La MotoGP dopo Sepang: è sempre aerodinamica

MOTOGP

Sandro Donato Grosso

Sembra destinato ad essere ancora tema di scontro quello dell'aerodinamnica nella stagione 2017 (il via a marzo). Intanto, dopo i collaudi in Malesia, queste sono state le scelte e gli orientamenti dei team

Dopo un anno passato a parlare di alette, l'aerodinamica può essere ancora terreno di scontro dentro e fuori la pista? Pare di sì. La Yamaha è stata la prima a svelare con successo la doppia carena ma gli altri team la seguono a ruota. La Suzuki potrebbe farla debuttare in Australia visto che gli ingegneri sono giå al lavoro nella galleria del vento di Hamamastu.

Anche in Honda sono pronti ma viene oggi data priorià al binomio elettronica-motore. Diverso il discorso per la Ducati. La soluzione è già stata testata in galleria ma attenzione perché Dall'Igna potrebbe optare per una sorta di carena "rivoluzionaria" prevista per i test del Qatar; qualcosa che andrebbe al di là di quello che abbiamo visto fino ad oggi.

Il Direttore Tecnico della FIM Danny Alridge ha già detto che la doppia carena non viola il regolamento FIM che vieta qualsiasi appendice che generi down force e che sporga dalla sagoma; ma le interpretazioni nella filosofia dei progettisti da sempre lambiscono il limite. Poi c'è il tema costi. E' vero che si potranno usare in una stagione solo due tipi di carena, ma c'è da pagare lo sviluppo e non solo.

Tra i due fogli di carbonio i deviatori di flusso al momento vengono incollati e non avvitati così in caso di caduta il danno é doppio visto che bisogna buttare via tutto. Nel 2016 Cal Crutchlow ha fatto fuori 30 carene; se ipotizziamo un costo medio di 10-15 mia euro a set significherebbe un budget di piü di 300 mila euro per i team che hanno piloti cadono di frequente. Siamo solo all'inizio della stagione così a qualcuno potrebbe sembrare prematuro ma questo è un tema è lo abbiamo percepito nel paddock di Sepang.

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