Roma, Petrachi a 'Il calciomercato che verrà': "Non venderemo i nostri big"

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Diversi gli argomenti toccati dal direttore sportivo della Roma, intervistato da Luca Marchetti e Gianluca Di Marzio a Il calciomercato che verrà: “Faremo di tutto per tenere Smalling e Mkhitaryan e trattenere Zaniolo. Kean non è un obiettivo, come nemmeno Mandragora e Rugani”. L'Intervista integrale in onda su Sky Sport 24 alle 15.00 e alle 22.30

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Gianluca Petrachi ha aperto le porte del suo ufficio a Trigoria a Sky Sport, ospite de Il calciomercato che verrà. Nella stanza spicca subito una vecchia foto dell’Olimpico. “Ho voluto rigorosamente una foto della vecchia curva della Roma, non che quella attuale non sia importante, ma perché per andare avanti bisogna riconoscere la storia e spero che mi porti sempre fortuna”, ha esordito il direttore sportivo dei giallorossi.

 

Lo stop del campionato porta anche a delle problematiche. Il primo ostacolo da superare è il famoso 30 giugno, e noi tutti ci auguriamo che si sforerà per la scadenza dei contratti.
“Innanzitutto, i calciatori che sono in prestito qui da noi si trovano molto bene. Sono stati anche titolari, a parte qualche eccezione come Kalinic. Adesso dobbiamo aspettare le evoluzioni e di conseguenza cercheremo di capire come sistemare il tutto. Certamente avendo un colloquio quotidiano coi calciatori mi sento abbastanza fiducioso che vogliano terminare con noi la stagione senza rientrare alla scadenza del prestito”.

 

Si sta lavorando con giocatori e club affinché facciano parte del futuro della Roma? C’è l’esigenza di avere Smalling e Mkhitaryan?
“Credo che, come confermato anche dai numeri, siano stati due prestiti vincenti. Purtroppo Henrikh l’abbiamo perso per un po’ di tempo per dei problemi fisici, ma si trova bene da noi così come Smalling: la moglie è molto contenta di stare a Roma. Il club farà di tutto per tenere entrambi i ragazzi, soprattutto per la loro volontà di rimanere. Poi se ci riusciremo lo vedremo più avanti, ma sento di avere entrambi i giocatori accanto”.

 

L’interruzione di attività ha portato ad una crisi economica. La mission della Roma è sempre stata un player trading abbastanza feroce, anche prima della tua venuta. Credi che possa cambiare la situazione adesso? Sei preoccupato per un ribasso dei prezzi dei giocatori o lo consideri un vantaggio perché aumentano le opportunità?
“È troppo difficile stabilire il mercato che verrà. I prezzi caleranno, non ci saranno i parametri di prima. Va rivisto tutto il piano del mercato. Per quanto riguarda la Roma, ha sempre lavorato vendendo i giocatori, è sempre stata attiva da questo punto di vista. Se dovessimo vendere qualcosa, saremo bravi a investire i soldi incassati. Il trading deve essere fatto, ma cercando di sbagliare poco. Questo è l’argomento più importante per un direttore sportivo”.

 

Possiamo dire che Zaniolo e Pellegrini non faranno parte di questo trading o a seconda delle offerte che ci saranno anche loro potrebbero far parte di possibili sacrifici?
“Pellegrini ha una clausola rescissoria, ma è un ragazzo molto legato alla Roma. Come ben sapete, anche se l’importo della clausola rescissoria viene versato ma il giocatore decide di non andare, è libero di poter rimanere. Ho pochi dubbi su di lui, sul fatto che possa pensare di lasciare la Roma in questo momento. Ha visto la credibilità del club e quanto sia cambiato nell’ultimo anno, e penso che voglia credere nel progetto che è stato portato avanti quest’estate. Zaniolo rappresenta un po’ il giocatore che emoziona i tifosi, noi faremo di tutto per trattenerlo. Credo che la linea sia quella, poi il calciomercato mette davanti a tante difficoltà e situazioni contingenti, ma la volontà è quello di mantenere i nostri big”.

