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NBA, Boston-Cleveland 9 mesi fa: quanto è cambiato da quelle finali di conference

NBA

Solamente nove mesi fa Celtics e Cavaliers si affrontavano in finale di conference. Isaiah Thomas era alle sue ultime gare coi biancoverdi, Kyrie Irving furoreggiava coi Cavs insieme a un LeBron James a spasso con la storia: riviviamo l'ultima serie ai playoff tra le due regine dell'Est in vista dello scontro di domenica sera.

BOSTON CLEVELAND IN STREAMING SU SKYSPORT.IT

Anche se sembra passata una vita, la sfida tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers — che vi proporremo in streaming eccezionalmente aperto a tutti domenica 11 febbraio alle 21:30 su skysport.it — è pur sempre il rematch tra le ultime finaliste della Eastern Conference. Un appuntamento a cui nessuna delle due squadre vorrebbe mancare da metà maggio in poi, ma che appare sempre più difficile raggiungere almeno per Cleveland, apparsa lontanissima parente della schiacciasassi che sconfisse i ragazzi di Brad Stevens con un perentorio 4-1 nei playoff del 2017. Sembra storia antica, eppure sono passati solamente meno di 9 mesi da quella serie: i Cavs erano reduci da 9 giorni di riposo dopo aver battuto i Toronto Raptors con un cappotto, mentre Boston aveva dovuto sudare per sette lunghissime partite per avere ragione degli Washington Wizards ma si sentiva forte del fattore campo conquistato, un po’ a sorpresa, nel finale di regular season. Ai blocchi di partenza di gara-1 al TD Garden i più pronti si rivelarono i Cavs, che non diedero minimamente l’impressione di sentirsi addosso della ruggine o di avere timore del fattore campo a favore degli avversari, cavalcando invece un LeBron James scintillante da 38 punti, 9 rimbalzi e 7 assist alla fine. A dargli man forte anche un Kevin Love chirurgico con 32 punti, 10 rimbalzi e 6 triple a segno, vera spina nel fianco dei Celtics che negli scontri diretti con Cleveland non sono mai riusciti a trovare una vera marcatura su James e Love, prima ancora che su Kyrie Irving (tenuto a 11 punti in quella gara-1 dai vari Avery Bradley e Marcus Smart). Una difficoltà difensiva evidenziata soprattutto da gara-2, stravinta di nuovo da Cleveland rifilando un imbarazzante scarto di 44 punti agli avversari, la peggior sconfitta di una testa di serie n°1 ai playoff nella storia della NBA nonché il margine più alto mai fatto registrare da una squadra in una partita di finale di conference a Est. Ad aggiungere ulteriore danno alla disfatta ci fu l’aggravarsi delle condizioni dell’anca di Isaiah Thomas, costretto ad alzare  bandiera bianca dopo 18 minuti. In pochi avrebbero potuto pensare che quella sarebbe stata la sua ultima partita in maglia Celtics, e meno ancora avrebbero anche solo immaginato che qualche mese dopo avrebbe fatto il salto dall’altro lato della barricata in cambio di Irving.

La riscossa in gara-3, l’esplosione di Irving, il record di James

Senza il loro miglior realizzatore e sotto 0-2 nella serie, in molti erano pronti a recitare il De Profundis sulla stagione dei Celtics. Come spesso accade nella storia dei biancoverdi, però, nel momento più difficile la squadra tirò fuori una prestazione di grande cuore e orgoglio, approfittando di un atteggiamento “rilassato” da parte dei Cavs già sicuri di tornare in finale NBA. Dopo essere sprofondati a -21, i Celtics guidati dal miglior Marcus Smart di sempre (27 punti e 7 incredibili triple) e Avery Bradley (20 con il tiro della vittoria allo scadere) riuscirono a rimontare e vincere sul campo di Cleveland, interrompendo la loro striscia di 13 successi consecutivi ai playoff. C’è da dire che per riuscirci hanno dovuto “beccare” una delle peggiori prestazioni della carriera di LeBron James ai playoff, tenuto a zero punti negli ultimi 16 minuti e 31 secondi di una partita chiusa con soli 11 punti a referto. Un evento più unico che raro, anche se quel successo galvanizzò i Celtics capaci di costruire su quella vittoria un vantaggio di 16 punti in gara-4, assaporando già il possibile pareggio nella serie complice anche il quarto fallo di James nel solo primo tempo. Con il Re seduto in panchina, però, i Celtics hanno provato sulla propria pelle quanto possano fare male le sfuriate offensive di Kyrie Irving: il numero 2 dei Cavs segnò 18 punti nel primo tempo per tenere i suoi a contatto e poi 21 nel terzo quarto, chiudendo con il suo massimo in carriera ai playoff da 42 punti e l’ultimo canestro della gara, un sottomano mancino dopo aver mandato al bar l’intera difesa dei Celtics con una finta dietro la schiena tra il pandemonio dei tifosi di Cleveland. Di fatto fu quel secondo tempo di gara-4 (con James autore di 15 dei suoi 34 punti e Love protagonista con una doppia doppia da 17+17) a mettere la parola fine alla serie, visto che gara-5 venne controllata dall’inizio alla fine da un LeBron in missione per fare la storia: i suoi 35 punti gli permisero infatti di superare Michael Jordan come miglior realizzatore di sempre ai playoff. Un momento storico per lui e per i Cavs, pronti ad affrontare i Golden State Warriors per la “bella” della loro trilogia alle Finali NBA. Una saga che vorrebbero far allungare di un altro episodio, anche se le condizioni di quest’anno sono decisamente cambiate: Kyrie Irving ora gioca per i Boston Celtics, Isaiah Thomas e Jae Crowder invece — al netto del mercato — sono a Cleveland, e altri protagonisti di quella serie — Kevin Love è infortunato, Richard Jefferson è a Denver, Kelly Olynyk è a Miami, Bradley è a Los Angeles, Deron Williams è addirittura senza squadra — non fanno più parte di questa “rivalità” al vertice della Eastern Conference.

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