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19 novembre 2018

Calciomercato, tutte le trattative su Paul Pogba

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I recenti dissapori con Mourinho hanno alimentato le voci su una possibile partenza dal Manchester United, ma Pogba ha ribadito l'amore per i Red Devils "Sono tornato a casa, l'ho sempre sognato", senza chiudere definitivamente le porte "Qui sto bene, in futuro vedremo". Juventus e Barcellona alla finestra

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Paul Pogba non è una rivelazione, né una suggestione dovuta ad un avvio di stagione monstre che poteva accendere ulteriormente i riflettori su di lui. No, la Pioche splende di luce propria ed è una certezza, talento puro e potenza fisica, un mix che lo rende il prototipo del centrocampista moderno: il Mondiale vinto da leader e trascinatore la scorsa estate, se ce ne fosse stato bisogno, è stato una conferma del suo valore. Ma Paul Pogba resta anche un’incognita, se si parla di calciomercato. Non ha smesso di esserlo nemmeno dopo il trasferimento record dell’estate 2016 dalla Juventus al Manchester United, il pogback che ha riacceso i sogni di gloria dei tifosi Red Devils e lasciato con un po’ di amaro in bocca quelli bianconeri. Le voci su un suo possibile nuovo addio allo United si sono intensificate in questi primi mesi di stagione. Lo stesso centrocampista non è stato così fermo nelle smentite, complici le tensioni a Old Trafford nel rapporto tra lui e José Mourinho, che nell’ultimo periodo ha raggiunto i minimi storici. Frecciatine, frasi a metà, sguardi torvi, provvedimenti disciplinari, presunti ultimatum: una guerra fredda che ha alimentato ulteriormente le ipotesi su un futuro lontano da Manchester per Pogba. Il francese, in molte interviste, ha ribadito di avere un contratto in essere con lo United e di essere felice a Manchester, ma spesso ha lasciato una porta aperta: "Il mio futuro? Chissà".

Le origini della "Pioche", dalla periferia di Roissy-en-Brie

Del futuro di Pogba – perlomeno di quello a lungo termine – non si sa molto. Del passato, invece, sì. Il suo talento comincia a manifestarsi nei campetti di cemento della periferia di Roissy-en-Brie, trenta chilometri ad est da Parigi. Il piccolo Paul prosegue la tradizione di famiglia e imita i fratelli maggiori (e gemelli) Mathias e Florentin, senza sapere che li supererà brillantemente. Da questo paesino di circa 22.000 abitanti dove la famiglia Pogba si era trasferita dalla Guinea, trae origine anche il primo soprannome di Paul: La Pioche, significa "piccone" e deriva dall’abitudine di Pogba di calciare il pallone per ore e ore, anche da solo, mentre aspettava gli amici. Il primo a vedere in lui un potenziale fenomeno è uno zio materno, Riva Touré, dal passato da calciatore in Guinea: avrà ragione, e comincerà a capirlo quando Pogba muoverà i primi passi da calciatore nel 2006, a soli 13 anni. Primo trasferimento della carriera, dalla squadra del paese al Torcy; in realtà un trampolino di lancio per il primo turning point: il passaggio all’Accademia giovanile del Le Havre, una delle più importanti di Francia. Lì Pogba diventa a tutti gli effetti un centrocampista – sì, prima era attaccante – e soprattutto attira su di sé le attenzioni dei grandi club. Su tutti il Manchester United, che con un’operazione che scatenerà anche un contenzioso presso la FIFA si assicura il giocatore, salvo poi pagare un indennizzo al club francese. Negli anni in cui milita nelle giovanili dei Red Devils, Pogba conferma le aspettative e si prepara al grande salto nei professionisti. Qui però qualcosa si inceppa, perché la stagione 2011/12, quella che doveva consacrarlo tra i grandi, lo vede debuttare soltanto a gennaio. A fine anno, Paul avrà collezionato appena 7 presenze e 225 minuti. Il poco impiego da parte di Ferguson, l’entrata in scena di Raiola e il lavoro ai fianchi della Juventus, creano i presupposti per il secondo momento di svolta della carriera di Paul. Che diventa Polpo e arriva a Torino, dove esploderà e diverrà il wonderboy ambito da mezza Europa.

Lui giura amore allo United, ma...

Dopo quattro anni (e altrettanti scudetti) in bianconero, però, Pogba sceglie di tornare a Manchester. Forse per quel conto aperto lasciato ai tempi di Ferguson, forse per dimostrare anche lì di essere diventato grande e chiudere così il cerchio. E molto probabilmente anche perché i Red Devils, pur di riprenderselo, sono disposti a sborsare gli oltre 100 milioni per il suo cartellino. Il resto è storia recente: il rendimento di Pogba non rispetta sempre le alte aspettative che su di lui vengono riposte, sebbene con Mourinho vinca due trofei. L'Europa League e una Coppa di Lega non bastano, però, a creare tra i due un rapporto idilliaco. Anzi. Paul non fa niente per nascondere la propria insofferenza, soprattutto per un atteggiamento della squadra che reputa spesso poco offensivo. Mou contrattacca togliendogli la fascia da vice-capitano e sentenziando "che nessuno è più grande dello United". Abbastanza per ipotizzare una partenza? Probabilmente no. Ma la suggestione Juventus resta viva e il doppio confronto in Champions League l’ha alimentata: Paul ha ribadito che "Torino sarà sempre casa sua" ed è rimasto colpito dall’affetto che i suoi ex tifosi e compagni gli hanno manifestato all’Allianz Stadium. Antenne dritte anche a Barcellona, dove non hanno mai smesso di pensare a Paul come rinforzo di lusso per il centrocampo ormai orfano di Iniesta: i blaugrana, dopo gli ammiccamenti estivi, potrebbero tornare alla carica. Nel frattempo, però, Pogba è diventato campione del mondo e innalzato il suo status: una nuova trattativa per un suo eventuale trasferimento sarà tutt’altro che semplice e a buon mercato. Sempre che il francese abbia davvero l’intenzione di andar via: "O Mou o me", avrebbe confidato qualche settimana fa. Ma a questo presunto ultimatum fanno da contraltare le ultime dichiarazioni al magazine ufficiale dei Red Devils: "Quando sono tornato è stato bellissimo, ho sentito di essere tornato a casa. Ho sempre sognato di giocare con questa squadra e di fare splendide partite e tanti gol a Old Trafford. Nulla è cambiato dalla prima volta, è come se non me ne fossi mai andato, sono semplicemente stato in vacanza per quattro anni!". Parole che suonano come una dichiarazione d’amore e alimentano il rebus, ma che rendono al momento improbabili stravolgimenti a breve termine.

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