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Ibra, conversazione con Massimo Ambrosini: il testo integrale

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Ibra protagonista a "23". Lunga e appassionante chiacchierata tra il campione svedese e il suo ex compagno al Milan Massimo Ambrosini: ecco la loro conversazione in formato integrale. Lo svedese sarà protagonista anche di uno speciale di Natale, con passaggi inediti della sua chiacchierata con Ambrosini

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VIDEO: IBRA SUL SUO FUTURO  -  ZLATAN: "NON SONO JORDAN MA..."

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Il Milan come casa. Gli obiettivi, la sua storia passata e quella presente in rossonero. Il rapporto con Pioli e con i compagni di squadra. La forma fisica e la famiglia. Il futuro. Ecco il testo completo della conversazione di Ibra con Massimo Ambrosini.

"Qui mi sento a casa"

Ambrosini: Non devi fare la faccia da duro… Stai facendo la faccia da duro.

 

Ibrahimovic: No…

 

Ambrosini: Anche perché io stamattina sono salito in macchina e ho cominciato a pensare: cosa gli dico? Come glielo dico? Ed ero un po’ teso, un po’ emozionato.

 

Ibrahimovic: Tu?

 

Ambrosini: Poi comincio a fare la strada per arrivare qua e capisco che sono emozionato anche per entrare a Milanello. Qui non ci entro da un po’.

 

Ibrahimovic: Bei ricordi eh?

 

Ambrosini: Sì, è vero. E allora dico: che effetto fa a te? Perché io qui ci ho lasciato un pezzo di cuore. Tutte le volte che entro qui per me è una roba strana. A te che effetto fa?

 

Ibrahimovic: Eh… Qua… L’effetto che mi dà è che mi sento a casa.

 

Ambrosini: Ah… Hai detto quello che volevo io.

 

Ibrahimovic: Qui mi sento davvero a casa, e poi quando sono qua non ho fretta di andare a casa perché sono già a casa. Allora prendo tempo, faccio le mie cose, poi ero qua anche dieci anni fa con voi, grandi giocatori.

 

Ambrosini: Ti ricordi il primo giorno che sei arrivato?

 

Ibrahimovic: Di te non mi ricordo come calciatore, però mi ricordo la tua faccia…

 

Ambrosini: Sei sempre il solito… Si possono dire parolacce, sì?

 

Ibrahimovic: Scherzo…

 

Ambrosini: Il primo giorno te lo ricordi?

 

Ibrahimovic: Il primo giorno no, cosa è successo il primo giorno?

 

Ambrosini: Io del mio primo giorno mi ricordo tutto.

 

Ibrahimovic: Credo che il primo giorno avevamo fatto tante cose. La conferenza stampa con Robinho, eravamo in centro.

 

Ambrosini: No, tu il primo giorno fai una cosa qui: fai i test, ti ricordi?

 

Ibrahimovic: Ah, sì, i test di forza. Record…

 

Ambrosini: Non ti ricordi il primo giorno però ti ricordi che hai fatto il record?

 

Ibrahimovic: Quello me lo ricordo.

 

Ambrosini: Daniele Tognaccini è venuto da me e ha detto: “Questo è un mostro. Questo è una bestia”.

 

Ibrahimovic: Sì, e poi senza riscaldamento. Mi ricordo bene, macchina di “press”.

 

Ambrosini: Però quant’era bello?

 

Ibrahimovic: Molto, molto. Bello perché la settimana prima avevamo giocato Barcellona-Milan e la settimana dopo ero con voi.

 

Ambrosini: Barcellona-Milan te la ricordi? Io ti venivo vicino mentre giocavamo.

 

Ibrahimovic: Eravamo nel tunnel, e tutti dicevano: "Dai, dai, torna indietro con noi, che siamo arrivati solo per portarti a Milano".

 

Ambrosini: A me ad un certo punto hai detto "lascia perdere e gioca". Perché volevi giocare, volevi fare bella figura evidentemente. Poi dopo sei arrivato veramente.

 

Ibrahimovic: Sì

 

Ambrosini: Elettricità pazzesca quando sei arrivato qui.

 

Ibrahimovic: Sì?

 

Ambrosini: Sì.

