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Valentino Rossi e Marquez: tutto quello che è successo in Argentina. L'analisi di Guido Meda

MotoGp

Guido Meda

Dopo il comportamento dello spagnolo durante il Gp in Argentina, il mondo della MotoGp ora dovrà necessariamente fare i conti con uno scontro divenuto totale tra i due principali piloti del circus e con il grido lanciato dal Dottore: "Con Marquez in pista ho paura". Una risposta delle federazione in merito non può più essere rimandata

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Per la serie errori e orrori che non finiscono mai, cominciamo dalla partenza del Gp argentino. In massa dalla corsia box non si può più partire dal gp del Sachsenring del 2014. Quindi questa partenza, per quanto grottesca a vedersi e penalizzante per Miller, è stata perlomeno in linea con il buonsenso, fin dove poteva essere applicato insieme alle norme. Se la regola non cambierà, è così. Con buona pace di Miller, che dopo la pole avrebbe vinto la sua gara. Marquez ha fatto spegnere la Moto in griglia. Poi l’ha riavviata, si è fatto un pezzo contromano mentre gli altri scuotevano la testa e si è riallineato. Ci ha provato, ha forzato le indicazioni. Indicazioni mosce per la verità. E ha fatto bene perché ha sperato che glielo lasciassero fare. Difatti gliel'hanno lasciato fare. Il problema semmai riguarda il direttore gara che non ha sospeso la procedura di partenza dando tempo ai marshall di accompagnare fuori Marquez. Questo è stato sbagliato. Molto.

E se lo si fa partire poi bisogna assumersi la responsabilità di uno che in pista, sentendosi un po' graziato e un po' impunito, corre come gli pare. Fortissimo eh, però non come si dovrebbe. Li bastonerebbe tutti comunque, senza che ci sia bisogno di usarli come birilli. È questo che infastidisce. Anche perché poi, come si è già visto, certe azioni fanno scuola. E basta con questa storia un po' da bulli che il motociclismo è bello solo se si fa a carenate. Non è uno sport di contatto. Può capitare, può essere divertente, ma non è la regola. Non lo è mai stata.

I sorpassi: Marquez oltre a buttare in terra Rossi e a rischiare di stendere Espargaro, ha fatto male soprattutto a se stesso. Altro che Marquez 2.0! Stavolta nella rimonta furibonda la sua testa era spenta. Non che negli scontri ci fosse per forza dell’intenzionalità (cosa che Rossi pensa), ma provare a passarli entrambi nell'unico punto in cui la pista era ancora bagnata è stato un errore grave o una sopravvalutazione di se stesso. Marquez invoca l’età a scusante, ricorda i suoi 25 anni invitando Rossi a ricordarsi dei propri. Può essere un alibi? Di solito sono cose da lasciar dire agli altri.

Aggiungiamo poi che se per sventura uno dei due abbattuti è lo stesso Rossi che si sentì ostacolato da Marquez nella corsa del mondiale 2015 e con il quale Marquez visse il peggior danno di immagine di sempre, ecco che allora a mancare è stato soprattutto il buonsenso. A meno che a Marquez, ed è legittimo, non importi proprio nulla di nulla del giudizio globale.

Alessio Salucci, il popolare Uccio, allontana Marquez quando si presenta al box per chiedere scusa. Uccio in quel momento è l’emanazione di Rossi, l’ambasciatore personale e naturale. Possiamo discutere sull'etichetta, sul fatto che proceduralmente sarebbe stato meglio che l’incontro (mancato) venisse gestito da qualche responsabile Yamaha, ma il senso non cambia. Qualche volta capita che le scuse non vengano accettate per l’affermazione di un principio. Con il quale adesso il motociclismo deve fare i conti per stabilire se Marquez, il suo pilota più veloce, sia nel giusto, oppure se abbia ragione Rossi, il suo pilota più carismatico, che a questo punto (evidentemente forzando la mano) dice di aver paura. Perché la paura in moto è un tema spinoso, quello fondamentale. Parlando di paura Rossi apre la questione totale: le gare che si vogliono sono anche così? Senza risposte non si puo' stare.