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17 gennaio 2018

Calciomercato Juventus, Beppe Marotta a L'Originale: tutte le verità sul mercato bianconero

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Ospite a Calciomercato L’Originale Beppe Marotta – tutta la verità sul calciomercato della Juventus. Dalle 22.45 su Sky Sport 1. In studio il tridente Bonan Di Marzio e Fayna con Lionello Manfredonia (uno scudetto e una Coppa Intercontinentale con la Juventus) e Marco Bucciantini. In collegamento da Milano Fabrizio Romano sui luoghi che hanno segnato le trattative di mercato dei bianconeri condotte dalla coppia Marotta-Paratici negli ultimi anni

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Uno degli juventini più invidiati dalle concorrenti non indossa gli scarpini da calcio, ha 60 anni compiuti e secondo molti è il vero fuoriclasse della squadra. Non di quella che scende in campo, comunque una sua creazione, ma di quella dirigenziale, la macchina che fa funzionare (alla grande) la Juventus da 7 anni e mezzo. Beppe Marotta è l'amministratore delegato che (quasi) tutti i tifosi vorrebbero, e che stasera sarà ospite dalle 22.45 su Sky Sport 1 a Calciomercato L'Originale. Dove racconterà tutto sul mercato della Juventus: i tifosi non smettono di sognare, perché Marotta li ha abituati sempre meglio.

Marotta, Scudetti e colpi di mercato

Dopo una lunga carriera da direttore generale tra Varese, Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta e Sampdoria, di cui fu anche a.d., arriva alla Juve nel 2010 con l'obiettivo di rifondarla: la squadra è reduce da un 7° posto, il fatturato supera di poco i 170 milioni di euro e ha perdite per oltre 90. Oggi, 7 anni dopo, Marotta si guarda indietro e vede una Juventus con 6 scudetti di fila sul petto, due finali di Champions nelle ultime 3 stagioni, un fatturato quasi triplicato (562 milioni nel 2017, plusvalenze incluse) e il proprio nome iscritto nella Hall of Fame del calcio. Anche grazie a colpi di mercato che hanno cambiato la storia bianconera.

L'intuizione Barzagli, i capolavori Pirlo e Vidal

Al suo arrivo all'inizio dell'estate 2010, accompagnato dall'inseparabile Fabio Paratici, deve cambiare l'ossatura della squadra e cedere giocatori svalutati. Come spesso capita a chi ha fretta, compra molto e non sempre bene. Ma tra le delusioni del “Malaka” Martinez e Milos Krasic si nascondono alcuni colpi che avrebbero gettato le basi dei successi futuri: Bonucci e Pepe, raggiunti a gennaio da Matri e Barzagli (preso dal Wolfsburg per appena 300mila euro), insieme ai senatori bianconeri iniziano a creare “lo zoccolo duro italiano” citato spesso da Marotta per spiegare gli incredibili anni che sono seguiti. L'estate dopo è quella di due autentici capolavori, decisivi per centrare il primo Scudetto dell'era Agnelli: l'arrivo di Pirlo a parametro zero dal Milan e quello di un semi-sconosciuto Arturo Vidal (pagato 12,5 milioni al Bayer Leverkusen) danno a Conte un centrocampo nuovo, tra i più forti d'Europa. Che insieme ad altri nuovi innesti come Lichtsteiner (arrivato per meno di 10 milioni dalla Lazio) e Vucinic (15 dalla Roma) portano la Juve di nuovo sul tetto d'Italia.

