MotoGP, Mugello: che pista, forse la più bella

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Il circuito del Mugello è riconosciuto come una delle piste più belle del mondo. Il tracciato di proprietà della Ferrari è veloce, tecnico, con variazioni altimetriche continue. Su queste colline toscane la tradizione delle corse è antica e vale la pena conoscerla

Strade bianche e coraggio eroico

Fin dal 1914 i rilievi di questa parte di Toscana ad una trentina di km da Firenze sono teatro di grandi corse automobilistiche. La notorietà vera per queste terre ai piedi dell’Appenino toscano arriva grazie al Circuito Stradale del Mugello a partire dagli anni Venti. Il percorso si snoda lungo 66 terribili km, fatti di strade sterrate, che costituiscono un anello che da Scarperia porta a Firenzuola passando per il passo del Giogo e quindi ritorna per quello della Futa. Su queste strade bianche si sfidano campioni romantici e dal coraggio ineguagliabile: Campari, Brilli Peri, Borzacchini, Alfieri Maserati, l’idolo del popolo locale Emilio Materassi, Antonio Ascari che di Alberto, campione del Mondo di F1 con la Ferrari nel ‘52 e ‘53 è il padre e dello stesso Enzo Ferrari, grande amico e maestro. Anche il Drake di Maranello su questo percorso corre e vince come pilota dell’Alfa prima di diventare team manager della stessa gloriosa fabbrica del Portello.

Dopo l’oblio il ritorno negli anni ‘60

La concorrenza della “Signora delle Corse”, la Mille Miglia, finisce col mettere in ginocchio il Circuito Stradale del Mugello che per anni viene dimenticato, salvo venir riscoperto dopo il 1957 quando l’ultima edizione della storica corsa da Brescia a Roma (e ritorno) si conclude tragicamente a Guidizzolo. Nel 1964 si ritorna a correre sul tracciato di 66km, ma questa volta asfaltato e con mezzi decisamente diversi. Le vetture Sport sviluppano potenze e velocità impressionati, sempre crescenti nelle sette dizioni che si susseguono tra il 1964 ed il 1970. Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, Abarth sono i prestigiosi nomi scritti nell’albo d’ora assieme a quelli di Merzario, Vaccarella, Galli, Bianchi, Siffert, Kinnunen, Van Lennep, Elford, i cavalieri del rischio degli anni ’60.

Da stradale a permanente, il fascino del circuito resta

Con l’escalation delle potenze e delle velocità dei Prototipi e delle Sport, le corse su strada diventano del tutto anacronistiche. I rischi per piloti e pubblico (parliamo di centinaia di migliaia di persone lungo le strade toscane per non parlare di quelle della Targa Florio in Sicilia) diventano insostenibili. È ora di dire basta alle corse sul suolo pubblico, si è andati troppo oltre.

Ecco allora che nel 1974 viene inaugurato il circuito permanente del Mugello. Siamo nelle vicinanze di Scarperia e le morbide colline di questa parte di Toscana sono lo scenario naturale ideale per tracciare una pista che si rivela unica nel suo genere. 5.2km di lunghezza con variazioni altimetriche significative e continue, un rettilineo da oltre 1100 metri dove le MotoGP arrivano ad oltre 350km/h alla staccata della San Donato, una delle quindici curve (nove a destra e sei a sinistra) della pista.

Le pieghe del Mugello hanno tutte un nome, non solo un freddo numero identificativo. Qui troviamo il ricordo di Santi (San Donato appunto), di piloti eroici (Materassi e Biondetti), di borghi e paesi (la Scarperia Palagio, la Poggio Secco). E poi ancora il Correntaio con sua Tribuna Ducati, la Bucine prima del traguardo dove ti giochi tutto o quasi, la esse in discesa Casanova-Savelli dove a far la differenza sono quelli veramente bravi che in uscita poi aggrediscono (ma sempre con rispetto), le Arrabbiate 1 e 2 e qui basta il nome per capire tutto.
Il Mugello, che pista. Forse la più bella del mondo.

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