Morte Hubert, cercando un senso

Formula 1

Guido Meda

La morte di Hubert è un richiamo forte alla legge dei motori. La passione ha un prezzo, ma migliora la sicurezza di tutti noi, che siamo divisi tra chi capisce e chi non capisce. Pare brutto, ma ora i piloti avranno fretta di dimenticare

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Non pensare alla morte genera l’illusione di tenerla lontana. Altrimenti non si corre più, non si vince più, non si vive più per davvero, non si gioca. Nei motori non è come nel calcio, nel tennis, nel basket. Macché. La legge è più dura; sono (non sempre) più alti i compensi, i costi e in qualche caso il saldo finale. Chi corre con un motore sotto mette la morte in una stanza segreta della propria coscienza come fatto plausibile.
L'inconscio poi ci fa i conti ed è ciò che rende naturale e fondamentale l’evoluzione del pilota. Più evolve più controlla; più controlla più allontana il rischio. Poi, quando l’ostacolo è un avversario piantato di traverso mentre sei a duecentocinquanta all’ora, allora non c’è cellula che tenga, non c’è casco che tenga. E’ finita e lo sai, l’hai sempre saputo.
Il sollievo sarà minimo, ma un senso c’è: nelle auto come nelle moto, quella dell’investimento di chi segue è rimasta l’unica e forse l’ultima vera dinamica che ha dentro l’imparabile e l’imponderabile. Tutto il resto, tutti i favolosi passi avanti fatti nel verso della sicurezza, che rendono i piloti morti un numero esiguo rispetto alle gare che si corrono e rendono noi più sicuri nelle nostre macchine di tutti i giorni, lo dobbiamo a chi come Hubert ha perso la vita inducendo regole e tecnologia a fare meglio. Se le corse continunano a sembrarvi una cosa stupida è normale. Siamo geneticamente divisi tra chi capisce e ha messo in conto e chi non capisce e non accetta.
La morte di Hubert genererà polemiche? E’ probabile, ma non cambierà nulla. Lui rifarebbe tutto ugualmente, i piloti continueranno ad essere piloti e si affretteranno a rimuovere quanto prima quello che è successo. La rimozione è una difesa della pura passione dagli assalti del puro raziocinio. Ma la passione per i motori è un oggetto delicato, specie quando si tratta di passarla ai figli. Di questo teniamo conto, perché è lì che servono coraggio e raziocinio insieme. Per il resto serve solo che chi guarda abbia rispetto per chi corre. Sempre. I motivi sono, un’altra volta, tragicamente e teneramente evidenti.

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