Lautaro a Sky: "Non penso a nulla di diverso dall'Inter. Scudetto, che emozione"

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L'attaccante dell'Inter intervistato in esclusiva da Sky Sport: "Sono molto felice di essere all'Inter, non posso pensare a una cosa diversa dallo stare qua. In passato sono stato vicino al Barcellona". E sulla sfida alla Juventus: Sarà importante andare a Torino e giocare la partita con lo scudetto in tasca, la festa della gente mi ha fatto capire quanto i tifosi tenevano a questo traguardo. La svolta dopo l'eliminazione dalla Champions"

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"Sono molto felice di essere all’Inter, ancora di più dopo questo scudetto che mancava da tanti anni. Stiamo vivendo un momento incredibile e non posso pensare a una cosa diversa dallo stare qua. Poi quello che riguarda il rinnovo o clausole si risolve con il mio procuratore e basta". Lautaro Martinez fa chiarezza sul suo futuro in un'intervista esclusiva rilasciata ad Andrea Paventi e andata in onda nel corso della puntata di "23" di venerdì 14 maggio. "Sono stato vicino al Barcellona, è così - ammette riavvolgendo il nastro - avevo parlato anche con Messi. Dopo ho fatto una scelta,  ho scelto di rimanere qua e non ho sbagliato". L'anno prossimo, assicura l'attaccante, sarà fondamentale stare più attenti ai dettagli: "Magari in Serie A il dettaglio non sposta una partita - spiega - ma in Champions, dove ci sono i migliori, il dettaglio fa la differenza e dobbiamo migliorare in quello. Sarebbe lo step che fa la differenza".

"Importante affrontare la Juve con lo scudetto in tasca"

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La testa è anche a Torino, dove sabato alle 18 (diretta su Sky Sport Serie A e Sky Sport 251) l'Inter sarà ospite della Juventus. "Sarà importante andare a Torino e giocare questa partita con lo scudetto in tasca perché loro vincevano da 9 anni - ammette - noi non vincevamo da 11 anni e sarà importante andare a giocare là con il 19esimo scudetto in tasca. Avere questo vantaggio sulla seconda in classifica vuol dire che abbiamo fatto le cose nel modo giusto". Nessun dubbio sul gol più iconico della cavalcata nerazzurra: "Quello di Eriksen a Crotone, ha sbloccato la partita e poi ha segnato anche Hakimi". Della vittoria del titolo Lautaro crede che "la cosa più bella e emozionante sia avere tanti punti di vantaggio sulla seconda. Questo vuol dire che abbiamo fatto un lavoro importante e dopo tanti anni vedere tutta la gente gioire prima della partita con la Sampdoria e dopo la partita tra Sassuolo e Atalanta è bello". L'arrivo a San Siro con bagno di folla ha ricordato a Lautaro le sue radici: "Quell'arrivo sul pullman è stato bellissimo, è simile alle emozioni che si vivono in Argentina". L'attaccante si sofferma anche sull'eliminazione dalla Champions. "Anche quando siamo usciti dalla Champions abbiamo parlato tanto di questa cosa: rimaneva solo questo obiettivo (lo scudetto, ndr) e dovevamo andarlo a prendere. Abbiamo lavorato tantissimo e siamo stati tutti i giorni a pensare a quello che dovevamo fare. Lo abbiamo ottenuto e siamo molto felici".

"Con Lukaku intesa immediata, poi c'è la mano del mister"

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In campionato Lautaro ha segnato 16 gol, Lukaku 22. Una Lu-La fondamentale per la vittoria dello scudetto: "Il nosro rapporto l'abbiamo costruito dal primo giorno che è arrivato. Lui l'anno prima guardava le partite dell’Inter e abbiamo parlato due o tre ore il primo allenamento di questo. Lui parla spagnolo, ci siamo capiti subito - sorride - poi c'è tutto il lavoro fatto giorno per giorno col mister e anche con Alexis (Sanchez, ndr). A lui dico sempre che c'è una gara tra noi tre, perché ogni allenamento cerchiamo di migliorare e dare il massimo. Ognuno quest'anno ha fatto uno step in avanti e questo è importante per la crescita dell’Inter e di questo gruppo". Parole di chi è al terzo anno in nerazzurro: "Ho avuto bisogno di tempo per adattarmi, nei primi sei mesi ho giocato poco ma era normale perché ero appena arrivato dall’Argentina: era un calcio nuovo parlando un’altra lingua, dovevo capire come si giocava qua con nuovi compagni. Quest’anno è stato importante per me per questo: non ho perso nessuna partita, ho fatto un ottimo lavoro anche in fase difensiva, il mister mi ha fatto crescere tanto anche tatticamente. Devo solo ringraziare tutti". Del passato resta il rapporto con Icardi: "Ci siamo sentiti dopo la vittoria dello scudetto,  lui era contento. Lui mi ha dato una mano grandissima quando sono arrivato qua, sia con la lingua che con altre cose dentro lo spogliatoio. Lo posso solo ringraziare e gli vorrò sempre bene".

"A mia figlia farò vedere il gol al Torino"

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Nel corso dell'intervista Lautaro ha parlato anche delle sue radici e della famiglia, con la nascita di sua figlia Nina. "L'arrivo di mia figlia mi ha dato più tranquillità rispetto a prima, anche mentalmente: è la cosa più bella che potesse succedere ed è arrivato anche lo scudetto. Devo ringraziare lei, mia moglie e sono molto contento di come sono andate le cose e sì, lei mi ha dato tanta forza". Nessun dubbio sul gol da farle vedere: "Il gol segnato al Torino a metà marzo è stato importante per la situazione per come è andata la partita: magari le farò vedere quello". Gol e grande elevazione. Quella di chi arriva da Baja Blanca, la terra di Manu Ginobil: "Incide? Può essere. Anche mio fratello gioca a basket e ogni volta che vado in Argentina o viene lui in Italia ci giochiamo insieme. Magari l'elevazione arriva da lì". Poi, un salto nel passato: "Sin da piccolo ho imparato a essere duro a guardare avanti anche quando le cose vanno male. Penso sempre a lavorare e dare il massimo ogni giorno". Il modello era "Radamel Falcao, ma anche Luis Suarez. Adesso penso a dare il massimo, guardo tutti per imparare e anche da Diego Milito ho imparato tanto quando ero in Argentina". Ricordi a tinte nerazzurro: "Quello che Milito ha fatto all'Inter è molto importante. Ha vinto il Triplete, ha vinto tutto. Nel 2014, quando sono arrivato al Racing è arrivato lui, poi nel 2015 ho fatto l'esordio in prima squadra. Ho un bel rapporto con lui, quando le cose vanno male mi chiama e questo mi aiuta molto, quando vanno bene mi chiama meno". Sorride quando parla del Principe, così come quando spiega il motivo del suo soprannome: "Quando sono arrivato al Racing c’era un compagno che diceva sempre: 'Tu sei un toro', così quando sono andato in prima squadra mi chiamavano così. Sono arrivato a Milano e il soprannome mi è rimasto".

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