MotoGP, GP Thailandia 2018. Il consumo delle gomme regala spettacolo

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Paolo Lorenzi

L'usura delle gomme obbliga i piloti a correre di conserva, giocando tutto nel finale. Le fughe solitarie sembrano un lontano ricordo e probabilmente questo aspetto finisce per assicurare finali avvincenti

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“Con queste gomme il consumo è determinante”, lo hanno ripetuto in coro i protagonisti della gara tailandese. E in effetti da alcune gare a questa parte i ritmi non hanno rispecchiato i tempi e valori delle prove. I protagonisti hanno preferito giocarsi tutto nel finale, mantenendo un’andatura prudente per gran parte dei giri. È successo a Buriram, ad Aragon e anche a San Marino dove Dovizioso nel finale si è risparmiato l’attacco di Lorenzo solo grazie alla caduta dello spagnolo a due giri dal termine. Di vittoria per distacco se ne sono viste poche quest’anno: ad Austin, al Mugello e a Barcellona i tre episodi da ricordare. Ma se al Cota Marquez potrebbe vincere anche correndo sulle tele, in Italia e in Spagna Lorenzo ha invece costruito la vittoria nella prima parte della gara, amministrando il vantaggio nella seconda parte. La coperta, insomma, è sempre della stessa lunghezza: chi consuma le gomme all’inizio deve amministrare bene il finale. E viceversa. Ad Assen, Marquez ha preferito correre di conserva e dare lo strappo a fine corsa, quando ha abbassato il ritmo di quasi mezzo secondo al terzultimo e penultimo passaggio. Certo, lui è un vero fenomeno quando si tratta di correre con gli pneumatici consumati, ma in prova aveva saggiamente portato al limite le gomme poi utilizzate in gara, per saggiarne durata e potenziale. Una tattica copiata da Dovizioso, notoriamente meticoloso nella preparazione dei Gran Premi. Non tutti ci riescono con altrettanta efficacia: la Yamaha sotto questo aspetto e più indietro e la Thailandia è stata più che altro un’eccezione (che ha premiato soprattutto Vinales, particolarmente efficace nel finale). Un po’ alla volta ci stiamo rassegnando ad assistere a delle gare di attesa con finali scoppiettanti. Lo spettacolo non manca, com’è successo, a Buriram, ma è tutto concentrato in pochi giri adrenalinici. Nessun pilota ha più la capacità, o l’intenzione, di tentare la fuga solitaria. E forse questo è un bene, almeno per gli spettatori. Gli unici che non si lamentano della qualità delle Michelin pur cogliendone, ma in modo del tutto distaccato, l’importanza.

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