Figo a Cannavaro: "Con Mancini all'Inter mi sono sentito umiliato"

Serie A

Il Pallone d'Oro 2000 racconta all'ex capitano della Nazionale il rapporto con Roberto Mancini ai tempi dell'Inter: "Ho sofferto, avevo 34 o 35 anni e ho vissuto momenti complicati. Non chiedevo di giocare sempre, ma farmi scaldare 85 minuti per farmi giocare 3 e vedere se esplodo non è normale, ci vogliono anche rispetto ed educazione"

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"Roberto Mancini è stato una delle persone che più mi ha umiliato in carriera". Parola di Luis Figo, che nel corso di una diretta Instagram tra Palloni d'Oro con Fabio Cannavaro ha raccontato il suo rapporto con l'attuale ct della Nazionale ai tempi dell'Inter, esperienza condivisa dal 2005 al 2008. "Quando giochi, gli allenatori sono tutti bravi (sorride, ndr). All'Inter non ho avuto una buona esperienza con Mancini, soprattutto dal punto di vista umano - è il racconto di Figo - con lui mi è rimasto questo ricordo. All'Inter ho sofferto, avevo 34 o 35 anni e ho vissuto momenti complicati". Nonostante 140 partite giocate in quattro stagioni e 11 reti all'attivo. "Non chiedevo di giocare sempre, però non è che mi devi far giocare ma farmi scaldare 85 minuti per farmi giocare 3 e vedere se esplodo non è normale" è il racconto del vincitore del Pallone d'Oro nel 2000. "Non dico che devi fare differenze nella gestione di rapporto con i giocatori in base alla loro età, però c*** ci vogliono anche rispetto ed educazione. Se mi fai scaldare 90 minuti e ne gioco 3, allora non va bene. Tu devi essere professionista e accettare le scelte dell'allenatore ma il rapporto non è più lo stesso dopo. Se si parla, il giocatore capisce: può essere un conforto".

"Il passaggio al Real? Potevo finire alla Lazio"

Nel corso della chiacchierata con Cannavaro, l'ex stella portoghese ha anche parlato del suo futuro ("Presidente Uefa? Sono contento del mio ruolo vicino al presidente, sto imparando tanto: in futuro chi lo sa") e ha raccontato anche i giorni del suo trasferimento dal Barcellona al Real Madrid, nell'estate del 2000: "La ricordo come una decisione difficile e importante: vai via da una città che ti ha dato tanto ma avevo bisogno di riconoscenza da parte di chi gestisce il club. Non l'ho ricevuta, così se hai un’altra proposta ci pensi. E’ cominciato tutto così. Il presidente mi ha detto “porta i soldi e vai via”: se uno ti dice così ti incazzi, soprattutto se cerchi di dare tutto. All'inizio a Madrid non è stato facile, era tutto nuovo: ma l'inserimento è stato veloce e con l’aiuto di tutti sono stato bene". Con un retroscena: "Quell’estate potevo andare anche alla Lazio, era una squadra forte e aveva i soldi per comprarmi: volevano pagare la mia clausola. Ho scelto bene, cercavo una squadra che aveva grande obiettivi: non è andata male".

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