MotoGP, la sfida tecnica Honda-Ducati prosegue ad Aragon

MotoGp

Paolo Lorenzi

Il titolo piloti diventa occasione di confronto tra scuole tecniche differenti in MotoGP. La filosofia italiana e quella giapponese hanno punti in comune, ma molte differenze. A cominciare dallo sviluppo aerodinamico

La sfida al vertice della MotoGP tra Dovizioso e Marquez, propone anche un confronto tecnico tra Honda e Ducati. Scuole di pensiero diverse con qualche aspetto in comune. A cominciare dal motore, prioritario in entrambi progetti.
I giapponesi hanno grandi tradizioni motoristiche, al pari degli italiani di Borgo Panigale. Entrambi hanno puntato su potenza e prestazioni. Entrambi hanno privilegiato la schema a V del motore ma le analogie sembrano fermarsi qui. A parte il fatto che il quattro cilindri italiano utilizza il comando desmodromico delle  valvole e quello giapponese un sistema pneumatico, sono soprattutto i commenti dei piloti a marcare le differenze.

A inizio anno Marquez e Pedrosa hanno lamentato un’erogazione aggressiva in uscita di curva, mentre Dovizioso e Lorenzo hanno puntato il dito sulla guidabilità in curva. La Honda ha dovuto lavorare molto sull’elettronica per smussare l’esuberanza del suo motore, Ducati ha cercato una messa a punto che rendesse la guida meno faticosa. Cosa che gli è riuscita quasi subito con Dovizioso e solo adesso inizia a convincere Lorenzo.

Ducati ha sviluppato molto l’aerodinamica per controllare la moto in uscita di curva e ottenere più carico in staccata. La Honda ha lasciato perdere quasi del tutto le carene profilate e per colmare il suo deficit elettronico ha chiesto aiuto alla Magneti Marelli. Il bilancio tecnico ora è più equilibrato. Marquez è soddisfatto e Dovizioso ha imparato a sfruttare bene il materiale a sua disposizione. Da qui alla fine del campionato saranno soprattutto i piloti a fare la differenza. Ma in palio c’è anche il blasone di ciascun costruttore.

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