IndyCar, la rivincita di Will Power ad Arlington
indycar ©GettyDopo essere stato appiedato da Penske a fine 2025, il sempreverde Will Power si è preso la sua rivincita ad Arlington, centrando il primo podio con Andretti a 45 anni e mostrando la stessa fame dei giorni migliori
William Steven Power o anche Will Wilson Power, che nel 2014 e nel 2022 ha centrato il titolo di campione della IndyCar. Tipo controverso, mai domo, sempre pronto al confronto diretto, sia in pista sia fuori dalla pista. Insomma, talentuoso, veloce, dotato di ottimi riflessi in gara, ma forse un po’ troppo impulsivo, molto latino diciamo. Eppure, le sue origini sono australiane, è nato a Toowoomba, quindi dovrebbe essere il classico self-made man, tipicamente anglosassone di carattere. Al contrario, sembra una pallina da flipper; spesso lo abbiamo visto in azione e forse anche un po’ troppo in azione. Ma a me personalmente è sempre piaciuto così come nel 2018 quando ha centrato la 500 Miglia, la famosa ciliegina sulla torta di una carriera ricca e da protagonista. E lo ha fatto con una devozione maniacale, anche in questo caso, al team per il quale ha corso praticamente da sempre, ovvero il team Penske.
L'addio dopo una vita con la Penske
Tranne un inizio di carriera nel 2008 con il KV Racing Technology, dall’anno successivo, sino al 2025 il "Capitano" lo ha sempre supportato, sopportato, condiviso e amato. Roger Penske non ha mai avuto dubbi sul pilota australiano e ha sempre voluto tenerselo stretto. Forse negli ultimi anni sono mancate le motivazioni, da una parte e dall’altra, ma vista anche la vittoria del 2022, la Chevrolet della IndyCar non ha voluto privarsi dei suoi sguardi spiritati, dei sorpassi azzardati e sempre vincenti del suo modo di "pestare giù duro" sull’acceleratore. Ma con tanto rammarico e probabilmente con scelta ponderata, poco incline al suo modo di essere, Will ha scoperto che il team Penske non avrebbe potuto più essere casa sua per la stagione 2026. Così deluso e sufficientemente convinto che la stagione 2025 non avrebbe dovuto essere la sua ultima in Indy, ha pensato che scegliere qualcosa di originale avrebbe dovuto essere la chiave giusta per riaffacciarsi da protagonista in questo campionato.
La 'revenge' con Andretti
Quindi, cambio di team dal blasonato Penske all’altrettanto storico Andretti, ma soprattutto dal motore Chevy a quello Honda. Una storia difficile da digerire, mettere in pista, metabolizzare e far vivere ai suoi numerosi tifosi. Avrebbe potuto essere una scelta di comodo, dettata da un discorso: "tiriamo avanti" ancora qualche anno. E invece si è rivelata una gran bella rivincita, quella che in americano viene definita "revenge". Non saprei neppure dire contro chi e a discapito di cosa, ma di fatto i suoi capelli a spazzola tolto il casco in queste tre gare di inizio stagione, sono sembrati ancor più dritti e ispidi di sempre. Già dal primo GP della stagione si è visto che avrebbe potuto ritornare ad essere il super solito Will Power. Nella seconda gara, sull’ovale ha stampato il giro più veloce e se non si fosse appiccicato a Rasmussen, forse la sua monoposto avrebbe veleggiato verso lidi migliori rispetto che all’interno dei box. Infine, ha gestito la sua rivincita ad Arlington, dove è salito sul podio e ha completato la propria scelta vincente con un sorriso enorme una volta tolto il casco. Adesso aspettiamo di vedere cosa sarà nelle prossime gare e come cercherà di chiudere il cerchio, quel famoso cerchio che a 45 anni lo annovera tra i super esperti di questa categoria, anche se non più in macchina con Penske.