Dybala: "Felice alla Juve, ma per il rinnovo ancora nulla. Il Barça? A chi non piacerebbe"

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L'argentino parla del suo futuro alla CNN: "Alla Juve sto bene, ho ancora un anno e mezzo di contratto ma il rinnovo dipende dalla società. A chi non piacerebbe il Barcellona? È un grande club, con Messi ancor di più. Ma lo è anche la Juve, abbiamo tanta qualità da poter fare due squadre. L'anno scorso volevano cedermi, ma io non venivo da una buona stagione e volevo restare. Con Sarri sono migliorato e ora sono felice"

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I brutti momenti vissuti per il coronavirus sono ormai soltanto un ricordo, Paulo Dybala ora è concentrato sul campo per provare a chiudere la stagione nel migliore dei modi. Si parte subito con la Coppa Italia, poi via al rush finale in campionato e successivamente si proverà a inseguire ancora il sogno Champions. Slitta anche il mercato che, salvo sorprese, non dovrebbe avere l'argentino tra i protagonisti. Dybala è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nella Juventus di Sarri e ora attende il rinnovo: "Per ora non c'è nulla – le sue parole alla CNN – Ho ancora un anno e mezzo di contratto, so che non è molto e che non è facile per la società con tutto quello che è successo con il coronavirus, ma anche altri calciatori hanno rinnovato. Ovviamente sono un giocatore di questo club e sono felice di essere qui. La gente mi ama molto e io amo molto la gente. Ho un buon rapporto con la società e con il presidente, sicuramente ne parleremo. Prima o poi potrebbe arrivare il rinnovo, ma dipende dalla Juve". Dybala viene spesso accostato ai grandi club europei, tra i quali il Barcellona: "È una grande squadre e con Messi lo è ancora di più. Sarebbe molto bello giocare lì, ma anche la Juve è un club incredibile, pieno di storia e ricco di campioni. C'è talmente tanta qualità qui che potremmo fare due squadre, poi ci sono giocatori come Buffon e Cristiano Ronaldo che rendono il club ancora più grande".

"La Juve voleva cedermi, ma io non volevo andare via"

Eppure lo scorso anno, Paulo Dybala è stato a un passo dall'addio: "Più o meno l'anno scorso, di questi tempi, la Juventus non voleva contare su di me, non voleva che continuassi a giocare qui. Sono stato contattato da alcuni club che si sono interessati a me. Tra questi c'erano il Manchester United e il Tottenham, poi è arrivato anche il Paris Saint-Germain. Non ho parlato direttamente con nessuno di loro, ma ci sono state conversazioni tra i club. Tuttavia, la mia intenzione al momento era di rimanere. Non avevo trascorso un anno positivo e non volevo andare via in quel modo, non sarebbe stato giusto. Così ho comunicato che la mia intenzione era quella di rimanere, lavorare per crescere e dare il massimo qui. Ovviamente non è stato facile perché le intenzioni della Juventus erano diverse, ma dopo la chiusura del mercato non c'era più tempo e con l'arrivo di Sarri sono cresciuto molto. La squadra ha iniziato a giocare a calcio molto meglio e questo mi ha fatto rimanere e fino a ora ho disputato una grande stagione".

"Razzismo? Chi di dovere dovrebbe agire, presto lo faranno i calciatori"

Tema razzismo. Negli ultimi giorni si protesta per la morte di George Floyd, ma anche nel calcio ci sono spesso episodi spiacevoli: "Chi di dovere dovrebbe agire, a breve lo faranno direttamente i calciatori. Spesso decidono di lasciare il campo e di non giocare, mi sembra una decisione perfetta. Se la società o la Federazione non decidono di fare nulla, è giusto agiscano direttamente i calciatori. O, come accaduto altre volte, che gli arbitri sospendano la partita. C'è l'episodio di Kean a Cagliari o altri vissuti con miei compagni di squadra, come Pjanic contro il Brescia. Poi in Italia è successo pure a Balotelli. A volte è difficile mettersi nei panni di qualcuno che soffre di razzismo, perché non lo senti. Ma sai cosa succede a un tuo compagno che viene giudicato solo per il colore della pelle, è molto brutto. A volte, però, le discriminazioni avvengono anche per altri motivi, ho visto ad esempio giocatori asiatici vittime di razzismo e sono cose molto tristi. Fortunatamente la mia famiglia mi ha educato in modo diverso e rispetto le persone per quello che sono, per il loro modo di pensare, di vestire, per il paese di provenienza e il colore della pelle. Penso che tutti dovrebbero crescere così, tutta la società dovrebbe essere unita contro il razzismo".