Fiorentina, Borja Valero: "Mi allenerò come un bambino. Il cuore mi ha riportato a casa"

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Il centrocampista spagnolo si è presentato così in conferenza stampa: "Posso trasmettere il mio calcio e aiutare i compagni. Avevo avuto offerte migliori, ma il cuore non si può cambiare: l’unica opzione per me era tornare a Firenze"

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Tre anni dopo, Borja Valero è ancora lì. Emozionato e sorridente, per il suo ritorno alla Fiorentina. "Sono felice, ringrazio tutti per l'accoglienza" sono le sue prime parole nella conferenza stampa di presentazione. "Di quando andai via non voglio parlare – ha proseguito – grazie all'Inter per avermi portato in un club importante dove ho passato begli anni. Ora sono qui, mi allenerò come un bambino per giocarle tutte, poi deciderà l'allenatore. Posso trasmettere il mio modo di fare calcio e aiutare i compagni. Sento ancora di poter giocare, non penso al futuro". La delusione di non aver conquistato l’Europa League con i nerazzurri si trasforma nella voglia di rincorrere nuovi obiettivi con la Fiorentina: "Siamo stati vicini a vincere qualcosa anche se non ci siamo riusciti. In carriera non ho mai vinto, sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Voglio conquistarmi l'affetto della gente, penso di essere una risorsa per il club e voglio convincere chi non crede che il mio ritorno sia positivo. Giocare in Europa è necessario, per crescere e migliorare".

Il legame con Firenze

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La notizia del ritorno a Firenze è stata accolta con gioia anche dal figlio Alvaro, dieci anni: "Quando gliel'ho detto è corso in camera a mettersi la maglia viola addosso, saltava da tutte le parti: è stata una grande gioia per lui. Ho avuto diverse offerte, potevo avere più anni di contratto e più soldi, ma il cuore non si può cambiare: per me l'unica opzione era tornare qui". Nella passata stagione, Borja Valero ha segnato uno dei due gol in campionato proprio alla Fiorentina: "Farlo ad una squadra a cui vuoi così bene non è semplice, pensavo potesse essere la mia ultima partita al Franchi perché non sapevo dove avrei giocato e magari sarei potuto tornare in Spagna. Le emozioni furono tante. Ho scelto il 6 perché è il giorno in cui è nato Alvaro".

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Sono cambiate tante cose, negli ultimi tre anni, e la Fiorentina di oggi punta sul talento di Chiesa e Ribéry. "Federico era un bambino, anche se si intravedeva il talento. Quando non riuscivamo a vincere ci diede una mano, ora è cresciuto tantissimo e gli auguro un grande futuro. Potersi allenare con Ribéry è unico, c'è solo da imparare anche alla mia età" ha concluso lo spagnolo.

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