 

Ibrahimovic: C’era Galliani. Galliani era carico. E’ venuto a casa mia a Barcellona, ha tolto la giacca, ha detto: “Io non mi muovo da qui fino a quando tu non vieni con me”. E c’era Helena che mi diceva: "Ma questo qua chi è?". E io: "Una persona importante, è il futuro". 

 

Ambrosini: Quando sei arrivato eri proprio contento.

 

Ibrahimovic: Io? Sì, molto contento. Perché a Barcellona era un momento così così, non si capiva bene com’era la situazione, c’erano parole diverse...

 

Ambrosini: Quella cosa lì non ti è mai andata giù? Quello che è successo al Barcellona.

 

Ibrahimovic: Non ho ancora capito quale fosse il vero problema. E ancora oggi non lo capisco. Se ci fossero stati problemi, si risolvono, non so ancora quali. Allora sono stato io uomo e ho detto: "Va bene, se ci sono problemi e non so quali problemi siano, allora me ne vado io. Risolvo io senza sapere cosa dovevo risolvere. C’era il Milan, c’erano altre squadre, ma ho scelto il Milan. Conosco Milano dai tempi dell’Inter, la città mi piace tanto. Poi è un grande club. Se il Milan ti chiama è normale che la cosa ti stimoli, che significhi qualcosa. E poi con la squadra che c’era… i calciatori che erano qua…

 

Ambrosini: Stimoli eh?

 

Ibrahimovic: Tanti stimoli. Ho detto: firmo per il Milan. Gioco con questi giocatori, spero di fare qualcosa di grande. Anzi, non speravo, sapevo.

 

Ambrosini: Noi non vincevamo da un paio d’anni… Ti è sempre piaciuto andare in quei posti lì.

 

Ibrahimovic: E’ una sfida, e questa sfida mi piace, perché quando la gente parla contro di me mi carica, mi dà energia, mi dà motivazione, mi dà adrenalina per dimostrare che non è come dicono.

 

Ambrosini: Perché come dicono?

 

Ibrahimovic: Dicevano che la squadra non poteva vincere. E invece si lavora in silenzio e si dimostra in campo, con le prestazioni.

 

Ambrosini: E’ anche per quello che sei tornato?

 

Ibrahimovic: Sì. Poi con la Juventus, con l’Inter… Ho detto: se ho vinto con loro, vinco anche con il Milan.

"Riportare al top il Milan è meglio che vincere da altre parti”

Ambrosini: Ma adesso…

 

Ibrahimovic: Adesso è un’altra situazione. Dieci anni fa non era come adesso, questa è un’altra sfida. Riportare il Milan dove deve stare. Molti dicevano: "No, è difficile. No, è impossibile", e queste cose mi piacciono, queste sfide mi caricano. Se ci dovessi riuscire (di riportare il Milan in alto, ndr) è una sfida ben più grande che giocare in una squadra che è già al top. Invece qui la storia è al contrario. Qui devi riportare un club al top, e fare capire ai giocatori cosa significa essere al top.

 

Ambrosini: Non avevi paura un po’?

 

Ibrahimovic: No. Se avevo paura non firmavo. La  stessa situazione di quando ho firmato per il Manchester United. Molti dicevano: "Sei troppo vecchio, il ritmo della Premier League è troppo alto, hai solo da perdere". Allora faccio il contrario di quello che tutti dicono.

"Non accetto un passaggio sbagliato"

Ambrosini: Ti senti diverso?

 

Ibrahimovic: Sì, molto diverso.

 

Ambrosini: Tu sei diverso. Io mi ricordo quello che facevamo noi qui… E già ridi… Il livello era alto.

 

Ibrahimovic: Era molto alto. Io andavo a duemila ed ero un altro tipo di giocatore. Per esempio: dieci anni fa mi abbassavo per prendere il pallone, oggi non lo faccio, perché oggi quando sono in campo sto pensando: "Se mi abbasso perdo energia, e non riesco ad aiutare la squadra dove devo aiutarla. E dove? Davanti alla porta".

 

Ambrosini: Sì, però sei anche cambiato… Prima, quando giocavamo con te, alla terza palla alta che arrivava tu ci mandavi beatamente a quel paese. Tu volevi giocare.

 

Ibrahimovic: Sì.