 

Hai fatto riferimento a giocatori che non sono più centrali nel progetto. Il fatto che ci sia la crisi economica non peggiora le possibilità di fare cassa con le cessioni di questi elementi?
“Assolutamente sì, tutti aspettano e nessuno fa una prima mossa anche se il giocatore ha fatto bene. Nello specifico faccio l’esempio di Schick: è un giocatore per cui il Lipsia ha un diritto di riscatto, datato metà giugno, ma ancora tergiversa per capire cosa fare. E non perché non abbiano avuto modo e maniera. Proveranno ad avere uno sconto, ma noi non siamo qui ad elemosinare. Lui peraltro è uno di quei giocatori che se non dovesse rimanere al Lipsia mi è stato già chiesto, ha mercato. Ci sta che i tedeschi prendano ancora tempo, ma è uno di quei casi in cui se non dovesse essere riscattato rischiamo di incassare ancora di più. Ci sono anche situazioni per cui un giocatore, ad esempio Gonalons, ceduto in prestito in Spagna, verrà riscattato in caso di salvezza della sua squadra. E lo stesso vale per Defrel al Sassuolo. Quindi finché non si ha il quadro definitivo, non si capisce quanti soldi si avranno. Florenzi? Ci sono due squadre molto interessate a lui, si parlava dell’ipotesi della cessione visto che era uscito in prestito a gennaio. Zappacosta è stato sfortunato, ora sta bene ed è recuperato. Noi ci siamo presi del tempo per valutarlo in questi mesi, troverà il suo spazio e se dimostrerà di stare bene vedremo cosa fare”.

 

Si discute anche di una cessione societaria, quindi ci potrebbero essere vincoli ancora più stringenti.
“Con Fienga ho sempre un contatto diretto ed è sempre stato il mio riferimento, non ho accusato questo tipo di problematica perché non ci è mai mancato nulla. Ho chiesto che fossero rifatti i campi ed è stato così, con un quarto campo che sta sorgendo adesso. Le vicende societarie alla fine entrano in scena nel momento in cui c’è da fare una valutazione sul futuro della Roma e sul mercato. La situazione attuale sta facendo andare a rilento un po’ tutto. A tempo debito però arriveranno tutte le risposte”.

 

Ci sono delle operazioni che pensi di chiudere a prescindere? O sono sempre legate alla partenza di qualcuno?
“È naturale che il mio lavoro mi porta a valutare i parametri zero di spessore che sono sul mercato. Ma bisogna stare attenti, questo è un campionato monco che non ha dato risposte per tutti. A gennaio Kalinic stava entrando in forma, ha fatto prestazioni e gol. Oggi è in prestito dall’Atletico Madrid, se dovesse fare altri 7-8 gol è evidente che la valutazione su di lui cambia perché poi meriterebbe una riconferma. Poi se arriva il colpo che serve a prescindere non ci faremo di certo cogliere impreparati”.

 

In una delle prime conferenze, dicesti che bisognava cambiare punto di vista: la Roma doveva essere un approdo e non un punto di transito.
“Sono arrivati giocatori giovani, ho cercato di svecchiare la squadra con tutti ragazzi di prospettiva, da cui si può attingere e da rimettere eventualmente sul mercato. Soprattutto, mi piacerebbe costruire una Roma ancora più forte e solida, credo che ci sia l’intelaiatura giusta. Dzeko oggi è il nostro capitano, il nostro punto di riferimento e se ci parli si capisce quanto sia contento della scelta di rimanere fatta in estate, visto che tutto quello che gli era stato promesso poi è stato fatto. È stata fatta una grandissima semina”.

 

