MotoGP Australia, il punto sulle prove libere del venerdì

MotoGp

Giovanni Zamagni

Aprilia davanti a tutti nelle prove libere del venerdì di Phillip Island con Marquez che continua ad essere il vero riferimento. Dovizioso sempre al top, male Rossi e Vinales. Jack Miller da applausi

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Freddo e vento a Phillip Island, ma, almeno per oggi, non ha piovuto: ecco che queste libere potrebbero anche determinare l’accesso al diretto in Q2, considerando che da domani è previsto un peggioramento. I primi 10, per il momento, sono: A. Espargaro, Marquez, Dovizioso, Crutchlow, Vinales, Miller, Iannone, Zarco, Pedrosa, P. Espargaro. Rimarrebbero fuori, tra gli altri: Lorenzo (11esimo a 0”595), Rossi (12esimo a 0”752), Petrucci (17esimo a 1”044).

Aprilia davanti a tutti

In una giornata dove tutti i piloti si sono alternati tra la media e la morbida posteriore, è giusto celebrare il primo tempo assoluto dell’Aprilia, anche se per appena 5 millesimi su Marquez. Espargaro non ha ottenuto il miglior tempo a fine turno, come avviene di solito, ma all’inizio, al quinto giro, quando si è trovato in scia a Dovizioso che, a sua volta, stava sfruttando il riferimento di Vinales davanti. Ne è venuto fuori un “tempone”, che nessuno è più riuscito a battere, ma non frutto solamente del “gancio”, ma di una moto competitiva, che su questa pista si esprime bene. Bravo Aleix e brava Aprilia: saranno solo libere, ma stare davanti fa sempre bene.

Marquez riferimento, bravissimo Dovi

Come da previsioni, il pilota da battere è Marquez che sia con la media posteriore (usata al mattino), sia con la soffice (montata nelle FP2) è il più costante. Marc guida bene – non è certo una novità – ma anche la Honda funziona bene come conferma il quarto tempo del vincitore 2016 Cal Crutchlow e il nono di Dani Pedrosa, su una pista e in condizioni che in passato lo hanno sempre fatto faticare. Marquez, come sempre, fa la differenza, ma le prestazioni degli altri piloti con una RC213V dicono che su questo tracciato la Honda può aiutare Marc, forse più di quanto la Ducati possa fare con Andrea Dovizioso.
Per il momento, Andrea sta facendo una gran differenza – Lorenzo 11esimo, tutti gli altri piloti Ducati indietro e in grande difficoltà – su un tracciato che in passato non ha mai amato. Ma questo Dovi è tutto un altro pilota e vederlo lì a soli 97 millesimi dall’Aprilia e a 92 dalla Honda fa ben sperare anche per questo GP: come suo solito, Andrea ha lavorato soprattutto pensando alla gara, girando con una buona costanza. C’è ancora da lavorare per migliorare il comportamento in percorrenza, ma, complessivamente dietro al terzo tempo di Dovi c’è della sostanza.

Male Lorenzo e Rossi

In difficoltà, invece, il suo compagno di squadra: Lorenzo è 11esimo a oltre mezzo secondo da Dovizioso, alla guida di una Ducati che non lo soddisfa e non sente nelle mani. Per quanto riguarda la Yamaha, Maverick Vinales è quinto a 0”198 e sembra aver trovato un buon bilanciamento, con il neo di una caduta – fortunatamente senza conseguenze – alla curva 8, una destra da 190 km/h o giù di lì. Come spesso è successo in passato, Vinales non ha saputo spiegare il motivo della scivolata, facendo intendere, a gesti, che è successo qualcosa di strano con le gomme: niente di nuovo per lo spagnolo (e per le Michelin). Molto più piano di lui è andato Rossi, staccato di 752 millesimi: Valentino non è al meglio fisicamente (gli fa male una spalla dopo la caduta in Giappone), ma anche nei test invernali aveva fatto una gran fatica a Phillip Island, pista dove in passato si esaltava. Mah, un’altra prestazione difficile da spiegare.

Miller da applausi

Sesto tempo per Jack Miller, a soli 0”241 da Espargaro. Un risultato straordinario, per almeno due motivi: Miller non era mai stato così avanti sull’asciutto e, soprattutto, Jack torna in sella a meno di tre settimane dalla frattura e dall’operazione alla tibia della gamba destra. Bravissimo: speriamo che, adesso, qualcuno non metta in dubbio anche il suo infortunio.

Flag to flag: pericolosissimo

A fine FP2, come è ormai tradizione, è stato provato il “flag to flag” e si è rischiato un contatto tra Marquez e Crutchlow, nonostante, ovviamente, non ci fosse la stessa concitazione di una gara. Qui la corsia dei box è strettissima, questa procedura è veramente pericolosissima. Speriamo bene.

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