 

Ambrosini: Adesso capita che ti arrivino palle alte, che ti arrivino palloni sporchi…

 

Ibrahimovic: Sì, però dieci anni fa se il pallone non mi arrivava perfetto con quei giocatori che avevamo… Era un’altra qualità, altri tipi di calciatori, adesso giochiamo in un altro modo.

 

Ambrosini: Ti sei messo a disposizione. Io non avevo la certezza che tu l’avresti fatto.

 

Ibrahimovic: Me l’hai già detto.

 

Ambrosini: Lo so…

 

Ibrahimovic: Per quest'anno non eri tanto positivo...

 

Ambrosini: Non è che non fossi tanto positivo.

 

Ibrahimovic: E invece ti ho detto: non ti preoccupare, ci penso io.

 

Ambrosini: E mi hai convinto, ma non a parole. Mi hai convinto con i fatti. Io mi ricordo quando arrivavi qui ad allenarti, già dal torello era una battaglia. Ti ricordi i torelli che facevamo qui?

 

Ibrahimovic: Sì.

 

Ambrosini: Le partitelle.

 

Ibrahimovic: Ma ancora oggi è così.

 

Ambrosini: Io vedevo tu che prendevi energia da queste cose, che ti piaceva la sfida, la competizione.

 

Ibrahimovic: Mi sentivo vivo.

 

Ambrosini: Bravo, e ci facevi sentire vivi anche a noi. Io mi stavo chiedendo questo: quel tipo di giocatore lì, che urla contro tutti e manda tutti a quel paese, è ancora lo stesso giocatore?

 

Ibrahimovic: Lo sono ancora.

 

Ambrosini: Il mio ragionamento era: se lui viene qui e si aspetta di trovare quella stessa situazione, magari si trova in difficoltà. E invece…

 

Ibrahimovic: Dipende. Dieci anni fa al Milan c’erano personaggi che avevano uno status diverso: più personalità, grandi leader. Però oggi mi comporto allo stesso modo, forse ancora di più. Perché ho un’altra esperienza e un altro equilibrio, perché se noto che uno è in difficoltà, allora cambio strategia con di lui.

 

Ambrosini: Però prima non eri così.

 

Ibrahimovic: No, no, prima trattavo tutti allo stesso modo, più o meno, perché questo è il mio modo di essere. Dico sempre: tu devi essere quello che sei, non posso cambiarti, perché se ti cambio non uscirà mai fuori quello che sei realmente. E tu devi essere te stesso. Poi tatticamente è un’altra cosa. Poi, ovvio, quando sei più giovane sei più rock’n’roll, adesso capisco più le diverse situazioni a seconda del momento. Ma se mi chiedi se metto pressione alla squadra… dico di sì.

 

Ambrosini: Lo fai ancora?

 

Ibrahimovic: Sì, ancora di più. Se accetto un passaggio sbagliato? No. Se chiedo tanto? Sì. Se non ti alleni bene ti dico qualcosa? Sì. Ancora oggi… Poi dipende da ognuno come la prende, perché come ti alleni è come poi giochi le partite. Se ti rilassi in allenamento, ti rilassi anche in partita. La mia filosofia è questa. Magari per i brasiliani è diverso: si allenano tranquilli e giocano partite spettacolari. Ma qui, secondo me, la squadra lo prende bene il mio comportamento. Sono loro a dirmi: facci vedere la strada e noi ti seguiamo.

"In partitella ho il 99% di vittorie"

Ambrosini: Quando eravamo quel gruppo lì (il Milan 2010-2012. ndr), c’eravamo anche noi che ti stuzzicavamo. Con Clarence (Seedorf, ndr)…

 

Ibrahimovic: Sì, ma con voi era un’altra esperienza, perché voi avevate già vinto tanto, eravate già ad un livello top. Con voi era solo questione di tirare fuori l’ultima scarica di adrenalina per motivarsi di più a livello individuale, non collettivo. Dal punto di vista individuale avevate già vinto tutto, io invece volevo vincere ancora. La mentalità in quella squadra era vincente. Era solo un discorso di tirar fuori l’ultima scarica di adrenalina.

