Inter, Marotta: "Nessuna cessione eccellente. Barella e Lautaro rinnovano"

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L'amministratore delegato dell'Inter dal palco del Festival dello Sport a Trento: "Non ci saranno cessioni eccellenti nel futuro dell'Inter. Per Barella pronto l'adeguamento dell'ingaggio, a breve annunceremo il rinnovo del contratto di Lautaro. Lotta scudetto? Noi ci siamo, temo la mentalità di club abituati a vincere come Juventus e Milan". E sul futuro: "Quella con l'Inter sarà la mia ultima esperienza in un club"

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"Cessioni eccellenti nel futuro? Mi sento di escluderle, possiamo essere ottimisti. L'Inter esiste oggi, esisteva prima ed esisterà nel futuro. La competitività è garantita". Parola di Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, dal palco del Festival dello Sport a Trento. "Non sempre nel calcio chi più spende, più vince -sottolinea il dirigente nerazzurro - esiste il patrimonio delle risorse umane, rappresentate da calciatori, dirigenza e tifosi. All’Inter c’è gruppo forte dentro e fuori dal campo. Si può andare lontano, al di là dei nomi dei campioni".

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Del gruppo nerazzurro fa parte Nicolò Barella, per il quale Marotta annuncia l'imminente adeguamento del contratto: "Nicolò è uno dei casi della differenza tra talento e campione: da talento, è diventato campione. Cassano, per esempio, da talento non è mai diventato campione. Non ha mai accompagnato le qualità tecniche a quelle umane. Barella si è affermato con sempre maggiore continuità e oggi ci troviamo di fronte a un campione: per questo occorre gratificarlo per quello che ha fatto, con un adeguamento del contratto pari a quello di una fascia importante di giocatori che fanno parte dell'Inter. Nelle prossime settimane ci arriveremo". E sulla possibilità che diventi il prossimo capitano dell'Inter: "Sarebbe bello, Handanovic ha la sua età e Barella è più giovane. Capitano non si diventa per caso: occorre avere le qualità umane e tecniche per essere un leader. Barella può iniziare a diventare un nostro leader". Firma in vista anche per Lautaro: "A breve annunceremo il suo rinnovo, che è importante e pone le basi per il futuro. Noi vogliamo lavorare a una squadra che sia il giusto mix tra esperti e giovani, necessario per vincere".

"Scudetto, noi ci crediamo"

Marotta si sofferma anche sula lotta scudetto e sugli obiettivi dell'Inter: "Vincere è più facile che continuare a vincere. Tutti ci vedono come quelli da battere. Siamo l'Inter e non dobbiamo partecipare alle competizioni tanto per essere presenti. Dobbiamo sempre alzare l'asticella. Ora il ruolo del battitore lo ha il Napoli, di conseguenza ritengo prematuro esporsi ora fino a maggio - spiega - temo sempre chi ha una grande cultura della vittoria, come Juventus e Milan. Vincere è qualcosa di difficile che va anche al di là di ciò che una squadra rappresenta come valori. Noi abbiamo l'ambizione di regalare la seconda stella ai nostri tifosi, credo nello scudetto". A patto di perseguire un progetto tecnico sostenibile: "Bisogna andare a identificare un modello di riferimento che dia continuità, stabilità e sicurezza. Questo lo trovi se hai una stabilità progettuale. Noi siamo andati a impattare con un cambiamento degli attori principali del progetto ma siamo riusciti a ripartire".

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Nel recente passato dell'Inter c'è Antonio Conte: "La decisione di concludere il rapporto con lui è frutto di una singola scelta, che ci ha anche un attimo spiazzati - ammette Marotta - occorreva reagire con grande tempestività, individuando il profilo migliore sulla piazza. Nella vita gli allenatori passano e serve avere la capacità di ripartire in un percorso nuovo, con la consapevolezza di rappresentare un grande club, una grande società e avere a che fare con grandi professionisti, che avevano meritato quel traguardo. Abbiamo scelto un allenatore giovane ma dal percorso significativo". Parla di Simone Inzaghi: "Stava definendo il suo rinnovo con la Lazio, quindi la tempestività mia e di Piero Ausilio è stata intervenire nella definizione del rapporto presentando i nostri programmi. Inzaghi ha sposato subito la serietà del programma e del progetto. Conte è andato via ma ci ha lasciato un'eredità positiva e importante. Sta a noi non perderla".

