F1 e coronavirus, Mario Isola da manager della Pirelli a volontario della Croce Viola

Formula 1

Il responsabile della Pirelli per gli pneumatici di Formula 1 ha un ruolo importante anche in questa delicata fase di emergenza sanitaria: da anni volontario della Croce Viola, ora è in prima linea nella lotta al Covid-19

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Dalla Formula 1 alla prima linea per compattere il coronavirus. La storia di Mario Isola, head of F1 and Car Racing Pirelli, è anche questa. Lo vediamo spesso durante la stagione rispondere alle domande di Carlo Vanzini nei weekend di gara, ma ora che il Mondiale è fermo, ora che c'è un'emergenza sanitria da affrontare, Isola, milanese nato in zona Via Cenisio, si dedica con ancora più intensità al ruolo di volontario sulle autoambulanze della Croce Viola. Un mese fa era a Melbourne, poi il caso della positività di un meccanico della McLaren e la F1 (e non solo) si è fermata. Da allora sembra passato molto più tempo e lo scenario è cambiato radicalmente: "Come volontari del soccorso sappiamo che dobbiamo essere pronti a prenderci dei rischi", ha detto acluni giorni fa al tabloid inglese The Sun. Ha cominciato a prestare soccorso quando aveva diciotto anni e oggi che ne ha cinquanta si trova ad affrontare la "chiamata" più insidiosa e spaventosa: "Ogni volta che la radio gracchia, sei in pericolo. Ma fai il tuo dovere perché lo devi fare".

Il momento più difficile

Dire ai parenti dei malati che non possono seguirli in ospedale, Isola considera questa la parte più difficile dei suoi interventi: "Prima salivamo in casa in più persone e riuscivi a dare un po’ di conforto con le parole - dice al Corriere della Sera -. Adesso si muove uno solo. È il momento più duro, cerchi di rassicurarli ma avere un familiare accanto in ambulanza è sempre un sostegno psicologico molto forte. In questa situazione ovviamente non è possibile".

Di seguito una foto del 30 maggio 2019

Mario Isola

Sars ed Ebola, ora è un'altra storia

"Avevamo i dispositivi di protezione contro Sars ed Ebola - si legge ancora sul Corriere - ma l’Italia non era mai stata toccata così pesantemente. All'inizio non ci rendevamo conto del coronavirus, ho visto la città cambiare insieme alla consapevolezza".

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