Michelin si scusa: ora prestazioni e sicurezza

MotoGp

Sandro Donato Grosso

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Nonostante i problemi di  Pedrosa ad Aragon, per  il Giappone il costruttore francese conferma le proprie scelte. Per il finale di Stagione le  gomme tornano ad essere soft come quelle di inizio Campionato. Chi ne trarrà vantaggio? 

Che gomme porta la Michelin? La domanda è sempre terribilmente attuale perché il rendimento delle gomme influenza, nel bene e nel male, questo Campionato. Attenzione però, perché a Motegi non ci saranno gomme di "legno" che si potevano immaginare come frutto di un approccio più conservativo dopo i problemi di Aragon all’anteriore media di Pedrosa (anche Pirro ne era stato vittima il sabato mattina).

"Andiamo avanti secondo i nostri programmi senza farci influenzare dall’accaduto. – afferma Piero Taramasso, Responsabile tecnico Michelin in Motogp -   Siamo molto dispiaciuti di quello che è successo, ma si è trattato di due singole unità su 600 prodotte e pensiamo sia sia accaduto qualcosa di strano e di eccezionale. Ovvio non deve essere una giustificazione – continua Taramasso - ma consideriamo che con la stessa gomma Lorenzo è andato sul podio. Quelle gomme non erano mai state assegnate a nessuno in precedenza, quindi sono da escludere eventuali choc termici tipici di una gomma che dal container passa al box e dal box torna al container. Ogni pneumatico ha una matricola che ne individua la tipologia, la storia, persino la macchina che l’ha prodotta e il tecnico che ne ha seguito la lavorazione. Stiamo prendendo provvedimenti…".

Aldilà del mea culpa di circostanza, Michelin in Giappone fornirà ai Team tre specifiche all’anteriore di una carcassa (definita 34) abbinate a mescole asimmetriche più dure sulla parte destra.  Al posteriore invece i piloti si ritroveranno a dover gestire pneumatici leggermente più duri  rispetto a quelli di Aragon. Una scelta dettata dal fatto che a Motegi, con 20 gradi di temperatura media, la Michelin e  i Team giapponesi (Honda, Yamaha e Suzuki) hanno già molti dati  rilevati nei test privati  mentre la Ducati andrà un po' al buio.

Proprio Borgo Panigale aveva tratto beneficio ad inizio stagione da gomme tendenzialmente più morbide, ma poi "scomparse" da quando in Argentina esplose quella di Scott Redding a 200km/h. "Dopo quell'episodio in ottica sicurezza siamo andati verso gomme più dure e di questo la Ducati ha sofferto – dice ancora Taramasso -  ma ora abbiamo studiato delle coperture che rispettando gli  standard di sicurezza possono essere più soft quasi come quelle di inizio campionato, in realtà mancano ci mancano 2 step e ci siamo".

Possono essere considerate buone notizie sia per la Ducati che cerca grip al massimo angolo di piega, sia per la Yamaha alle prese con un nuovo telaio che deve consentire curve più pigolate? Vedremo, di certo la pagella per il primo anno di scuola dell’alunno Michelin è come quella di tanti ragazzini;  è bravo ma deve applicarsi con costanza. E non distrarsi!