"Addii Lukaku e Hakimi erano inevitabili"

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Nell'estate dell'Inter ci sono stati anche gli addii di Lukaku e Hakimi: "Lukaku ha manifestato l'intenzione di essere ceduto al Chelsea e quindi davanti a una situazione del genere occorrere accettare e rispettare la volontà del giocatore. Si inizia un percorso di negoziazione con il club che lo desidera e abbiamo agito dando la nostra valutazione di mercato e immaginando quelle che potevano essere le alternative - ricorda Marotta -  sono dinamiche che nel calcio spesso si verificano. Non mi sono sentito tradito o sconvolto. Se è vero che se Lukaku fosse partito prima Hakimi sarebbe rimasto all'Inter? Il PSG è una corazzata per nomi e dal punto di vista economico. Trattenere un giocatore quando ti chiede di andare lì è difficile". Al posto del centravanti belga è arrivato Dzeko: "Quando si pensa a sostituire un giocatore occorre creare una lista di alternative, legate anche alle opportunità che il mercato in quel momento può assicurare - spiega Marotta - un manager deve puntare sempre al massimo degli obiettivi. Dzeko era un obiettivo prioritario, che già avevamo cercato di comprare nella stagione precedente. Il presidente della Roma gli aveva garantito la cessione gratuita se avesse ricevuto delle richieste e ha mantenuto gli impegni. Vlahovic? Oggi è un grande talento. Ci siamo trovati in una situazione negoziale complicata. Il primo obiettivo era Dzeko, il secondo Vlahovic. Sarebbero stati complementari: uno esperto e pronto nell'immediato, l'altro per guardare anche al futuro".

"Scudetto è stato una liberazione"

Proprio lo scudetto vinto a maggio evoca in Marotta dolci ricordi. "Mancava da tanti anni, è stata una vera e propria liberazione. Che immagine mi viene in mente se ripenso al 2 maggio scorso? Quando abbiamo raggiunto la matematica certezza di aver colto un traguardo straordinario, non dico impensabile perché la convinzione quando si intraprende un percorso è sempre quello di ottenere il massimo. L'eliminazione dalla Champions il momento peggiore? La Champions è legata al momento, devi essere al top quando si affronta una partita ad eliminazione. Per questo non sempre le vittorie in Champions rappresentano le vittorie delle squadre più forti. In campionato vince la squadra più forte".

"Futuro Eriksen? Valutano i medici"

Tra i temi trattati dall'ad dell'Inter, anche le condizioni di Christian Eriksen: "Sicuramente quel 12 giugno è stato un momento drammatico - ricorda - una persona che conosci che rischia di morire. Non si capiva cosa fosse successo e avevamo grandi difficoltà. Siamo stati tempestivi, il nostro direttore sanitario, Piero Volpi, si era messo in contatto con i medici della nazionale danese e avere una prima diagnosi di cosa era successo. La cosa più bella è stata nel vedere i segni di risveglio nel giocatore: per me è stata la notizia migliore. Ha lasciato un vuoto tecnico nel club, ma questo è di importanza molto relativa. Ritorno in campo? In questo momento fare ipotesi è difficile: siamo in una fase in cui attendiamo l'evoluzione della situazione. Saranno i medici a valutare il futuro di questo ragazzo".

"L'Inter sarà la mia ultima esperienza in un club"

Nel futuro di Marotta c'è di sicuro un incontro con Zhang ("Tornerà in Italia a dicembre") ma dopo l'Inter il dirigente ha le idee chiare: "Sarà la mia ultima esperienza in un club - annuncia - questo mondo mi ha arricchito come uomo e la prossima sfida sarà differente, con un ruolo diverso: questo lavoro è stressante ed è giusto pensare alla salute e rallentare un pochino i miei impegni. La mia sete di confronto nasce da quanto ho appreso dal mondo del calcio". E c'è spazio anche per un aneddoto risalente al 1982, quando Ernesto Pellegrini aveva provato a portarlo all'Inter: "Ma è stato un bene perdere quel treno a 25 anni. Così ho iniziato un percorso davvero fortunato, passato per la provincia fino alla Juve e poi all'Inter".

