GP Australia 2018, l'analisi tecnica del primo appuntamento della stagione

Formula 1

Cristiano Sponton

Tutto quello che c'è dietro la vittoria Ferrari a Melbourne. Dalla strategia di Maranello, all'undercut tentato con Raikkonen, dalla virtual safety car alle reali prestazioni della SF71H

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La Ferrari conquista Melbourne per il secondo anno consecutivo. Lo scorso anno la Rossa si era aggiudicata la corsa mostrando, in gara, di essere superiore rispetto alla Mercedes. Quest’anno, invece, ha dovuto utilizzare la strategia e un po’ di fortuna (cosa che non guasta mai) per riuscire a battere Hamilton e la sua W09 che, come velocità in pista, è sembrata avere qualche decimo di vantaggio rispetto alla SF71H di Raikkonen e Vettel. La gara ci ha dimostrato quanto sia importante per un team avere due vetture in grado di competere per i primi posti. L’errore di Bottas commesso durante le qualifiche si è dimostrato molto pesante perché, gli strateghi anglo-tedeschi, hanno dovuto coprire il pit stop leggermente anticipato di Raikkonen richiamando Hamilton subito ai box per evitare il possibile undercut. Così facendo hanno lasciato il via libera a Vettel che sperava in una Virtual Safety Car o una Safety Car per riuscire a raddrizzare una gara che fino a quel punto sembrava piuttosto compromessa. Quello che speravano gli strateghi di Maranello è successo al giro 26 quando il direttore di gara ha esposto il regime di VSC per rimuovere la vettura di Grosjean che aveva parcheggiato a bordo pista la propria auto per un problema al pneumatico anteriore sinistro.

Cosa è successo in regime di VSC

All’inizio del giro 26 Vettel stava spingendo per cercare di non perdere tempo prezioso da Hamilton che, per il pit stop, lo seguiva con gomme soft con un distacco di 11,3s. Causa bandiera gialla, esposta dalla direzione gara per il problema di Grosjean, Vettel transita al primo intermedio realizzando un 30,3s.  Successivamente la direzione di gara, nel giro di qualche secondo, espone prima la doppia bandiera gialla e successivamente la Virtual Safety Car. Proprio in questo frangente Hamilton è costretto a rallentare decisamente, tanto da perdere ben 5 secondi in un solo settore da Vettel. Distacco cumulato che diminuisce di circa 1 secondo nel secondo settore visto che Hamilton paga 1.1 secondo. Nel tratto finale non ci sono riferimenti cronometrici perché Vettel rientra ai box per il proprio pit stop rientrando davanti al rivale della Mercedes. 

In due tratti di pista Vettel è riuscito a guadagnare circa 4 secondi da Hamilton portando il distacco oltre i 15 secondi, un gap che sotto regime di Virtual Safety Car ha permesso al pilota tedesco di sopravanzare il rivale.

Quando viene esposto il regime di Virtual Safety Car il track position assume un ruolo fondamentale perché ogni settore è diviso in micro-settori ed il pilota deve rispettare un “delta time.”

Ferrari veloce sul dritto ma perde in curva

Nonostante la vittoria della Ferrari la Mercedes di Hamilton, sul passo gara, è sembrata avere qualche decimo di vantaggio nei confronti della Rossa. Sia nel primo stint che nel secondo, Hamilton, è sembrato più veloce rispetto a Vettel ma non è mai riuscito ad impensierirlo. I dati dei team dicono che per riuscire ad effettuare un sorpasso sul tracciato di Melbourne bisogna essere più veloce di chi ti precede di almeno 1,8s. Un margine troppo ampio visto che Mercedes e Ferrari sono separate da una manciata di decimi di secondo. La Ferrari per poter competere con la Mercedes deve trovare carico aerodinamico, perché i dati del GPS dimostrano che la Rossa è più veloce della Mercedes nei tratti rettilinei ma perde questi decimi nelle curve lente e medio veloci. In rettifilo la SF71H guadagna sulla Mercedes perché sta utilizzando un carico aerodinamico inferiore rispetto a quello utilizzato dal team anglo-tedesco. La Power Unit di Maranello è sicuramente migliorata ma non si può considerare alla pari con quella dei rivali della Mercedes. Lo stesso Vettel ha ammesso che, analizzando i dati del GPS, solo 1 decimo dei 7 che ha accusato in qualifica sono da addebitare alla differenza di potenza della Power Unit.

Perché Hamilton ha rallentato a fine gara?

Il pilota inglese nelle ultime fasi della gara ha dovuto arrendersi nell’attaccare Vettel. Si era reso conto fin da subito che le speranze di scavalcare il rivale erano vane ma ha cercato, ugualmente, di mettere pressione al quattro volte campione del mondo della Rossa. Rimanendo piuttosto vicino alla Ferrari ha stressato oltre modo le gomme posteriori della sua Mercedes portandole in overheating. Ma oltre alle gomme è stata sollecitata veramente molto anche la Power Unit e, per evitare spiacevoli inconvenienti, ha dovuto rallentare nelle ultime fasi della corsa.

Delusione Red Bull?

E’ innegabile che la vettura che è mancata per le posizioni di testa è stata la Red Bull RB14. La gara di Ricciardo era piuttosto compromessa visto la partenza dalla quarta fila. Ci si attendeva molto da Verstappen che partiva dalla seconda fila e poteva sfruttare le gomme “rosse” per mettere pressioni ai rivali. Il pilota olandese, sbagliando la partenza, si è ritrovato dietro la Haas di Magnussen, compromettendo la sua corsa. Al giro 6 ha anche danneggiato il fondo della sua vettura a causa di un passaggio troppo aggressivo su un cordolo che ha fatto perdere carico aerodinamico alla sua vettura.

Al termine della gara si è dovuto accontentare del sesto posto mentre il compagno di squadra, sfruttando il ritiro delle due Haas e la VSC, ha terminato la corsa quarto. La RB14 vista qui in Australia è sembrata una monoposto con molto potenziale ma in gara non abbiamo potuto vederlo perché i due piloti hanno corso sempre nel traffico. L’unico acuto è arrivato da Ricciardo che in uno dei pochi giri che ha potuto fare a pista libera è riuscito a realizzare il giro più veloce della corsa.

McLaren è finalmente risorta?

Il team di Woking dopo 3 stagioni piuttosto difficili ha terminato a punti con entrambe le vetture. Ottimo il quinto posto di Alonso che ha potuto approfittare dei ritiri delle due Haas e della VSC per scavalcare le due Renault. Se analizziamo i dati dei due stint, però, si nota che la MCL33 è ancora piuttosto lontana come passo gara dai tre top team. In McLaren puntano molto nei sviluppi aerodinamici e di motore che dovrebbero essere utilizzati nei prossimi Gp. Grazie a questi update la la casa di Woking ha l’obiettivo di raggiungere e scavalcare la Haas e la Renault che, al momento, sembrano essere più competitive. 

Haas: che delusione?

Il team Haas aveva dimostrato già nei test invernali di essere la quarta forza del mondiale. In Australia, grazie ad un ottima partenza, Magnussen si stava tenendo dietro Verstappen senza troppi problemi. Per loro è stato fatale il pit stop perché, prima Magnussen ha dovuto arrendersi per un problema alla posteriore sinistra, successivamente la stessa sorte è toccata al compagno di squadra. Poteva essere una giornata trionfale per il team americano invece, la corsa, si è trasformata in un vero e proprio incubo. 

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