MotoGP, Valentino Rossi e la storia dello Space Cowboy

MOTOGP

Sandro Donato Grosso

Rossi, "leggero" e sorridente, vola alto in orbita mondiale. E’ un Valentino più sereno, conscio di aver superato le tre trasferte extraeuropee nel miglior modo possibile ed ora si presenta al GP di Jerez in testa alla classifica 

Prima delle interviste nella zona del "backdrop" dove piombano i primi tre ancora zuppi di sudore misto a champagne (l'odore non è raccontabile in TV) c'è qualche secondo che precede il live. Un momento  intimo che in gergo si chiama "fuori onda" dove scambi qualche battuta ed una pacca sulla spalle. Ma nonostante duri un battito di ciglia lì capisci tanto dello stato d'animo del pilota.

Bene nel "fuori onda" post-Austin Valentino Rossi era raggiante, leggero, divertito e brillante come poche volte l'ho visto in questi anni. Nonostante il cappello indossato malamente, gli occhi luccicavano. Sembrava un cowboy da riviera romagnola uscito da uno sgangherato luna park di periferia, ma l'insieme era comunque figo. Le ragioni della reale felicità possono trovare forma in questi pensieri: ottima forma fisica nonostante una corsa devastante, addirittura in testa al mondiale dopo un pre - season a dir poco disarmante, la confidenza ritrovata con la sua Yamaha M1 anche in prova, il corpo a corpo vinto con Pedrosa, l'essere andato aldilà della penalizzazione di tre decimi che francamente non meritava.

A queste ragioni aggiungiamo quella che ha il peso specifico più importante: Rossi è consapevole di aver superato il difficilissimo scoglio delle prime tre trasferte extraeuropee nel migliore dei modi. Da Jerez inizia una nuova stagione, per mille motivi anche logistici,  e potersi presentare sulle piste che ama in testa al mondiale dopo tre podi consecutivi gli dà quel morale che serve per fare le cose speciali che conosciamo. Valentino è sereno anche perché la pressione è sul duo dei fenomeni (Marquez e Vinales) che deve giustamente sgomitare per la vittoria di questo e dei prossimi mondiali. Rossi non ha più nulla da dimostrare, lo ha già fatto nei confronti della storia e di chi lo stima. Ora può correre più "leggero" come se fosse quasi in assenza di gravità e magari scaramanticamente e realisticamente rispedire al mittente ogni pensiero mondiale.

Uno stato di grazia che magari non è sufficiente a battere costantemente i velocissimi giovani avversari  ma che può aiutarlo a  divertirsi.  E quando ti diverti mentre sei impegnato ad ottenere il risultato, lo stesso diventa un po’ più facile da raggiungere. A pensarci bene sono,  né più né meno, i capitoli della storia dello Space Cowboy più amato dagli americani. John Glenn capace di ritornare nello spazio a 77 anni dopo aver firmato il sogno americano di spezzare il dominio dell'Unione Sovietica dei lanci in orbita. John è stato il più anziano a lanciarsi nello spazio ed in lui si sono riviste generazioni di lupi grigi. Anche lui come Valentino capace di onorare una sfida impossibile quanto unica ed affascinante. 

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