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09 novembre 2018

Formula 1 GP Brasile. Cerchi forati Mercedes, ultimo atto?

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Ripercorriamo la successione di eventi che ha portato Mercedes ad utilizzare e successivamente abbandonare la soluzione tecnica dei cerchi (semplificando) forati. La scelta di non montarli nelle ultime gare della stagione potrebbe rivelarsi un boomerang (politico) per il team di Brackley?

LA CRONACA DEL GP DEL BRASILE

La Mercedes li ha introdotti in Belgio, accanto all’ultima specifica della power unit. Ci riferiamo alla più recente versione dei cerchi posteriori, forgiati in magnesio dalla OZ. Esternamente, si differenziano dai precedenti per la presenza di protuberanze/vorticatori lungo la corona per produrre un efficace smaltimento del calore. Meno visibili, nell’alloggiamento del mozzo ruota, invece, i fori perimetrali collegati a microfori nel distanziale sul mozzo (spacer). È questa sorta di microscopici cunicoli nella struttura del cerchio, ma soprattutto sul distanziale, ad aver attirato l’attenzione dei rivali, da subito. L’ipotesi, quella di una possibile violazione all’articolo 3.8 del regolamento che vieta “elementi aerodinamici mobili”, nonostante sia corretto dire che ciò appare palesemente un appiglio legale per ottenerne l’eliminazione. In questo modo si priverebbe la Mercedes di una soluzione ingegnosa ed efficace per mantenere sotto controllo le pressioni delle gomme posteriori. Infatti, grazie al passaggio del calore prodotto in frenata, attraverso i microfori dei distanziali, e successivamente attraverso le canalizzazioni a sezione variabile contenute nella struttura del cerchio, intorno all’alloggiamento del mozzo, si ottiene un effetto di aspirazione verso l’esterno, incrementato ulteriormente dalla rotazione del cerchio e dei generatori di vortici lungo la corona.

Nelle ultime gare la polemica è divampata, complici i fatti accaduti ad Austin. In Texas la FIA aveva giudicato la soluzione legale, considerando trascurabile l’effetto aerodinamico. Per qualifica e gara fu però chiesto al team di chiudere gli orifizi. In gara, entrambe le Mercedes evidenziarono problemi di blistering, scomparsi da Monza in poi. Anche in Messico, nonostante il parere positivo dei commissari sportivi, il team ha adottato cerchi con i distanziali chiusi, in qualifica e gara. I problemi di gestione degli pneumatici, sofferti da Hamilton e Bottas, però non dimostrerebbero che questa sia stata la causa scatenante. La Pirelli ha infatti evidenziato che il problema emerso sia stato il graining (formazione di riccioli sulla superficie del battistrada), indotto da temperature della mescola troppo basse. Ovvero, un fenomeno di natura opposta al blistering (formazione di bolle sul battistrada) indotto da un incremento parossistico della temperatura della fascia di rotolamento, causato anche dall’incremento della pressione interna.

A rigor di logica, se i fori hanno la funzione di smaltire il calore si potrebbe escludere la loro influenza, e che altri fattori abbiano contribuito, non ultimo, l’imperfetto bilanciamento della vettura. Ciò detto, la tecno-telenovela, non sembra destinata a concludersi neppure in Brasile. La Mercedes, in attesa di un pronunciamento definitivo da parte della Federazione, ha deciso di non adottare i distanziali forati applicati ai cerchi posteriori. In FP1, e FP2, si è però assistito ad un colpo di scena, che ha chiarito  il perché della presenza di una strumentazione di rilevazione delle temperature (microcamere termiche) delle gomme posteriori, con accento sui fianchi, notata giovedì sui triangoli inferiori della sospensione posteriore della W09 in occasione delle verifiche tecniche. Il team ha infatti utilizzato in entrambe le sessioni, spacer forati, applicati ai cerchi, ma diversi da quelli adottati sino al GP del Messico. In pratica, sono caratterizzati da un numero inferiore di microfori, ma di dimensioni maggiori rispetto ai precedenti. E’ ipotizzabile si tratti di una verifica, che poi non troverà riscontro in un utilizzo in qualifica e in gara, ma ci pare importante rilevare che alla fine delle FP2 le Mercedes così equipaggiate, non hanno sofferto un elevato degrado degli pneumatici. Per contro, la Ferrari ha visto insorgere un forte blistering nel corso del long run. Interessante verificare, per quanto riguarda Mercedes, se con i distanziali privi di fori, quindi non sfruttando l’insieme delle canalizzazioni di sezione variabile descritte (che generano un’accelerazione del flusso d’aria calda in uscita) in qualifica e gara (nel caso restino fedeli alle dichiarazioni della vigilia) si verifichi un macro-effetto di degrado delle gomme.  Ci pare corretto affermare che, in tal caso, i problemi di gestione di quelle posteriori, costituirebbero la prova provata dell’importanza dell’adozione dei distanziali forati, nell’economia prestazionale della W09. Insomma, se sarà confermata, la scelta di non montare i cerchi areati, come nelle due gare precedenti, potrebbe rivelarsi un boomerang (politico) per il team di Brackley, piuttosto che allontanare le ombre di un comportamento considerato dai rivali, borderline a livello di rispetto del regolamento.

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