MotoGP, la macchina del mondiale è partita

MOTOGP

Paolo Beltramo

La macchina del mondiale è partita e non si fermerà più fino a novembre. Pian piano il paddock di Losail si è riempito di personale Dorna e Irta che organizza uffici, distribuisce i nuovi pass, sistema cartelloni e lecamere, tira cavi, mette antenne... su tutto incombe però l'allerta pioggia, nel deserto

Il Qatar è un paese dove le cose cambiano molto in fretta. Centinaia di enormi cantieri sono aperti dovunque. Si stanno costruendo gli stadi per i mondiali del 2022, certo, ma anche intere città, palazzi, quartieri, autostrade. Si vedono gru ovunque. Per andare al circuito, ad esempio, nel giro di una settimana è cambiata la strada: la prima volta ti perdi, finisci in cantieri, case vuote, poi capisci e arrivi. Non esiste navigatore, anche on-line, che riesca a star dietro ai continui mutamenti.

Il circuito risente molto meno di questa febbre da cemento: quello è, anche se quest’anno non mancano alcune novità. Una fila intera di container adattati ad uffici è scomparsa. L’intenzione è di costruire qualcosa a 2 piani come in Malesia, poi gli abbellimenti sono stati più efficaci con enormi foto dei piloti della MotoGP in azione a decorare una barriera che delimita gli uffici rimasti.

In mezzo a operai che rifiniscono, lavano, puliscono, dipingono ci sono un sacco di casse: quelle dei motori di Yamaha e Suzuki, i motori spec. 2017 che verranno punzonati e che resteranno identici -per tutti meno Aprilia e KTM- durante tutto questo 2017. I box della MotoGP, per giorni chiusi, vuoti e silenziosi, si sono rianimati. I meccanici hanno sistemato i bidoni di carburante speciale arrivato nei giorni passati. Qualche curioso gironzola nel backstage, ma ancora l’ambiente è familiare anche se sempre più vivace. Ci sono soltanto addetti ai lavori, piloti quasi nessuno, loro arriveranno il mercoledì per la giornata di conferenze. Il weekend di gara in Qatar dura infatti un giorno in più: si prova già da giovedì visto che tutti devono girare col buio, ma non si può andare oltre le dieci e mezzo perché poi la pista diventa troppo umida.

Nella parte di paddock riempita dai team di Moto2 e 3 l’animazione è ripresa, si preparano le moto dopo i giorni di test: qualcuno sostituisce il motore con uno fresco, oppure gli ingranaggi del cambio (solo Moto3), molti affinano, controllano, accarezzano queste bestie di metallo che giovedì riprenderanno a mordere. Si sistema qualche adesivo, si pulisce, lucida. I box sono sistemati, gli uffici pure.

Ogni squadra importante ha un container esclusivo per ognuno dei suoi piloti. I piloti coi loro collaboratori più fidati li preparano in ogni particolare: la sedia lì, la cassa con tute, caschi, guanti stivali da quella parte. Il tavolo in quell’altra, il lettino per i massaggi qui… I piloti alle gare sono maniaci dell’ordine, amano la ritualità, ripetere gli stessi gesti, trovare le stesse cose nello stesso posto. Per la maggioranza si tratta di scaramanzia, ma la ragione più vera è forse che nell’ordine assoluto possono restare concentrati sulle prove o sulla gara, che non devono pensare, cercare, girare un calzino: tutto diventa un rito, automazione rassicurante.

Questa volta, però, qui a Losail si parla -manco fossimo in un’enorme ascensore con centinaia di sconosciuti- moltissimo del tempo. Ma non è una banalità, in questo caso. I giorni passati hanno visto spesso la pioggia, sempre vento forte o molto forte, cielo beige. E le previsioni per il week-end di gara non sono buone, anzi. Quindi si parla di Moto3 e 2 che in caso di bagnato non girerebbero proprio visto che Dunlop non ha mandato qui gomme rain poiché la spedizione è stata fatta prima che Franco Uncini e Loris Capirossi provassero con le nuove luci (più calde, meno riflettenti sul bagnato) aprendo alla possibilità di prove e gara bagnata. Ma non è detto che la MotoGP correrà pur avendo due mescole a disposizione di rain Michelin (morbida e media). La decisione verrà presa dall’unanimità dei piloti: tutti proveranno ad uscire e girare, poi diranno la loro. Basterà uno soltanto che dica no (il che mi pare improbabile, uno contro tutti non esiste) per decidere di non correre. In un’altra occasione qui si è messo a diluviare, ma era veramente impossibile andare in moto. Allora la gara venne spostata (soltanto MotoGP) al lunedì. Ma le prove erano state asciutte.

Insomma tutti incollati a computer, telefonini, tablet: da Qatar i siti di previsioni del tempo hanno subito un +300% di accessi… Speriamo bene.

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