 

Ambrosini: C’era qualcuno che ti caricava…

 

Ibrahimovic: Ce n’erano tanti. Seedorf è un grande personaggio, uno dei calciatori più forti con cui abbia mai giocato, e aveva anche un gran carattere. Non è bello quando dici qualcosa a qualcuno e quella persona non ti risponde. Invece Seedorf ti rispondeva. Mi piaceva, perché mi caricava. Poi non dico che devo sempre aver ragione io…

 

Ambrosini: Quasi.

 

Ibrahimovic: No, no. Non dico che ho sempre ragione. Io espongo la mia versione, poi dopo c’è un compagno che risponde. Poi si deve trovare un equilibrio, ma questo fa parte della squadra, lo sai anche tu. Quante volte ti ho ammazzato in campo?

 

Ambrosini: Mai.

 

Ibrahimovic: Perché sei sempre stato perfetto eh?

 

Ambrosini: No, però io ero uno di quelli che, quando il mister dava le pettorine, voleva giocare contro di te. Volevo sfidarti per batterti

 

Ibrahimovic: E quante volte mi hai battuto?

 

Ambrosini: Molte.

 

Ibrahimovic: Mai.

 

Ambrosini: Molte più di quelle che pensi te.

 

Ibrahimovic: Io ho una media di partitelle vinte in allenamento del 99%.

 

Ambrosini: Ma va…

 

Ibrahimovic: Te lo giuro. Se ho mai perso, forse è l’1% di cui stai parlando tu adesso.

 

Ambrosini: Non ci credo neanche…

 

Ibrahimovic: Dai lo abbasso un po’, 95%.

 

Ambrosini: Guarda che la realtà non va confusa.

 

Ibrahimovic: Se vuoi chiediamo ad altri compagni che erano in quella squadra. Mi ricordo molto bene che le partitelle al 90-95% le vincevo, e mi ricordo anche lo spogliatoio dopo le partitelle quando vincevo. Era una guerra…

"Oggi sto molto meglio fisicamente rispetto ad anni fa"

Ambrosini: Dimmi come stai fisicamente.

 

Ibrahimovic: Bene. Sto bene.

 

Ambrosini: Perché ridi?

 

Ibrahimovic: Mah, perché rido.

 

Ambrosini: Eh, dimmi perché ridi.

 

Ibrahimovic: Mi sento bene. Dimmi tu come sto.

 

Ambrosini: Sei più grosso di prima, è questo il cambiamento.

 

Ibrahimovic: Sì, mi sento più grosso.

 

Ambrosini: Sei più grosso.

 

Ibrahimovic: Mi sto allenando tanto, quella è la cosa più importante. Secondo me più l’età va avanti e più sei debole fisicamente, perché è quello che perdi.

 

Ambrosini: Ma se io ti dico che fisicamente sei meglio di prima?

 

Ibrahimovic: Molto meglio, lo dico anche io.

"Pioli tira fuori il massimo delle mie qualità"

Ibrahimovic: Secondo me con il passare degli anni il giocatore cambia. Il modo in cui gioca, cosa riesce a fare, cosa è capace di fare… Poi abbiamo anche un mister che chiede ai giocatori di giocare in un certo modo. Quello è il modo in cui giochiamo adesso.

 

Ambrosini: Ti piace?

 

Ibrahimovic: Sì, c’è un bell'equilibrio, secondo me ha trovato un modo per far uscire il massimo dalle mie qualità. E mi mette in condizione di giocare nel miglior modo possibile per aiutare la squadra.

 

Ambrosini: Cosa ti chiede? Parla con te?

 

Ibrahimovic: Tanto. Per la squadra mi chiede tanto, come lo chiede anche a tutti gli altri. Se mi chiede come sto?

 

Ambrosini: Sì, ti coinvolge? Le stai giocando tutte: ti sta coinvolgendo in questo o sei tu che le vuoi giocare tutte?

 

Ibrahimovic: E’ normale che io voglia giocare sempre, però ogni tanto dico al mister che forse è meglio riposare, e lui: "No, no, devi giocare". Per esempio in Europa League mi ha detto: "Fai 45 minuti e poi vai fuori".

 

Ambrosini: E tu hai risposto sì?