La scommessa Pogba e il colpo Tevez

Insieme alla squadra, tornata a giocare la Champions League, cresce anche la società. Con i nuovi introiti europei i ricavi aumentano, ma nell'estate del 2012 il colpo di genio è ancora una volta gratuito: dopo mesi di trattative con l'agente Mino Raiola, Marotta porta a Torino un ragazzino delle giovanili del Manchester United che quattro anni dopo rivenderà alla stessa squadra per 105 milioni di euro, all'epoca il colpo più caro della storia del calcio. L'operazione Paul Pogba è la Cappella Sistina della carriera di Marotta, che nel frattempo ha imparato a ragionare sempre più in grande: per tornare davvero competitivi in Europa ci vogliono giocatori di spessore internazionale. E così a luglio 2013, accolto da una folla esaltata, sbarca sotto la Mole un certo Carlos Tevez, strappato al Manchester City per appena 9 milioni di euro. La 10 che fu di Del Piero ha un nuovo padrone.

Addii e rivoluzione: da Conte ad Allegri

Il 2014 è l'anno del terzo scudetto di fila, quello dei 102 punti, e dell'addio di Antonio Conte, che non condivide alcune scelte di mercato. Tra cui quella di lasciare Iturbe alla concorrenza: la Roma paga l'argentino 30 milioni, la Juve prende gratis Evra dallo United e per 20 milioni scommette sul giovane Alvaro Morata, che con Max Allegri da promessa diventerà splendida realtà. Sono anche i suoi gol a portare la Juve alla finale di Champions League a Berlino, persa contro il Barcellona stellare di Neymar, Messi e Suarez. Ma la trasformazione inseguita da Marotta per anni è quasi completa: la Juve è tornata a sedersi al tavolo delle big in Europa.

Ciao Apache, tocca a Dybala

Cresce il fatturato, cambiano le esigenze, ma “migliorare questa squadra non è facile”, ripete spesso l'amministratore delegato. Per lui il mercato ha due linee guida: inseguire le “opportunità” in entrata e vendere bene per fare plusvalenze, senza trattenere nessuno controvoglia. Così nel 2015 lascia partire Vidal (per 37,5 milioni al Bayern), Tevez (6,5 al Boca) e Pirlo (in scadenza), piazza Ogbonna al West Ham per 11, Berardi al Sassuolo per 10 e si priva di Coman, guadagnando sul ragazzino francese, netti, ben 26 milioni. E li rimpiazza con una serie di colpi per il presente e il futuro: i 40 milioni per Dybala e i 26 per Alex Sandro sembravano tanti, ora paiono briciole. Come gli 1,8 milioni di euro per il prestito di Cuadrado, riscattato a 20 nel 2017 per evidenti meriti sportivi.

Emre Can nel mirino della Juve

La fase tre: i Top Player, da Higuain a Bernardeschi

Da due anni a questa parte il mercato della Juventus è entrato nella fase tre: quella dei Top Player. Nelle “opportunità” di mercato che Marotta sfrutta come pochi altri ora c'è di tutto. Ci sono ancora i colpi gratuiti come Khedira e Dani Alves, che portano esperienza e pochi rischi economici. Ci sono i migliori campioni della Serie A protetti da una clausola rescissoria, che vale la pena di pagare anche 36 milioni (per Pjanic) o addirittura 90 (per Higuain) per migliorare la rosa. Ci sono i giocatori già pronti dall'estero, come Matuidi, Benatia e Douglas Costa. Ci sono gli acquisti in prospettiva futura, a prescindere dal prezzo: Rugani arrivò per 5 milioni, per Bernardeschi ce ne sono voluti 40, per Szczesny ne sono bastati 12, per Caldara 15, mentre Emre Can dovrebbe arrivare a zero. E tutti si possono vendere, a patto che lo desiderino e soprattutto generino una plusvalenza: così per 17 milioni Lemina si lascia partire volentieri, e con 40 si può dire addio anche al pilastro Bonucci, senza preoccupazioni. Si può persino rinunciare a un colpo già fatto, come Schick, se le condizioni non convincono più. Purché a rimetterci non sia il risultato sportivo, il fine ultimo di questo enorme lavoro. Le prossime mosse? Proveremo a scoprirle stasera, con il diretto interessato, a Calciomercato L'Originale.

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