David Munoz: "Pecco? Un pilota di razza"

MotoGp

Pier Paolo Alessi

David Munoz crew chief di Francesco Bagnaia nel Mondiale Moto2 con lo Sky Racing Team VR46
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L'INTERVISTA. Il capo-tecnico di Francesco Bagnaia allo Sky Racing Team VR46 parla di questo scoppiettante inizio di stagione, svelando alcuni segreti del successo nella classe Moto2

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Lo Sky Racing Team VR46

La Moto2 una categoria poco interessante sul piano tecnico? Solo in apparenza. Tra gli artefici dei successi di Francesco Bagnaia e dello Sky Racing Team VR46 figura un capo-tecnico di comprovata esperienza nella categoria come David Munoz, nel recente passato al seguito di piloti come Maverick Vinales e Alex Rins, da un biennio a questa parte unitosi alla causa Sky-VR46 nel Mondiale Moto2.

Leader del Mondiale, tre podi in quattro gare comprensivi di due vittorie a firma Bagnaia. La domanda è scontata: ti aspettavi un inizio di stagione così?

"Sapevamo di essere competitivi e di poter stare là davanti, ma non mi aspettavo un simile inizio. Di certo vincere due delle prime tre gare era qualcosa difficile da prevedere, considerato il livello degli avversari e, a maggior ragione, centrare la vittoria ad Austin. Nel 2017 in Texas avevamo faticato parecchio, mentre quest'anno siamo riusciti a salire sul gradino più alto del podio: una grande emozione".

Molti dicono che una delle ragioni di questi risultati sia il passaggio alle sospensioni Ohlins...

"Sicuramente è stato un grande step avanti, ma complessivamente è tutto il pacchetto e tutta la squadra ad aver reso possibile questi risultati: pilota, team, metodo di lavoro e soluzioni tecniche. Con le Ohlins Pecco si è subito trovato bene, soprattutto in termini di fiducia con l'avantreno: qui siamo riusciti a fare una bella differenza rispetto al passato".

Chi ha spinto maggiormente verso la scelta delle Ohlins?

"Una decisione presa in comune dalla squadra. Pecco vedeva i piloti equipaggiati con sospensioni Ohlins lo scorso anno avere qualcosa in più in determinate fasi di gara. Ci siamo confrontati e siamo arrivati a questa decisione, condivisa da tutta la squadra e la struttura tecnica".

Parlando del pilota, in cosa trovi Pecco sia migliorato rispetto al 2017?

"Sicuramente avere già 1 anno di esperienza in questa categoria aiuta. Sin dai primi test, con il nuovo pacchetto tecnico a nostra disposizione, abbiamo impostato un metodo di lavoro che ha sortito gli effetti sperati. In ogni weekend lavoriamo sin dalla prima sessione di prove sempre e solo pensando alla gara. In Moto2 è il passo a fare la differenza e riuscire ad andar forte gli ultimi giri. Lo scorso anno faticavamo un po' all'inizio, con serbatoio pieno, pertanto abbiamo confrontato setting diversi per trovare la quadra. Su quest'area inoltre le Ohlins sono un bello step, ci sono state d'aiuto per definire un set-up congeniale allo stile di guida di Pecco".

Da due anni condividi il box con Bagnaia, ma nel recente passato hai lavorato con piloti del calibro di Maverick Vinales ed Alex Rins: quali punti in comune trovi tra questi piloti?

"La voglia di vincere! In loro ho sempre visto tanta voglia di arrivare, un elemento che riscontri in tutti i piloti di successo. Chi ricorda più Pecco? Forse Maverick: entrambi sono molto esigenti e sensibili, avvertono ogni piccola modifica alla moto".

Gira voce che sei stato l'unico non particolarmente agitato nel finale di gara in Qatar quando Baldassarri ha superato Pecco, quasi come se ti aspettavi una sua risposta...

"Conoscendo Pecco sapevo che non avrebbe aspettato l'ultima curva per tentare di riportarsi davanti, pertanto mi aspettavo questa sua manovra".

Parlando della tua sfera professionale, si dice che la Moto2 sia una categoria poco "tecnica", anche nel confronto con la Moto3: in cosa un capo-tecnico può fare la differenza?

"Vero, in Moto3 un tecnico ha più possibilità di intervenire, ma in Moto2 ci sono diversi elementi da tenere in considerazione. Con motori uguali il setting è fondamentale, in sostanza trovare un buon compromesso per sfruttare al meglio gli pneumatici soprattutto nella fase finale di gara. Non è affatto semplice".

In vista del 2019, come vedi il passaggio della Moto2 ai propulsori Triumph ed all'elettronica Magneti Marelli?

"Mi aspetto un anno difficile per tutti perché sarà davvero tutto nuovo: motore, elettronica... Prima di giudicare bisognerebbe conoscere quante possibilità di intervento ci saranno nel 2019, soprattutto lato elettronica. Di sicuro ci sarà tanto da lavorare".
 

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