Kouamé, il talento nel mirino del Napoli: dall'idolo Eto'o alla maglia di Maradona regalata da papà

Serie A

Giuntoli sta lavorando per regalare ad Ancelotti un attaccante giovane e di prospettiva. Tre gol stagionali in 19 partite, l'exploit nel Cittadella in Serie B e quel torneo di quartiere giocato il giorno prima di partire per l'Italia. Tutto su Kouamé, l'ivoriano cresciuto con la maglia di Maradona

ANEDDOTI E SEGRETI, KOUAMÈ SI RACCONTA

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Kouamé giocava per strada cercando di imitare Maradona: “Avevo la sua maglietta, la numero 10”. In Costa d’Avorio la indossò talmente tante volte che dopo un po’ si consumò. Oggi ha la 11 in onore di Drogba: "Uno dei miei idoli". Christian gioca in Serie A come faceva Diego, nel suo destino potrebbe esserci anche la sua squadra.

Il Napoli lo cerca, ha fiutato l’affare e le grandi doti, ma le parti devono ancora mettersi d’accordo. C'è ancora distanza. E mentre alla Filmauro si lavora il ragazzo sogna, come faceva a Bingerville, tra le vie della sua città, prima che il papà lo sgridasse: “Era fissato con lo studio, un giorno gli dissi che non ero andato a scuola a causa degli allenamenti. Era furioso!”. Sia lodato il compromesso: “Prima dovevo finire i compiti, poi potevo uscire per andare a giocare”. Così nasce un predestinato. 

Kouamé, talento scoperto "per caso"

Già attaccante. Il più veloce, il più furbo, il più forte, tant’è che Paolo Toccafondi - presidente del Prato - lo notò dal nulla durante un viaggio in Africa: “Mi colpì subito”. Il resto è storia: Kouamé fa i bagagli e vola alla Sestese, in Eccellenza lombarda, prima volta lontano dalla famiglia. Ma prima di partire per l’Italia c’è un torneo da vincere: “Mio padre si impuntò, aveva paura che mi facessi male”. Quindi? “Andai a giocare di nascosto, ma lui se ne accorse e mi trascinò fuori dal campo davanti a tutti”. Kouamé lascia la squadra in dieci, ma vince un 'biglietto della lotteria'. Forse ancora non lo sa. 

Kouamé e Piatek "dj del gol"

Quella foto con Eto'o...

Toccafondi ci crede, gli altri club un po’ meno: “Lo proposi a tutti, ma dopo sei mesi lo rimandavano indietro. La Juve disse che non era per loro”. Kouamé non demorde, sogna l’idolo Drogba e incontra anche Samuel Eto’o: "Quando l'ho visto mi sono commosso, mi ha detto che per arrivare devo sacrificarmi". Non lo dimenticherà più.

Durante l’esperienza all’Inter osserva di nascosto gli allenamenti della prima squadra: “Jovetic era impressionante”. E si promette una cosa: “Diventerò qualcuno”. Vince la Coppa Italia Primavera nel 2016, in panchina c’è Stefano Vecchi, Kouamé gioca davanti con Baldini e Manaj, ma a fine stagione non viene confermato e torna a Prato.

Al Cittadella una seconda casa

Poi dal nulla arriva il Cittadella e la sua storia prende un’altra piega: il dg Stefano Marchetti ci crede, Christian lo chiama addirittura “papi”. Per lui è un secondo padre. Prende una casa vicino al Tombolato per arrivare prima agli allenamenti, una scelta vincente. Come quel biglietto staccato anni prima. La prima stagione in Serie B segna due gol, nella seconda si scatena: 12 squilli in 46 gare stagionali, una rivelazione.

Amatissimo dai compagni. Kouamé ha 20 anni, va pazzo per la musica - nello spogliatoio la sceglie lui, un po’ come Piatek - e chiama suo padre dopo ogni partita. Lui è rimasto in Costa d’Avorio, vede le sue gare in streaming ma ogni tanto il segnale non va. Capita. 

Lo scatto con Eto'o 

Esordio e gol con il Genoa

In estate basta un sms per avvertire la famiglia di aver fatto il grande salto, stavolta la linea funziona: “Papà, vado a Genova!”. Preziosi lo acquista per circa 8 milioni, Kouamé segna subito al debutto in Serie A, contro l’Empoli al Ferraris. La Roma ha incontrato il suo agente a Trigoria l'11 dicembre, ora il Napoli tenta l'affondo decisivo. 

Fin qui l'ivoriano ha giocato 19 partite segnando 3 reti e servendo 4 assist, anche se l’emozione più bella gliel’ha data suo figlio, nato poco prima che lui scendesse in campo contro il Bologna. Sua moglie era a Parigi, lui la raggiungerà subito dopo la partita: “Mi sembrava di volare, quel giorno andavo a duemila”. Come in quel torneo che voleva vincere prima dell’Italia. Come quando giocava per strada imitando Maradona. 

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