Quanto danno fastidio le voci di una tua partenza? Sei stato realmente in discussione?
“Dispiace sempre quando strumentalmente escono fuori delle notizie. Io purtroppo sono una persona scomoda in questo ambiente perché non regalo niente a nessuno dal punto di vista mediatico. Sono un tipo riservato, che cerca di fare bene il suo lavoro con la massima trasparenza. In un ambiente come Roma non è semplice, perché presenta tante insidie. Se non ti prendi un caffè con quel giornalista o non gli rispondi, si viene immediatamente attaccati. Il fatto che mi abbiano bacchettato e continuino a farlo, mi ha permesso di essere ancora più intransigente con me stesso. Vado serenamente avanti per la mia strada. Poi che il mio tempo qui è finito, dovranno essere Pallotta e Fienga a dirmelo. Al momento ho la fiducia della società. A Roma ne hanno spappolate tante di persone, se in 20 anni non si è vinto nulla qui è anche a causa di questi problemi, che non sono legati alla tifoseria, che è passionale e sentimentale. A me le sfide piacciono. A Torino ciclicamente si diceva che l’anno successivo sarebbe arrivato un altro direttore sportivo, ma alla fine sono rimasto 9 anni e ho deciso io di andarmene. I compromessi non mi piacciono. Vedremo cosa succederà”.

 

Il rapporto con la squadra e con Fonseca com’è?

“Qualcuno dice che è brutto perché all’intervallo di Sassuolo-Roma dove si perdeva 3-0 al primo tempo, in un momento così difficile, mi sono sentito di dire due paroline alla squadra. L’ho sempre fatto e lo farò sempre. Era il momento in cui bisognava guardarsi in faccia, poi avendo fatto il calciatore certe dinamiche le capisco. Dovevano tirare fuori gli attributi cercando di salvare la faccia, perché si stava perdendo anche quella. Non ho parlato di tecnica o di tattica. L’allenatore poi ha preso la parola e ha fatto ciò che doveva. Fonseca è preparato e capace, una persona di spessore, intelligente oltre la normalità, ma è entrato nel campionato italiano e devo aiutarlo a capire le caratteristiche della Serie A. Se questo avviene anche con dei confronti forti ben venga”.

 

Che squadra hai ritrovato?
“Nei primissimi giorni ho visto voglia, cattiveria e concentrazione. In quest’ultima settimana, invece, li ho visti un po’ meno convinti e ho dovuto far capire loro che la ripresa si stava avvicinando sempre di più. All’inizio siamo stati felici di ritrovarsi, ma come in ogni famiglia c’è qualche figliolo che si perde. Mio padre diceva sempre ‘ama chi ti fa piangere e non chi ti fa ridere’, è un motto che mi porto sempre dietro. Cerco di dare consigli in funzione degli errori che ho fatto io da calciatore e di dare quel valore aggiunto da direttore sportivo. Se c’è da rimproverare qualcuno per l’atteggiamento richiamandolo sul concetto di rispetto del gruppo, sono il primo che interviene: fa parte del mio modo di fare”.

 

A gennaio è stato molto richiesto Under. Che valutazioni si faranno su di lui? Dalla Premier il prossimo ad arrivare è Kean?
“Kean non è un giocatore che abbiamo mai puntato. È un ottimo calciatore ma non è mai stato un obiettivo della Roma. Under invece rappresenta un talento forte, vedremo cosa accadrà: fa la differenza, rompe gli equilibri. A me piace, lo volevo già prendere al Torino quando era in Turchia. Su di lui ci sono squadre molto interessate, perché è appetitoso, ma è prematuro parlare di questo perché dobbiamo vedere come si sviluppa la situazione”.

 

Alcuni di questi giovani talenti vengono dal vivaio. Per la formazione dei ragazzi, la Roma sta pensando a una seconda squadra?
“Non è che non sono d’accordo, ma credo sempre che la seconda squadra serva relativamente. Noi siamo cresciuti facendoci le ossa in Serie B e C, campionati che formano. Penso che prendere qualche schiaffone in Serie C possa servire, come è successo a tanti giocatori che sono usciti dalla Roma”.

 

Ci saranno delle formule particolari per favorire le operazioni o ce ne saranno di meno?
“Penso che ci saranno tanti scambi, come fossero figurine. L’abilità di chi ha il mio ruolo è di individuare uno scambio intelligente, avendo anche una sana attesa per capire cosa accadrà. Chi sbaglierà meno questo tipo di mercato potrà fare ottime cose. Paratici non lo sento da gennaio, non abbiamo parlato né di Mandragora né di Rugani, non entreranno nel progetto tecnico della Roma: anche queste sono voci infondate”.

 

Un solo aggettivo: il calciomercato che verrà sarà…?
“Creativo”.

petrachi

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