 

Ibrahimovic: Lo rispetto, se serve il mio servizio c’è sempre disponibilità. Devo fare questa cosa perché ho una responsabilità verso i compagni. Poi loro mi rispettano tanto e io li aiuto.

 

Ambrosini: Lo senti tanto questo senso di responsabilità?

 

Ibrahimovic: Tanto, e mi piace. Questa situazione mi piace.

Obiettivo Champions

Ambrosini: E questa squadra secondo te dove può arrivare?

 

Ibrahimovic: Vediamo, la squadra ha tanta fame, ha tanta voglia, poi stiamo facendo bene. Secondo me non ci sono sogni o obiettivi, giochiamo una partita alla volta.

 

Ambrosini: E non ci sono obiettivi?

 

Ibrahimovic: Io ho i miei obiettivi, ma la squadra come collettivo ha l'obiettivo di fare il meglio possibile. Fare meglio dell’anno passato, ma secondo me non dobbiamo dire: "Dobbiamo arrivare là". Pensiamo una partita alla volta, perché la squadra è molto giovane. E poi i miei compagni non hanno ancora avuto un feeling con la vittoria. Per questo secondo me non dobbiamo avere obiettivi scritti in testa.  

 

Ma è vero anche che ora non bisogna rilassarsi, pensare: "Va bene, è tutto ok". Invece bisogna continuare. È lì che entro io, è lì che non devi essere mai soddisfatto. Devi sempre continuare, perché l'ultima partita non è importante per la prossima. Perché se tu fai un brutto risultato nella prossima partita, nessuno si ricorda di quella precedente. E’ per quello che dico che la squadra ha tanta fame, ha tanta voglia. Poi sappiamo di non essere come l'Inter o la Juventus, loro hanno tanti giocatori e disponibilità per fare tante cose.  Noi siamo una squadra giovane. Forse c’è qualcuno che non è pronto per giocare tutte le partite, un altro a cui manca qualcosa…

 

Ambrosini: Ma ci sono anche giocatori che sono cresciuti tanto…

 

Ibrahimovic: Sì, però non sono abituati con quello che sta succedendo adesso. Una cosa è giocare le partite, un’altra è che devi vincere per arrivare ad obiettivi, e loro non sono abituati. Quel momento è arrivato quando abbiamo giocato per entrare in Europa League: dovevamo vincere per forza, c’era tanta pressione, allora hanno iniziato a giocare per qualcosa. "Oggi dobbiamo vincere altrimenti siamo fuori". Hanno un po’ di esperienza ma non sono abituati.

 

Ambrosini: Ma il Milan può realisticamente arrivare in Champions? Anche per come è cresciuta: è una squadra che può starci?

 

Ibrahimovic: Penso di sì. Dopo che ho giocato... quanti mesi qui? Sei, sette, otto mesi… penso di sì.

 

Ambrosini: Ormai siete pronti?

 

Ibrahimovic: Però non è solo la qualità o il talento a contare. Il sacrificio, il lavoro, la disciplina: sono tutti questi piccoli dettagli che fanno la differenza.

"Non sono Jordan, ma abbiamo la stessa voglia di vincere: a questi livelli o mangi o ti mangiano. Io ho scelto di mangiare"

Ambrosini: Quando ti trovi in un gruppo di persone che ti dicono sempre di sì…

 

Ibrahimovic: Non mi piace. Non deve essere così. Perché, come ho detto prima, sembra che sono un boss o un presidente, ma la situazione non è questa. Sono me stesso, poi si discute. Non va bene avere persone che dicono sempre sì e non esprimono le proprie opinioni. Altrimenti come fai a stare bene? Devi trovare un modo…

 

Ambrosini: Il confronto è importante.

 

Ibrahimovic: Molto importante.

 

Ambrosini: Last Dance l’hai visto?

 

Ibrahimovic: Last Dance? Sì

 

Ambrosini: E…?

 

Ibrahimovic: Mi piace.

 

Ambrosini: Perché?

 

Ibrahimovic: Perché di me hanno detto tanto in passato: "E' difficile giocare con lui… perché lui è tanto aggressivo…"

 

Ambrosini: Chi? La gente?

