Formula 1, Mercedes e Ferrari e la difesa dei capitani

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Simone De Luca

Dopo il GP d'Australia, che si è concluso con la vittoria di Bottas su Hamilton e un mancato sorpasso di Leclerc su Vettel, si evidenzia come la strategia di Ferrari e Mercedes sia stata quella di proteggere i loro primi piloti. Il 31 marzo, GP del Bahrain in diretta esclusiva su Sky Sport F1

FERRARI, TESTA AL BAHRAIN PER IL RISCATTO

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La difesa dei capitani: Mercedes e Ferrari, in modo diverso e in situazioni diverse, hanno protetto i loro primi piloti nella prima gara della stagione. Ferrari lo ha fatto in modo evidente dicendo via radio a Charles Leclerc di non passare Vettel nel finale di gara. Giusto così perchè il futuro è del monegasco e stare davanti a Vettel alla prima gara gli avrebbe portato una pressione enorme sulle spalle. E avrebbe rotto da subito gli equilibri in squadra. Ma anche Mercedes, che pure ha dominato il weekend australiano, ha dovuto fare tattica dicendo, urbi et orbi, che Hamilton aveva avuto una prestazione non all'altezza di Bottas per un deviatore del fondo, davanti alla ruota posteriore sinistra, che si era staccato attorno al quarto giro. Un deviatore piccolissimo, rispetto alle dimensioni del fondo, che però, così dice la Mercedes, ha rallentato Hamilton anche di mezzo secondo al giro. La riprova di questi dati non l'avremo mai, ma in Mercedes quando Hamilton non vince e non domina tendono comunque a fornire subito una spiegazione del perchè, come accaduto già in Messico nel 2017. In quel caso la macchina di Lewis era fortemente danneggiata ma Toto Wolff si sbrigò ad affermare che per quello perdeva circa 7 decimi al giro. Un'enormità. Come a dire: "avrebbe vinto a spasso". O meglio come dire: lui è Hamilton, la nostra punta, se non vince lo proteggiamo per farlo stare sereno, così alla prossima vincerà.

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