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Inter, Chivu: "Abbiamo ancora fame. Dumfries? Troveremo un'alternativa"

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In attesa dell'annuncio ufficiale del rinnovo con il club nerazzurro, l'allenatore ha rilasciato due interviste, alla Gazzetta e al Corriere, in cui ha affrontato da un lato i temi più calcistici, dall'altro, in un dialogo con Walter Veltroni, temi più intimi della sua esperienza, non solo sportiva. Una la certezza: l'Inter ha ancora fame di vittorie. E sull'addio di Dumfries: "Aveva una clausola e non potevamo fare niente per trattenerlo, troveremo una soluzione"

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E' sempre più l'Inter di Chivu. In attesa dell'annuncio ufficiale del rinnovo con il club nerazzurro, atteso a breve, l'allenatore giorno dopo giorno è sempre di più il simbolo del nuovo corso della squadra. Non solo per i due trofei, scudetto e Coppa Italia, conquistati. Ma anche e soprattutto dal punto di vista umano: l'allenatore romeno ha conquistato squadra, società e ambiente. Un "percorso", come ama ripetere, certo non privo di ostacoli e difficoltà, come ha confermato in due interviste differenti, una alla Gazzetta dello Sport e una a Walter Veltroni sul Corriere della Sera. 

Chivu alla Gazzetta: "Dopo Udinese e Juve ho temuto..."

A Filippo Conticello e Roberto Maida, sulla Gazzetta, l'allenatore nerazzurro si mostra consapevole della precarietà del ruolo di chi siede in panchina e rivela: "Dopo Udinese e Juventus ho temuto che potesse saltare il banco ma poi ho visto che la società non aveva la stessa mia percezione. Anzi, mi ha subito sostenuto. Io ho sentito solo sostegno e vicinanza". Chivu non ama guardarsi indietro, anche se si dichiara il primo critico di sé stesso, anche quando vince. E non si sottrae all'analisi sulla sconfitta in Champions contro il Bodo, doppia sfida persa, secondo l'allenatore, per tanti piccoli dettagli che però fanno parte di quel "percorso", sua parola diventata quasi un mantra. Sul futuro, invece, Chivu non ha dubbi sulla motivazione della squadra: "Cambia che adesso è più difficile. Dobbiamo essere bravi a trovare anche in questa nuova condizione gli stimoli e la motivazione giusta. La stessa mentalità, la fame, l’equilibrio giorno dopo giorno. Non è mai semplice ripetersi dopo una vittoria, però ho a che fare con grandi campioni che sanno come si fa. E poi abbiamo a disposizione una società che ci sostiene, uno staff in grado di capire e gestire determinati momenti. Il futuro nessuno può saperlo, ma ci impegneremo tutti per ripeterci e migliorarci". Accettando l'evoluzione, uscendo dalle zone di comfort e mettendoci la faccia, questa la ricetta. Ci sarà da migliorare il percorso in Champions rispetto allo scorso anno, ma senza farlo diventare un'ossessione e sapendo che il gap con le big d'Europa è reale ma non un'alibi per non provare a dare il massimo. 

Chivu: "Dumfries? Non potevamo trattenerlo ma troveremo l'alternativa"

Chivu risponde anche sull'addio di Denzel Dumfries: "Denzel ha fatto il suo... Aveva una clausola e l’Inter non ha potuto fare niente per fermarlo. Noi dobbiamo essere pronti ad avere la soluzione, l’alternativa giusta, e capire ciò che ci fa fare il salto di qualità, nel futuro". L'alternativa sarà Palestra? : "E' un bel profilo ma oggi non è un mio giocatore, quindi non posso parlarne... Abbiamo pianificato tutto, ci sono piani A e piani B per ogni ruolo. Tra l’altro, nell’estate del Mondiale tutto può diventare un’agonia...". Un'Inter che riparte dalla ritrovata certezza Bastoni: "So che uomo è Alessandro, ma so soprattutto cosa ha dato, cosa dà e cosa darà nel futuro per noi". Sulla sua comunicazione verso l'esterno, infine, la risposta di Chivu è determinata: "Difenderò i miei giocatori fino alla morte"

Chivu a Veltroni: "La libertà era una fetta di prosciutto"

Al Corriere della Sera l'allenatore nerazzurro concede una lunga chiacchierata con Walter Veltroni. In cui i temi sono più intimi e storici. L'infanzia nella Romania soggiogata dalla dittatura comunista di Ceausescu: "Avevo poche cose, quelle consentite dal regime comunista in Romania. Ma sono cresciuto con l’educazione ricevuta da parte dei miei, appassionato di essere un bambino, con la voglia di non perdere quella felicità. Avevamo poco, ma ce lo godevamo tutto". Una libertà conosciuta con la caduta del dittatore: "La libertà era avere una fetta di prosciutto, un quadrato di cioccolata. Ci crede che io ho mangiato la mia prima banana a otto anni?". Nel dialogo l'allenatore nerazzurro, oltre a parlare dell'infanzia, ha parlato anche del legame profondo con la sua famiglia e con il padre, morto quando Chivu aveva solo sedici anni ed era in procinto di diventare professionista: "Volevo dimostrargli quello che lui ha sempre pensato di me ma che io ho saputo solo dopo da mia mamma: che potessi crescere responsabilmente, e farmi strada con le mie forze. È stato l’unico obiettivo della mia vita: dimostrargli di saper fare cose belle e giuste, da ragazzo maturo. Purtroppo non ha potuto vedermi crescere. Il giorno che se ne è andato ero in ritiro, ho fatto in tempo a salutarlo. Il giorno dopo, come lui avrebbe voluto, ero in campo per una partita". Poi, tra i tanti racconti personali, Chivu torna sul caso Bastoni: "Quella sera ho deciso di fare a modo mio e difendere il mio giocatore fino in fondo. Probabilmente un padre fa questo. Io ho cercato di confortarlo, sapevo che lui ne poteva uscire distrutto, per la gogna alla quale è stato sottoposto, nonostante sia un ragazzo forte che non ha mai mollato. In quei giorni ha messo una maschera per farci credere che tutto andava bene. Ma non si poteva lasciarlo solo. E il gruppo ha apprezzato"

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