 

Ibrahimovic: Chi ha giocato con me. Quando ho lasciato una squadra ho sentito tanti fare interviste così, "eh con lui non è facile, ti attacca". Quando è uscito Last Dance ho detto: ecco, esempio perfetto. E’ una mentalità vincente, di chi fa tutto per vincere. Non dico che sono come Michael Jordan, parlo del modo di lavorare, di fare cose per vincere. E’ una mentalità differente. Non dico che vado in giro a baciare tutti, no, ma metto tanta pressione. Chiedo tanto? Sì. Accetto un pallone sbagliato? No, non lo accetto, perché quando siamo a questo livello siamo tutti qui per fare una prestazione. Poi quando giochi nel Milan si chiede tanto perché qua devi vincere. E’ normale. E nel mio mondo faccio tutto per vincere. Poi quando sbagli è normale… Nel mondo funziona così. Quando fai un passaggio fatto bene, per me è normale; perché se non lo facessi bene non dovresti nemmeno essere qua.

 

Ambrosini: Ma c’è un momento in cui rischia di esagerare con questi atteggiamenti? In generale.

 

Ibrahimovic: Esagerare?

 

Ambrosini: Esagerare nel pretendere qualcosa dai propri compagni. Hai mai avuto la sensazione di farlo?

 

Ibrahimovic: L’ho detto prima. Uno la prende male, uno lo prende bene. Però, secondo me, quando sei a questo livello o mangi o ti mangiano. E io ho scelto di mangiare.

"Sono rimasto per non avere rimpianti”

Ambrosini: Per sentirti vivo anche quando smetterai di giocare, cosa pensi che farai?

 

Ibrahimovic: Vediamo, non lo so.

 

Ambrosini: Hai un’idea?

 

Ibrahimovic: Non lo so, vediamo, ho due figli. Ripeto: due vite in un’altra vita.

 

Ambrosini: Ma con i tuoi figli come sei? Sei così?

 

Ibrahimovic: Metto pressione.

 

Ambrosini: Strano, non l’avrei mai detto…

 

Ibrahimovic: C'è tanta disciplina. Perché secondo me devono capire come funzionano le cose.

 

Ambrosini: E come funzionano?

 

Ibrahimovic: Disciplina, rispetto, sacrificio e lavorare tanto. Piccoli dettagli che ti costruisci.

 

Ambrosini: E fare l'allenatore?

 

Ibrahimovic: Non penso, secondo me essere allenatore è una cosa stressante. C’è molto stress. Soprattutto quando sei stato un calciatore: ti ritrovi a bordocampo a dare comandi ad altri, per fare cose che loro non riescono a fare e che tu invece hai fatto per tutta la vita. Non lo so se ci riuscirei… Però non dico né di no né di sì, ma secondo me è troppo stressante.

 

Ambrosini: Anche perché due o tre anni li giochi ancora… No?

 

Ibrahimovic: Fino a che continuerò a stare bene. Perché quando passano gli anni non si parla più di qualità, ma solo di come stai fisicamente. Se stai bene fisicamente ce la fai, come Totti. Ma vale per tutti. Non è una mancanza di qualità, se uno è nella condizione fisica giusta ce la fa. Quella è la cosa importante, perdere qualità è impossibile. E' se ce la fai fisicamente oppure no.

 

Ambrosini: Il problema è che certe volte i giocatori non se ne rendono conto.

 

Ibrahimovic: Quella è un’altra cosa. Quello lo chiamo ego. Non accettano che è finita. Che non riescono più a fare ciò che facevano prima. 

 

Ambrosini: Eh ma la differenza sta lì. Perché tu certe volte puoi avere una sensazione di te stesso che non è vera.

 

Ibrahimovic: Bravo. Quello è ego. Perché pensi ancora di essere più forte, pensi ancora che ce la fai, e non sei realistico nel capire che forse non ce lo fai più. E io non ce l’ho questo ego, sono realistico.