"Dybala è stato trattato dall'Inter"

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Sul palco di Trento c'è spazio per alcuni aneddoti di mercato. Come quello legato al possibile passaggio di Paulo Dybala all'Inter: "Quando si parlava di negoziazione con Icardi verso la Juve, abbiamo trattato l'acquisto di Dybala - ammette Marotta - ora credo proprio che rinnoverà il contratto, ci sono tutti gli elementi perché lui oggi rappresenti la Juventus". A proposito di attaccanti, ecco un retroscena su Haaland: "Alla Juve avevamo la possibilità di prenderlo a 2 milioni e mezzo di euro: a volte c’è bisogno di concedere un extra budget quando tutti ti dicono che sei davanti ad un campione, oggi è uno dei più importanti dello scenario mondiale. Può arrivare in Italia? Direi assolutamente no, oggi siamo un campionato di transizione e non più di destinazione. Da noi tocchi i campioni per un momento molto limitato, poi vanno alla ricerca di ingaggi maggiori rispetto a quelli che possono avere in Serie A. A quel punto agisci di ingegno e creatività". 

"Così ho portato Recoba al Venezia"

Altro aneddoto di mercato è quello riguardante l'acquisto in prestito di Alvaro Recoba al Venezia, quasi 20 anni fa: "Dovevamo prendere un giocatore e identificammo inizialmente Orlandini del Parma: il ds era Oriali e gli dissi che mi sarei mosso il giorno dopo per andare a chiudere l'accordo. Una volta alle porte di Parma, Oriali mi chiama e mi dice che il suo presidente, Tanzi, aveva definito lo scambio Giunti-Orlandini con il Milan - racconta - a quel punto sento al telefono Carlo Regalia e mi segnala Recoba, visto in amichevole il giorno prima. Avviso il presidente Zamparini e vado all'Inter per cercare di definire l'operazione: l'abbiamo fatta e Recoba ci ha portato alla salvezza".

"Il mecenatismo nel calcio non esiste più"

Marotta non nasconde il momento complicato del mondo calcio: "La pandemia ha accentuato una situazione debitoria che affliggeva diversi club italiani e non solo. Milan, Inter e Juve in media negli ultimi due bilanci hanno perso 300 milioni a testa. Il calcio del mecenatismo è superato. Occorre arrivare ad avere un modello diverso. La famiglia Zhang nel corso di questi anni ha profuso circa 700 milioni, quindi è normale a un certo punto rivedere delle situazioni economico-finanziarie: non è una situazione che tocca solo l'Inter. Eticamente non trovo corretto nemmeno il fatto che le proprietà continuino a mettere soldi da investire. Anche i giocatori dovrebbero capire che questo è un momento di grande difficoltà - sottolinea - vivono in un mondo dorato, guadagnano tanto e non sono abituati a far fronte ai problemi che tante famiglie hanno. Vanno educati in tal senso: a volte trovi risposte positive, altre meno.  Sergio Marchionne, che ho conosciuto a Torino, diceva che il manager ha due grandi diritti: scegliere i valori della società e poi scegliete gli uomini con cui lavorare". 

"Dopo il Covid ho una visione diversa della vita"

A proposito di Covid, Adriano Galliani con un messaggio gli ricorda di quando lui e Marotta hanno scoperto di essere positivi al virus: "Siamo stati male, lui più di me - racconta il dirigente dell'Inter - entrambi abbiamo rischiato la vita. Quando passi da queste situazioni apprezzi ancora di più la salute. Mercoledì l'ho incontrato a San Siro e mi ha detto che prima si arrabbiava tanto per il risultato della sua squadra, ora quando succede cerca di affrontare il tutto con più spensieratezza. Affronti la vita con una visione diversa: il calcio è un gioco e una professione. Occorre essere convinti di dare il massimo ma serve anche impadronirsi del concetto di cultura della sconfitta. Ti aiuta a vivere meglio".

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