Benatia: "Guidolin è l'allenatore che mi ha dato di più"

Serie A

Il difensore si è raccontato in diretta con #CasaSkySport: "L'anno scorso potevo tornare a Roma, lo avrei fatto anche a piedi". Poi sulla sua esperienza alla Juve: "Il 4-0 al Milan in finale di Coppa Italia la partita più bella. Il rigore a Madrid? Sappiamo come funziona lì. Buffon il capitano più significativo che ho avuto"

CORONAVIRUS, GLI AGGIORNAMENTI

Medhi Benatia quando parla non è mai banale. L'Italia è la sua seconda casa, ci ha giocato per tanti anni: "Vederla così in difficoltà dispiace molto", ha raccontato in diretta con #CasaSkySport, riferendosi ovviamente all'emergenza Coronavirus: "Io mi trovo a Doha (capitale del Qatar e sede della sua squadra, l'Al-Duhail). Qui per fortuna non siamo messi così male ma hanno chiuso tutto e dobbiamo restare a casa, uscendo solo quando serve. Ci sono dei casi e bisogna stare attenti". La migliore occasione per tornare indietro nel tempo, sfogliando l'album dei ricordi, a partire dall'Udinese, dove arrivò nel 2010 dalla Serie B francese: "Per me fu una sorpresa - racconta - seguivo il calcio italiano fin da bambino, insieme a mio padre. Non potevo rifiutare l'occasione. All'inizio è stata veramente dura, dovevo correre e durare tanta fatica. Era calcio vero, insomma. Ad un certo punto ho pensato: 'Ma perché mi hanno preso?'. Con la palla me la cavavo, però come intensità proprio non ce la facevo. Guidolin mi ha visto in difficoltà e mi ha detto di non mollare. Poi ho esordito alla seconda di campionato e da lì non mi sono più fermato".

Di Natala e i premi

Simbolo di quella Udinese era Di Natale, che lo ha voluto salutare con un videomessaggio, svelando un retroscena divertente sulla questione premi: "Sì, c'erano dei bonus legati alle vittorie - sorride Benatia - lui era un giocatore già importante, aveva un contratto molto alto rispetto a noi. Per esempio io sono venuto all'Udinese senza nemmeno trattare, quando mi hanno chiamato ho detto subito sì e ho preso l'aereo. Ero giovane ma avevo già una famiglia, così dopo ogni vittoria andavo da lui a chiedergli quanto ci avrebbe dato la società (ride ndr). Totò è il primo campione con cui ho giocato, faceva 30 gol a stagione. Infatti mi chiedevo sempre perché giocasse all'Udinese e non in una big".

"Buffon il più Capitano"

Di Natale è stato anche il suo primo grande Capitano, poi Benatia ne ha avuti tanti altri: "Il più significativo? Ognuno è diverso dall'altro - spiega - c'è chi è un esempio nel lavoro e uno come Totti che non parlava tantissimo ma che era pur sempre Totti, quindi la Roma. Comunque, se devo rispondere, dico Buffon. E' una leggenda, ha vinto tutto e parla sempre con i compagni, tanto in aereo quanto prima della partita. Ama incredibilmente la maglia, è sempre rimasto a Torino nonostante le tante offerte ricevute in carriera".

La partita più bella

Benatia non ha sempre giocato come difensore: "All'inizio ero più avanzato, poi mi hanno arretrato e lì per lì non la presi bene", racconta. L'illuminazione è venuta proprio dall'Italia: "Avrei voluto giocare con Nesta e Maldini. Sono gli esempi che mi hanno insegnato come ci si possa divertire anche nel difendere". Il rossonero, inoltre, gli rievoca bei ricordi. Addirittura la partita più bella giocata in Italia: "Scelgo la vittoria nella finale di Coppa Italia contro il Milan. Vincemmo 4-0 (era il 2018 ndr) e segnai anche due gol oltre a difendere molto bene. A livello di Nazionale dico invece la vittoria del mio Marocco sulla Costa D'Avorio. Segnai anche lì e ci qualificammo per il Mondiale in Russia (11 novembre 2017 ndr)".