 

Perché sono andato in America? Perché volevo ripartire da zero, ho pensato che, forse, dopo l'infortunio, non sarei più riuscito a fare le cose che facevo prima al Manchester United. L’ho detto a Mourinho: "Non mi convocare più, con tutto il rispetto non sono più l’Ibra di prima". Sono stato realistico verso me stesso, il mio ego è sceso, quindi sono andato in America per iniziare da zero. Non sapevo cosa mi aspettasse, però dopo due anni mi sentivo vivo e ho detto: "Torniamo in Europa e vediamo se ce la faccio o no". Per quello ho firmato sei mesi, per valutarmi. Ho la mia visione, la fiducia, ma poi tutto dipende dai risultati in campo. Una cosa è avere visione e fiducia e poi entrare in campo solo per sentirsi dire che non ce la fai più. Non è tanto importante quello la gente dice - perché non devi essere influenzato da fuori - sei tu che devi avere fiducia. Per quello dico che è tutto ego.

 

Ambrosini: Secondo me quando sei tornato i primi mesi non stavi benissimo. Te ne rendevi conto.

 

Ibrahimovic: Perché il campionato era finito due mesi prima in America, non siamo andati ai play-off.

 

Ambrosini: No, tu sei arrivato qui e non ti allenavi da un mese.

 

Ibrahimovic: Sì, qualcosa del genere, perché il campionato in America era già finito. Poi è un altro gioco là. E’ dura entrare in ritmo.

 

Ambrosini: Poi finisce il campionato, Pioli viene confermato e tu scegli di rinnovare il contratto.

 

Ibrahimovic: No, non ho scelto. Ti dico com'è andata. Pioli mi chiede: "Cosa vuoi fare?" Io rispondo: “Secondo me non vado avanti”. Ho detto di no, non continuo. Basta.

 

Ambrosini: Perché? Non te la sentivi?

 

Ibrahimovic: No, perché pensavo al sacrificio che dovevo fare per la mia famiglia. La famiglia è la cosa più importante. Loro vivono in Svezia e io sono qui da solo. Mi ero detto: per sei mesi va bene, ma un altro anno così no. Allora ho detto a Pioli di no. Lui ha detto: “Ok ti rispetto, va bene”. Il giorno dopo mi ha richiamato, abbiamo fatto un’altra riunione qui fuori dal campo, e ha continuato: “No, non è così semplice”. Gli ho domandato il perché. E Lui: “Ieri è stato troppo facile, ti ho lasciato andare troppo facilmente”. Mi ha detto che dovevo rimanere. "Se tu non rimani, qui sarà un’altra cosa". Poi è passato il il tempo. Sono andato in in vacanza, poi avanti e indietro in Italia. E lascia stare il contratto, perché i contratti a questa età non sono importanti, non mi serve un contratto, mi serve solo il rispetto e i valori nelle situazioni.

 

Ambrosini: E allora cos’è cambiato?

 

Ibrahimovic: Tu ad esempio eri uno di quelli che dicevano che avevo solo da perdere.

 

Ambrosini: Tu sei arrivato, e nei primi mesi hai dato dignità alla squadra. Hai fatto quello che dovevi fare, anche molto meglio di quello che pensavi. Ma poi l’asticella si sarebbe alzata ancora. Tanto che… lì per lì, per la famiglia, hai detto di no

 

Ibrahimovic: La sfida è bella

 

Ambrosini: E dopo cosa è successo?

 

Ibrahimovic: Sono arrivato al momento in cui non volevo avere rimpianti. Non volevo arrivare a dire: “Dovevo continuare”. Poi il feeling è cresciuto, allora ho chiamato Mino e gli ho detto: "Chiudi tutto, parlo con la famiglia e si va avanti". Però alla fine del primo campionato avevo pensato di non continuare".

"Ora voglio continuare a giocare"

Ibrahimovic: Di smettere c’era il pensiero quando ero allo United. Perché avevo sempre detto che se devo ritirarmi, avrei dovuto farlo al top. Ero tra i 35 e i 36 anni. Stavo pensando di entrare in un nuovo capitolo nella vita, con famiglia e cose così. Ma tutto questo prima dell’infortunio. Dopo l’infortunio, quando sono tornato in campo, mi sono sentito di nuovo vivo, e quando giocavo, giocavo come prima, allora mi sono detto di continuare fin quando posso. Perché senza calcio chi sono?

 

Ambrosini: Ah! Hai paura di cosa succede dopo?

 

Ibrahimovic: Quando non fai più quello che hai fatto per 20-25 anni non è facile. È molto difficile.

 

Ambrosini: Hai paura?

 

Ibrahimovic: Paura no, ma non so cosa mi stia aspettando.

