MotoGP, Aprilia e KTM: il bello delle debuttanti

MOTOGP

Paolo Lorenzi

Competere in MotoGP richiede tanta esperienza e continue evoluzioni perché il livello degli avversari è altissimo. Per Aprilia primi segnali incoraggianti, per KTM ancora no. Ecco perché i neo arrivati devono avere pazienza

Non è facile competere nella MotoGP. Nemmeno quando alle spalle ci sono due grandi gruppi industriali come Piaggio e KTM, due realtà che hanno capito in fretta questa dura verità. L’Aprilia ha appena incominciato a vedere i primi segnali incoraggianti dopo due stagioni di apprendistato. Il neo acquisto Aleix Espargaro ha promosso la nuova ciclistica di Noale e ha chiuso il Gran Premio d’apertura in Qatar in sesta posizione, miglior risultato fin qui ottenuto dalla marca italiana.
La base è buona, assicura lo spagnolo, ma la mancanza di esperienza pesa molto perché le soluzioni studiate a casa vanno poi verificate in gara, dove il livello degli avversari è altissimo e le differenze si misurano in decimi di secondo.

Discorso analogo per la KTM, alla sua prima stagione in MotoGP, dopo un anno trascorso a preparare la moto nei test privati. La casa austriaca ha scelto una strada tecnicamente diversa, puntando sul telaio in tubi d’acciaio e sulle sospensioni White Power, inedite per questa categoria. A Jerez è stato provato un motore con una configurazione di scoppi differente per addolcire l’erogazione del potente motore V4, ma i risultati ancora stentano.

Entrambi i progetti sono in continua evoluzione, grazie a un regolamento che in assenza di risultati di rilievo consente d’evolvere durante la stagione. Si cambiano motori e telai e si sviluppa in corsa, il modo più veloce per raggiungere un livello competitivo. Ma ad ogni gara si impara qualcosa perché solo la pratica fornisce a tecnici e piloti le risposte che servono. E forse ne serviranno ancora tante per raggiungere il primo agognato podio.

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