"Tradito da Allegri dopo il gol di Koulibaly"

Una settimana invece molto complicata fu quella che, nel maggio 2018, portò dal big match perso con il Napoli allo Stadium alla vittoria di San Siro contro l'Inter, decisiva nella volata scudetto proprio con la squadra di Sarri: "Furono giorni molto brutti per i tifosi ma, vi garantisco, soprattutto per me. Contro gli azzurri stavo facendo una buona partita, una delle migliori, tenendo da solo in piedi una difesa che dopo appena 10' perse Chiellini per infortunio. Il Napoli aveva stradominato e noi stavamo soffrendo, non uscivamo mai dall'area". Poi il corner al 90': "L'arbitro mi disse che mi avrebbe controllato e quindi di tenere ferme le mani. Albiol mi passò davanti e mi fece perdere la visuale, da lì nacque il gol di Koulibaly. Nei tre giorni successivi non ho parlato con nessuno e non ho dormito. Nelle partitelle pre Inter, Allegri non mi mise fra i titolari e ci rimasi molto male. Ero l'unico fra quelli in campo contro il Napoli ad essere rimasto fuori. Mi sono sentito tradito. Era un periodo in cui giocavo sempre, anche da infortunato, perché l'allenatore ne aveva bisogno. Però nel calcio bisogna sempre ripartire".

"Sappiamo come funziona a Madrid..."

Già, ripartire dopo le delusioni. Un'altra, tremenda, risale sempre a quel periodo. 11 aprile 2018, la Juventus vince 3-0 al Bernabeu prima di subire il gol eliminazione in pieno recupero. Una rimonta incredibile che si trasforma in beffa: "Ricordo che nella gara di andata io e Pjanic eravamo squalificati. Dopo la sconfitta per 3-0 ci siamo detti che ormai eravamo fuori, che sarebbe stato impossibile rimontare. Poi, dopo la rimonta della Roma sul Barcellona, ci siamo caricati. Buffon era scatenato, super motivato. Al Bernabeu abbiamo fatto una partita incredibile". Al 97' accade però che l'arbitro Oliver punisce con il rigore un intervento dello stesso Benatia su Lucas Vazquez: "Ronaldo aveva sovrastato di testa Alex Sandro mettendo in mezzo un pallone pericolosissimo. Chiellini si era alzato, io ho capito il pericolo e ho cercato di recuperare. Vazquez pensava di essere da solo davanti al portiere, si è sorpreso di vedermi lì. Ho fatto di tutto per non toccarlo, ma ha sentito il contatto con il petto ed è caduto a terra". Una decisione, quella del direttore di gara, che scatenò la rabbia di Buffon e non solo. Ad anni di distanza Benatia non ha cambiato idea: "Se dai un rigore così pesante all'ultimo secondo, deve essere una cosa netta. Ma sappiamo cosa succede quando giochi in Champions a Madrid..."

"L'anno scorso potevo tornare a Roma"

Tanti gli allenatori avuti in carriera da Benatia, scegliere quello più speciale è difficile: "Chi mi ha dato di più è Guidolin. Con lui ho capito cosa vuol dire vincere, lavorare, non regalare nulla. Guardiola, poi, è il migliore nel dare un gioco alla squadra. Garcia, per esempio, era amatissimo a Roma". Già, la Roma. Il giallorosso lo ha indossato nella stagione 2013-2014, prima di dire sì al Bayern. Poteva tornare nella Capitale, come raccontato dal suo ex compagno Balzaretti in un videomessaggio: "Sarei tornato a anche a piedi - scherza Benatia - quando ho capito che con la Juve era finita, sarei andato in Qatar per la famiglia oppure sarei rimasto in Europa alla Roma, che rimane un posto speciale per me. I dirigenti ci hanno provato, ma purtroppo la trattativa non è stata possibile".

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