Formula 1, GP Messico 2019. Hamilton a caccia di titolo e record

Formula 1

Andrea Sillitti

Lewis Hamilton ha un rapporto speciale col GP del Messico: qui ha vinto gli ultimi 3 titoli. Gli servono 14 punti, ma la pista non favorisce le Mercedes. Intanto punta due record di Schumi

GP MESSICO, LA CRONACA DELLA GARA

Non è probabilmente uno dei sui circuiti preferiti, eppure se c’è da far festa Lewis Hamilton sceglie volentieri il Messico. Qui l’inglese ha trionfato per 3 anni di fila: nel 2016 vincendo il GP, nei due anni successivi conquistando rispettivamente il suo 4° e 5° titolo mondiale. E quest’anno, anche se non sarà facile, a Città del Messico potrebbe arrivare il 6°.

Aria di fiesta

Fino a quest’anno la gara messicana era più in là nel calendario, invertita con Austin. Per cui la conquista del Mondiale era quasi una formalità, tanto che i titoli sono arrivati con prestazioni mediocri se ti chiami Lewis Hamilton. Nel 2017, complice un contatto con Vettel al via, è arrivato addirittura nono e doppiato, quanto basta però per chiudere aritmeticamente il discorso su Vettel, distanziato di più di 50 punti con solo due gare da disputare. Un anno fa è andata poco meglio: con le Mercedes in difficoltà nella gestione delle gomme, Lewis ha chiuso ma quasi doppiato da Verstappen. Anche in questo caso però la classifica gli ha permesso di festeggiare il 5° mondiale (eguagliato Fangio) con ancora due GP in calendario.

Calcoli mondiali

Per conquistare il mondiale per il terzo anno di fila in Messico Hamilton avrà sostanzialmente bisogno di vincere sul circuito intitolato ai fratelli Rodriguez. In questo caso, abbinando anche il punto del giro veloce, Bottas sarà costretto a salire sul podio per rimandare la festa. Altrimenti, visto che a Lewis mancano 14 punti per l’aritmetica certezza, può piazzarsi secondo o terzo ma a quel punto il compagno deve ritirarsi o fare pochissimi punti. In ogni caso combinazioni non semplici, soprattutto considerando le difficoltà della Mercedes negli ultimi anni: i 2250 metri di altura e l’aria rarefatta di Città del Messico hanno spesso messo in difficoltà Hamilton e compagni, sia a livello di gomme che di power unit. Tanto che nelle 4 gare disputate da quando la F1 è tornata in Messico l’inglese ha ottenuto una sola vittoria, nel 2016, peraltro amara, con Rosberg ampiamente in vantaggio in classifica e il mondiale quasi andato.

Titolo e record

Non dovesse arrivare in Messico comunque la festa sarebbe con ogni probabilità rimandata solo di una settimana a Austin. Il sesto titolo non è in discussione, e Lewis l’ha messo in cassaforte già da un bel po’, un po’ per colpa di una Ferrari poco competitiva nella prima parte di stagione e in generale un po’ sprecona ma anche grazie a una stagione praticamente perfetta, in cui si ricorda un solo errore (l’uscita in Germania). Il record di 7 titoli di Schumi è a un passo, ma non è così scontato che Hamilton raggiunga il mito: i passi avanti di Ferrari da Singapore in poi fanno pensare a un 2020 più equilibrato; poi dal 2021 con la rivoluzione delle macchine si ripartirà tutti da zero; e la nuova generazione capitanata da Leclerc e Verstappen spinge… Forse per questo Lewis, a 34 anni, si sta comportando da Cannibale: a Suzuka non ha digerito la decisione della squadra di fargli fare un secondo pit stop che di fatto ha consegnato la vittoria a Bottas togliendola a lui. Sarebbe stato il successo numero 83, a -8 da Schumacher, l’altro record che Lewis Hamilton ha messo nel mirino per diventare il più grande di sempre.

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