Maverick Viñales, storia di un predestinato

MOTOGP

Paolo Beltramo

Top Gun di nome e di fatto, con un carattere deciso e un titolo mondiale in Moto3 già nel suo palmares. Ora ha le carte in regola per puntare al bersaglio grosso: la MotoGP. E già dopo le prime due sessioni di test invernali ha dimostrato di avere le carte in regola per farcela. 

Uno che esordisce nel mondiale 125 a 16 anni e alla quarta gara, Le Mans, vince con un sorpasso pelle d’oca all’ultima curva, bè, normale non può essere. Neanche in un mondo, quello del motomondiale, dove la “normalità” è comunque già basata su una buona dose di doti fuori media per tutti. La sua stellina brilla subito, insomma e pure forte: secondo a Barcellona, primo in Olanda, terzo al Sachsenring e al Mugello, secondo a Indy, terzo ad Aragona, primo in Malesia e a Valencia: terzo nel mondiale, dopo il titolo spagnolo conquistato nel CEV e quello europeo in prova unica dell’anno precedente il suo esordio tra “quelli veri”.

Son dati che la dicono lunga: Maverick (come Tom Cruise in Top Gun, la passione di suo papà) è un predestinato. Ragazzino serio, concentrato, dedito al suo scopo. Nel 2012 corre nella neonata Moto3 con una FTR: vince cinque gare, due volte finisce secondo e fa pure cinque pole, ma alla vigilia del GP di Malesia decide di non correre convinto che la squadra non gli fornisca materiale competitivo. Chiuderà la stagione al 3° posto. E qui si capisce anche un altro aspetto del suo carattere: sarà giovane, sarà inesperto, ma è veloce, ha la grinta e la forza per fare scelte così dure.

Nel 2013 arriva la vittoria nel mondiale grazie al passaggio su una KTM e ad un nuovo team. Tre vittorie, otto secondi posti, quattro terzi: quindici podi e il titolo che arriva con la vittoria di Valencia grazie al terzo posto di Rins e alla caduta dello sfortunato Luis Salom. Insomma uno tosto, continuo, veloce. E serio, poco incline alla battuta, allo show, ma sereno, contenuto, sorridente. E sempre veloce.

Il 2014 lo vede passare in Moto2 con la Kalex del Team Pons. 4 successi, 4 secondi e un terzo posto lo portano al podio mondiale: terzo. Ma non resta in Moto2 anche se sa che avrebbe tutte le capacità per vincere il titolo: risponde alla chiamata della Suzuki che rientra alle gare e passa il più presto possibile in MotoGP: là dove ci sono i Top. Là dove vuole arrivare lui. Ci arriva a 20 anni, nel 2015, molto presto insomma. In quella prima stagione fa esperienza, non ha pressioni, la squadra di Davide Brivio lo aiuta e lascia crescere con calma e affetto questo concentrato di classe, ambizione, voglia, determinazione. Lui ricambia sfruttando l’opportunità al meglio, mettendosi in mostra come il nuovo pretendente ad entrare nel club dei Grandi, i Top dei Top. E l’anno scorso conferma ampiamente tutto il bene che si pensava di lui riportando la Suzuki al successo dopo molti anni e ottenendo anche tre podi. Chiude il mondiale al quarto posto e il rapporto con Suzuki per passare in Yamaha a sostituire Lorenzo a fianco di Vale Rossi.

Da quel giorno è sempre stato il più veloce: migliore nelle prove post campionato a Valencia, migliore in Malesia e Australia in questo precampionato ’17. Insomma Viñales fino a qui ha sempre mantenuto le promesse, anzi ha addirittura sorpreso. Nonostante i problemi di adattamento, ha preso la Yamaha e l’ha sempre messa davanti a tutti battendo in velocità sì il suo compagno Valentino Rossi, ma anche tutti gli altri dal campione Marquez in giù.

Il rischio che Maverick possa giocarsi il mondiale con Marc in un duello tutto spagnolo esiste, inutile nasconderselo. Anche se il fatto che là davanti ci sia proprio una Yamaha rimette per forza di cose in gioco Rossi, uno che quando conta c’è sempre. Inoltre anche Ducati e Suzuki possono dire la loro. Ma la sensazione che ne sia arrivato un altro di quelli tosti è netta: è giovane (ha compiuto 22 anni il 12 gennaio), affamato, esperto, consapevole, preparato, serio. Non è timido, non pare soffrire la personalità soverchiante del suo compagno di box, anzi s’è reso conto che forse lo potrà battere in pista, ma in tutto il resto non ha senso competere con Rossi. Quindi è anche intelligente.

È arrivato in una squadra vincente, completa, espertissima, profonda conoscitrice delle moto, del metodo di lavoro e della filosofia Yamaha. Quella che per nove anni è stata con Lorenzo, da Forcada a Zeelemberg al telemetrista italiano Marelli. Nella sua grandissima ambizione Viñales ha avuto l’intelligenza e l’umiltà di non imporre nulla, anzi di tenere tutto ciò che può aiutarlo a vincere.

Da vedere e sentire non è un personaggio alla Rossi, ma neppure come Marquez o Petrucci, o Crutchlow. Lui è soprattutto sostanza, dedizione, allenamento duro e quotidiano. Non che sia antipatico, assolutamente. Lo vedi ed è normale, semplice, né arrogante, né pacione, sorridente, gentile, controllato. Lo straordinario lo tira fuori in pista, la sua guida è fatta molto di corpo, è fisica, spettacolare, estrema, divertentissima, efficace, molto personale. Nessuno usa corpo e spalla come lui, neppure Marquez.

È stato fidanzato (dall’estate 2015 al fine 2016) con la 4 volte campionessa del mondo di Motocross Kiara Fontanesi, una ragazza di Parma con passioni simili alle sue. Oltre alla moto da velocità, ama il motocross, la corsa (running) e la pesca, mentre gli piacciono anche ciclismo e ginnastica. Odia arrabbiarsi e il suo film preferito è -ma guarda un po’!- “Top Gun”. 

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