Fiorentina, Paratici in conferenza: "Vogliamo che Kean resti ma dobbiamo essere realisti"
CalciomercatoIl ds della Fiorentina Paratici è intervenuto in conferenza dove ha parlato del futuro di Kean: "Speriamo e vogliamo che sia il nostro numero 9. Poi come tutti i club di calcio, non siamo totalmente padroni del nostro destino". Poi sugli obiettivi: "Al di là dei budget, noi abbiamo tanti giocatori sotto contratto che non possono sparire: o si vendono o qui non ci stiamo. Io per carattere amo la competizione e non accetto di essere ottavo tutti gli anni"
Terminato il viaggio negli USA, dove ha incontrato la proprietà, il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici è intervenuto in conferenza stampa dal Viola Park, dove ha parlato della strategia sul mercato, a partire dal futuro di Moise Kean: "Siamo in un periodo di mercato e quindi ci sono delle interlocuzioni con gli agenti. Non sono qui a raccontarvi tutta la verità su quello che ci diciamo in questi incontri. Kean è un patrimonio dell'Italia e della Fiorentina a cui sono molto affezionato, speriamo e vogliamo che sia il nostro numero 9. Poi come tutti i club di calcio, tranne 4-5 club in Europa, non siamo totalmente padroni del nostro destino, è una considerazione su cui dobbiamo essere realisti e raccontare la verità ai nostri tifosi". Sul rinnovo di Dodo e Ndour: "È un giocatore che ha ambizioni e vedremo cosa succederà. Ndour? È al centro del progetto della Fiorentina perché ha appena iniziato ed è in crescita. Ci mancherebbe altro che non fosse al centro del progetto. Deve confermarsi perché non possiamo beatificare o crocifiggere un giocatore dopo 12 partite. Serve equilibrio e tempo"
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"Tanti giocatori sotto contratto: o si vendono o qui non ci stiamo"
Sull'incontro con la famiglia Commisso: "È stato un bell'impatto. La proprietà, che è forte e solida, ci ha ribadito la volontà di costruire una Fiorentina competitiva e duratura. Servirà tempo perché le cose non succedono in tre mesi. Budget? In tutte le società ci sono, ma non sono dati solo dal mercato, ma di una totalità del club: dalle entrate, dalle uscite, dallo stadio, dai miglioramenti. I budget ci sono ma non sono solo legati al mercato. Al di là dei budget, noi abbiamo tanti giocatori sotto contratto che non possono sparire: o si vendono o qui non ci stiamo. Non possiamo avere più di 23-25 giocatori: è una questione tecnica e organizzativa. Le mie ambizioni non sono legate al monte ingaggi ma a costruire qualcosa di solida che non legato ad un calciatore specifico. Non mi concentrerei sul monte ingaggi ma sul fare il miglior lavoro possibile di quelli che abbiamo in testa, sapendo che come ho detto non tutto è nelle nostre mani".
"Non accetto di essere ottavo tutti gli anni"
"Se non avessimo una visione sarebbe preoccupante e speriamo di distinguerci come alcuni esempi che in Italia già ci sono - ha continuato Paratici -. Vogliamo competere negli anni facendo le cose per bene. Io per carattere amo la competizione e non accetto di essere ottavo tutti gli anni. La Fiorentina storicamente fa 55 punti, non voglio parlare neanche di posizioni, ma di punti. Il Napoli contro di noi fece più di 90 punti ma non vinse. Non voglio parlare di posizioni, ma non accetto una situazione piatta come sono state le ultime. Preferisco una strada in cui servirà più tempo, dove magari arriveranno critiche, ma vogliamo fare un lavoro a 360 gradi che non riguarda solo il mercato per far si che la Fiorentina in questi anni possa fare più punti possibili. Voi siete concentrati sul mercato, noi vogliamo ragionare in modo molto più ampio: non so se questo avverrà in 6 mesi o un anno. Bisogna sempre tenere distinti i sogni dagli obiettivi".
La scelta di Grosso: "Unico candidato in mente"
Il direttore sportivo viola ha parlato della scelta di salutare Vanoli e puntare su Grosso: "Noi fino all'ultimo siamo stati concentrati su Vanoli e sulla salvezza. Lui ha fatto un grandissimo lavoro e noi lo abbiamo supportato per farlo rendere al massimo. Poi si è chiamati a prendere delle decisioni, che non sono basate su quello che una persona ha fatto, ma se sei un capo devi decidere su quello che si potrà fare. A fine campionato ci siamo presi del tempo per non prendere decisioni basate sulle emozioni, ragionando in modo più razionale. Grosso? Era l'unico candidato che avevamo in mente: ci piaceva il profilo. È stato scelto perché pensiamo sia il profilo giusto per ciò che abbiamo in testa di costruire. Le scelte delle persone si devono basare sulla conoscenza in termini di intelligenza, profilo, livelli umani e morali. Questo vale per i giocatori, a maggior ragione per gli allenatori. Noi vogliamo un allenatore moderno, che ragioni in modo dirigenziale. Deve lavorare sul campo, ma anche conoscere tutto ciò che ruota attorno al club, deve conoscere come si comunica internamente ed esternamente. Queste caratteristiche le abbiamo trovate in Grosso".
