Superbike e Ducati, numeri e tutte le curiosità

SBK

Michele Merlino

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SECONDA PARTE. In collaborazione con Michele Merlino, l’uomo dei numeri, entriamo negli archivi del mondiale delle derivate di serie. Proseguiamo con la storia della regina della SBK, la rossa di Borgo Panigale

SBK E DUCATI: PRIMA PARTE - LO SPECIALE SUPERBIKE

Anni ‘10: servono 4 cilindri...

Il 2011, per la Ducati, è il canto del cigno del bicilindrico. Riescono a dominare il mondiale con Checa, ma è una prestazione isolata: le quadricilindriche sembrano avere un vantaggio decisivo, mostrato con l’Aprilia RSV4, vincitrice nel 2010, 2012 e 2014 e quindi con la Kawasaki ZX-10R. Quest’ultima è la vera spina nel fianco di Ducati in questo decennio. Dopo aver abbandonato il motomondiale, si organizzano ed entrano in forze nel mondiale Superbike, concentrando tutti i loro sforzi. Vincono nel 2013 con Sykes e, quando riescono a mettere sotto contratto Jonathan Rea, diventano imbattibili. Dal 2015 al 2018, Rea e la sua ZX-10 R spadroneggiano.

2019: la rivoluione

A questo punto la Ducati deve fare come la Honda nel 2000: deve portare la sfida sul terreno dell’avversario. Nel 2019 la Ducati fa il passo decisivo, epocale: per la prima volta nella storia schiera una moto a 4 cilindri. E’ qualcosa di sconvolgente per un produttore che ha fatto del bicilindrico la sua bandiera e che, nel mondiale Superbike ha ottenuto tutte le sue 341 vittorie con questa architettura.

 

I tempi, tuttavia, sono maturi: la Ducati ha accumulato sufficiente esperienza con la Desmosedici del motomondiale e produce la stellare Panigale V4R, da subito sogno per tutti i motociclisti.
 

La affidano a Chaz Davies, navigato pilota del team ufficiale (dal 2014) e ad Alvaro Bautista, in cerca di nuove glorie dopo un’esperienza nel motomondiale che non gli ha dato i risultati che probabilmente si meritava. Bautista lo dimostra entrando “a gamba tesa” nel mondiale: vince le prime 11 gare, da esordiente! Qualcosa di mai visto e che, già ad Aprile, fa gridare al mondiale per lo spagnolo, con gli avversari a masticare amaro. Non Rea: il pilota Kawasaki contiene, piazzandosi sempre, o quasi sempre, secondo dietro a Bautista. Di più non può fare e, se Alvaro comincia a calare…


Questo, purtroppo per i tifosi Ducati, accade: a mano a mano che la stagione procede, Bautista fa parlare di sé quasi solo per le spigolose trattative contrattuali, ma non condisce le suddette con delle vittorie, bensì con delle cadute. A ripetizione.

La seconda parte di stagione è quasi paradossale: Bautista è una pallida copia del dominatore di inizio stagione, completamente in balia del ciclone Rea, che lo strapazza ad ogni weekend di gara. Alvaro o cade o si piazza dietro a Jonathan. Un’emorragia di punti infinita.
 

Il sogno di un mondiale Ducati si infrange: Davies non ha le prestazioni di Bautista, è in difficoltà con la quadricilindrica, e non può arginare un Rea dilagante, che conquista il quinto titolo con due weekend di gara da disputare…

2020: Redding

Inutile dire che, a fronte di una catastrofe del genere, le strade di Bautista e Ducati si separano. Per il 2020 il marchio di Borgo Panigale si affida a Scott Redding, anche lui pilota di talento che non ha trovato successo nel motomondiale.

A differenza di Bautista, Scott ha già maturato esperienza sulla Panigale, con cui ha vinto il titolo britannico nel 2019: conosce bene la moto e conosce l’ambiente delle Superbike. Redding non ha iniziato con la veemenza di Bautista nel 2019, ma tre podi nelle prime tre gare fanno ben sperare per un 2020 a giocarsi il titolo. Contro chi? Sempre Rea, naturalmente, con le Yamaha a fare da outsider.

I numeri

Questi i numeri del successo Ducati nel mondiale Superbike:

358 vittorie (primo rivale: Kawasaki, 148)

181 pole position in qualifica (primo rivale: Kawasaki, 88)

616 gare a podio (primo rivale: Honda, 336)

927 posti totali sul podio (primo rivale: Kawasaki, 437)

14 mondiali piloti (primo rivale: Kawasaki, 7)

17 mondiali costruttori (primo rivale: Kawasaki, 5)

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