Federico Chiesa si racconta a I Signori della Serie A

Serie A

Sabato 27 ottobre, alle 23.30 su Sky Sport Uno (primo passaggio alle 20.30 su Sky Sport 251), appuntamento con “I Signori della Serie A”, il programma dedicato ai personaggi emergenti del nostro campionato. Protagonista della prima puntata, il talento della Fiorentina Federico Chiesa, che in un’intervista ha ripercorso le tappe della sua giovane carriera

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Federico Chiesa è il protagonista della prima puntata de "I Signori della Serie A", programma dedicato ai calciatori emergenti del nostro campionato. Il giovane viola ha ripercorso le tappe della sua giovane carriera in una ricca intervista. Eccone alcuni estratti.

Sul rapporto con il padre Enrico

Sono legatissimo a mio padre perché ci tiene tanto. Tiene soprattutto al mio comportamento in campo, la parte tecnica la lascia all’allenatore e anche a me, perché io devo imparare dai miei errori. Però sul comportamento quante volte mi ha ripreso. L’educazione dei miei genitori è stata fondamentale. La stessa cosa mia padre e mio padre la stanno facendo adesso con il mio fratellino che gioca alla Fiorentina, nei giovanissimi nazionali under 15 e quindi lo sto vedendo anche su di lui, di tenere sempre i piedi per terra, essere umili e lavorare tanto.

Le somiglianze con lui?

È pura genetica penso. È proprio una caratteristica di mio padre quella di buttarsi giù, di ingobbirsi un po’, l’ho presa da lui. Come giocatori, siamo completamente diversi. Io sono un giocatore di fascia, un esterno. Ho iniziato con Sousa con il 3-5-2, le mie prime partite in Serie A le ho fatte da 5° di destra. Quindi ho avuto un percorso diverso per arrivare in Serie A. Lui è una seconda punta. Tecnica, velocità, tiro in porta. Un giocatore completo. Ho guardato i suoi video e sono rimasto a bocca aperta perché era un campione assoluto.

Siete la squadra più giovane del Campionato

I giocatori esperti li abbiamo, c’è Mirallas, Pezzella. Essere la squadra più giovane del campionato non è assolutamente un alibi. Quando non giochiamo bene, non è perché siamo giovani, ma perché non abbiamo dato abbastanza. Siamo giovani, forti, dinamici, abbiamo un gioco intenso e non dobbiamo far diventare l’età un alibi. E poi è bello essere in uno spogliatoio giovane perché ci capiamo subito, abbiamo gli stessi hobby, condividiamo le stesse cose, la pensiamo allo stesso modo.

Sul futuro in Nazionale

Essere visto come un pilastro per me è un grande onore, è una grande emozione. Però io non la vedo così ancora. Sono giovane, devo imparare tanto e sono a disposizione di Mister Mancini. Poi sarà lui a fare le sue scelte. Adesso mi vedo solo come un giocatore giovane che ha ancora tanta strada davanti e deve pensare partita dopo partita. Gli elogi da parte della stampa mi fanno piacere, però è importante non stare troppo a pensarci.

Sulla Premier League

La Premier League è un bellissimo campionato, con tanti campioni. Si gioca un calcio che mi piace tantissimo, ad alta intensità. Vedo spesso le partite del Liverpool, dell’Arsenal, del Chelsea, del Manchester. E vanno veramente a 3000 per tutta la partita. E poi anche come sono fatti gli stadi, è bella l’atmosfera, è tutto veramente bellissimo.

Su Davide Astori

Ricordo Davide in ogni momento della mia vita. C’è qualche minuto della giornata in cui penso a lui, penso a quello che mi ha detto. Penso soprattutto a quello che mi ha trasmesso, perché quando sono venuto con la prima squadra a Moena, lui fu il primo a parlarmi, insieme a Berna. Quindi anche lui è stata una figura importantissima per me e quello che è accaduto è stato qualcosa di assurdo. Stona da tutto l’entusiasmo che ho avuto e la positività che mi son portato dentro in questi primi due anni di carriera e della bellezza del calcio. Questa è una cosa che non si aspettava nessuno. Non solo io, ma soprattutto i familiari di Davide. Perché Davide era una persona veramente pura. È stato un capitano, un leader puro, un esempio per tutti. Noi in campo lo portiamo sempre al nostro fianco con la fascia, perché è giusto ricordare le persone così. È giusto durante la giornata fermarsi a pensare e a ricordarlo, pensare alle sue parole, perché è ancora un giocatore importante per noi, è ancora una persona importante per noi e lo sarà per sempre.

Sul crollo del ponte Morandi a Genova

È stata una tragedia, una cosa che non doveva capitare, perché è assurdo, era un ponte che aveva già dei problemi. I miei zii e mia nonna ci vivono a Genova. Anche loro vedevano che questo ponte aveva dei problemi. Purtroppo questa tragedia non doveva accadere. Bastava bloccare il ponte e finiva li. E’ stato un pugno forte alla città che ha avuto già dei problemi in passato. Mi ha toccato profondamente perché Genova è la mia città di nascita e tragedie così, che possono essere tranquillamente evitate, non devono accadere.

Nelle prossime settimane, “I Signori della Serie A” scelti da Sky Sport saranno Federico Bernardeschi e il Papu Gomez.
Presto su Sky Sport tornerà anche “I Signori del Calcio”, la rubrica dedicata ai campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano e internazionale.

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