 

Ambrosini: Sei pronto?

 

Ibrahimovic: No, perché mi sento troppo bene.

 

Ambrosini: Quindi l’anno prossimo torno qui e ti faccio un’altra intervista?

 

Ibrahimovic: Sì, o qui o da un’altra parte, però continuo a giocare fino a quando posso. Poi a questo livello gioco fino a quando posso incidere, perché se non posso più portare risultati non voglio sentire: “Eh, ma lui è lì perché è Ibrahimovic”. Proprio per questo, quando ho firmato col Milan a gennaio, ho detto: facciamo sei mesi, per voi e per me. Non sapevo come sarei stato fra sei mesi, era per essere onesto sia con loro che con me.

 

Ambrosini: Però abbiamo detto: sei cambiato, sei diventato più forte. Hai tutto per continuare, o no?

 

Ibrahimovic: Bevi un po’ di tè.

 

Ambrosini: No, non bevo il tè, l’ho già bevuto. Non riesci a rispondere?

 

Ibrahimovic: Dimmi.

 

Ambrosini: Te l'ho già detto. Hai capito la domanda? Non far finta di non aver capito la domanda.

 

Ibrahimovic: No, non l’ho sentita, pensavo ad altre cose.

 

Ambrosini: Stai concentrato.

 

Ibrahimovic: Vedi che sono tutti nervosi…

 

Ambrosini: Stai diventando nervoso adesso…

 

Ibrahimovic: No, questo è l'abito del calciatore.

 

Ambrosini: Tanto a Milano stai bene, no?

 

Ibrahimovic: Molto bene, mi manca la famiglia.

 

Ambrosini: La porti l’anno prossimo?

 

Ibrahimovic: Non è facile, questa è la prima volta che vado in un club senza la mia famiglia, e non mi va bene. Non mi va bene. Però mentalmente ho degli obiettivi, e punto ai miei obiettivi, per questo riesco stare senza la famiglia.

 

Ambrosini: Obiettivi sportivi?

 

Ibrahimovic: Obiettivi che mi tolgono questa mancanza della famiglia.

 

Ambrosini: Poi a Milano stai bene?

 

Ibrahimovic: Si sta bene, anche se siamo in un momento molto particolare, con questo Covid. Il Lockdown. Quando sono tornato a gennaio, Milano era meglio della Milano di dieci anni fa. Sono successe tante cose, è cresciuta ancora di più. È ancora più internazionale. Poi la pandemia, e mi dispiace, perché la città secondo me soffre tanto senza i turisti. Perché ridi?

 

Ambrosini: Perché parli di Milano così, ma non avevi mai visto il Duomo. Ti ricordi?

 

Ibrahimovic: Con te prima volta. Dopo otto, nove anni.

 

Ambrosini: Ti ho fatto la foto più bella del tuo profilo, te l’ho fatta io.

 

Ibrahimovic: L'importante è che il Duomo veda me, non che io veda il Duomo

 

Ambrosini: Ma come fai? Non ti manca questa cosa qui? Quando hai visto Parigi, Barcellona, Milano: di andare in giro a visitarle?

 

Ibrahimovic: Non mi interesse perché faccio io la storia, non guardo altre storie.

 

Ambrosini: Posso tirarti il tè definitivamente?

 

Ibrahimovic: Fai le domanda e io rispondo. Se non ce la fai…

 

Ambrosini: Ho detto, ma non ti manca…

 

Ibrahimovic: Bevi un po’ di tè, ti vedo un po’ meno lucido. 

 

Ibrahimovic: Sì, ma attaccami un po’. Troppa positività qua, non mi piace. Mi piace un po’ casino, i problemi. Adesso è troppo facile per me…

 

Ambrosini: Quindi?

 

Ibrahimovic: Mi piace di più quando mi attaccano. Così cresco ancora di più.

 

Ambrosini: Non hai più stimoli quindi?

 

Ibrahimovic: Ce li ho perché punto sull’esperienza. Però mi serve più adrenalina.

 

Ambrosini: Quindi domani in allenamento dai qualche scarpata a qualcuno?

 

Ibrahimovic: No, sono un esempio per la squadra, non posso farlo. Però qualcosa voglio che succeda, perché mi carica.