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GP Olanda 2018: "MotoGP: c'è troppa fretta!", l'editoriale di Guido Meda

MotoGp

Guido Meda

C'è in giro troppa fretta. Si capisce dopo la vittoria di Marquez ad Assen, quando mezzo mondo chiede se il Mondiale sia ormai chiuso

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Marc Marquez è messo da Dio, vero, è favorito, ma non siamo che a metà del calendario! C'è fretta di avere fretta, di costruire e di demolire, di avere sentenze certe, subito e su tutto. Condanne, assoluzioni, è uguale, purchè si faccia presto. Calma.
Alcuni esempi: allora, c'è fretta di sapere se Rins (secondo) si confermerà per sempre veloce e da podio con la Suzuki e se il compagno Iannone, legato al team ormai solo dal minimo sindacale della sopportazione reciproca, sia bollito. Come può bastare una gara a stabilirlo?
C'è la fretta di sapere se l'ondivago Vinales (terzo) sia tornato per davvero e se la Yamaha sia tornata per davvero, visto che anche Valentino (quinto) se l'è giocata fino al penultimo giro. Ma Vinales resta ondivago e Rossi, pur senza vincere, resta un figo per la costanza e l'esperienza che gli consentono di gestire con forza una moto ancora debole almeno nel comparto della trazione, meccanica ed elettronica.
C'è fretta di sapere se Dovizioso (quarto) e Rossi litigheranno di brutto per il sorpasso, legittimo ma duro, del ducatista che li ha mandati larghi entrambi ed entrambi giù dal podio; mentre la questione, pur offrendo due punti di vista differenti e un saldo di punti negativo, ha già avuto una conclusione civile.
C'era stata, prima, la fretta di urlare alla meravigliosa, definitiva e (per alcuni) rancorosa esplosione di Jorge Lorenzo che stavolta, seppure con grandi sorpassi, è tornato invece a fare fatica da metà gara in poi proprio come prima del Mugello e di Barcellona. E' probabile che Lorenzo sia tornato per davvero, ma il segnale buono non è quello arrivato sulle frequenze di Assen. Se il limite dello scorso anno era quello di "leaderare" per un po' e poi di soffrire per la gestione dell’energia fisica richiesta dalla moto, si è purtroppo ripresentato su una pista che di suo al maiorchino non piace granchè.
E vogliamo parlare della fretta con cui è stato osannato Zarco prima, e la fretta con cui è finito ai margini poi, in mancanza di risultati?
In sostanza crediamo che la verità stia in un'altra questione: è un Mondiale di altissimo livello, in cui basta niente per sembrare fenomeni, niente per apparire imbranati. Da una gara con l’altra.
Per questo la fretta è fuori luogo. Ma lo è sempre.
Quella di Assen è stata una gara incredibile, tipo avete presente una partita tra le prime due della serie A che finisce 7 a 5? Ecco, una cosa così; un'eccezione verificatasi stavolta perchè la pista è corta e stretta, perchè le gomme hanno lavorato più o meno tutte, perchè non ha mai fatto caldissimo, perchè rispetto al solito c'erano in più le due Yamaha che ad Assen vanno naturalmente bene, ma i loro problemi - onestamente - ancora non li hanno risolti. Certe piccole cose cambiano molto da una gara con l'altra, mentre per quelle grandi serve il tempo e non c’è nessuno che rilasci un certificato di garanzia sulla riuscita. Ci sono di mezzo la tecnologia, i delicati equilibri interiori dei piloti, le alchimie sempre più complesse delle gomme.
Le gare vanno prese come vengono, godendosele, senza fretta. Con l'unica certezza, quella sì, che Marquez attualmente è davvero, sempre, un passo avanti a tutti. Va di fretta e gli riesce benissimo.