seconda in classifica, nonostante resti comunque da rimontare un punto in quattro giornate. Portavoce di questa teoria, non ipotizzabile prima del colpo realizzato dai giocatori napoletani a Torino, se ne è fatto Beppe Bergomi: “Sessanta per cento Napoli, quaranta Juventus”, ha sentenziato a Sky Calcio Club, ma la tesi va ribadita di domenica in domenica, fino all’ultima giornata.

Sabato la Juve giocherà a San Siro, Allegri l’ha definita l’appuntamento decisivo, ma lo saranno tutti, come pure l’altra trasferta, a Roma contro i magnifici di Champions. Juventus e Napoli saranno costretti a vincere sempre, sperano che sia l’altra a fermarsi. Un mese di esaltante sofferenza, come quella vissuta allo stadio e nelle case di milioni di italiani in una domenica dominata dalla passione. Di fronte la tifoseria più numerosa e quella più visceralmente legata alla propria squadra: quanto abbiano contato finora è addirittura facile pesarlo. Ieri ha vinto Napoli, una volta tanto.

Sarri ha più volte tirato in ballo la folla napoletana, ricordando che cosa ha significato quella marcia verso Capodichino di sabato pomeriggio: un calore straordinario che moltiplica le forze, come era già accaduto al San Paolo otto giorni fa quando la rimonta sul Chievo era stata alimentata proprio dal tifo. Il successo di Torino era stato costruito in quei minuti che avevano lanciato una settimana fantastica, chiusa con la notte passata a Capodichino per accogliere gli eroi di un’impresa che non si realizzava da nove anni. Ma le distanze tra il Napoli di Mazzarri (l’ultimo a vincere in casa della Juve) e questo Napoli forgiato da Sarri non sono colmabili con iniezioni di ricordo: qui si vive nella dimensione pura del sogno, dove bellezza e vittoria finalmente si coniugano insieme.

Ora chiamatela pure zona Koulibaly, nessuno come lui ha interpretato il salto di qualità fatto in questi ultimi anni, quel volo spiccato per colpire il pallone calciato da Callejon è l’immagine simbolo di un progetto che va delineandosi. Perché si realizzi completamente, è indispensabile la resa juventina. Un punto, un solo punto, che cambia la prospettiva. Occorre crederci, ma non basta.

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